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“…e, se ci saranno dei morti, li seppelliremo!”

Questa è una frase che anni fa regalò una piccola fama a tale professor Tassi, un “luminare” dell’Università di Modena, quando dal pubblico di una sorta di conferenza a livello di paese gli si fece

notare che un certo impianto era stato presentato in maniera fuorviante e le sue esalazioni avrebbero potuto uccidere qualcuno tra la popolazione circostante.

 

La Scienza (maiuscola) in sé è rigorosissima e non lascia spazio a interpretazioni, tanto meno a trucchi. È solo quando ci sono dei lavori in corso che si possono e, anzi, si devono ascoltare le opinioni di chi ha titolo per parlare, un titolo che deve essere il più esteso possibile. Poi, a risultati certi e riproducibili ottenuti, le discussioni si chiudono: quello è e basta… salvo accorgersi non proprio raramente che le conclusioni erano tutt’altro che certe e riproducibili. Per tranquillità va sottolineato, però, come di certezze scientifiche ne esistano tantissime.

Guardando in modo oggettivo i fatti, tuttavia, è impossibile non accorgersi che di conclusioni in qualche modo errate ce ne sono state e continuano ad essercene non poche. E questo per almeno un paio di motivi: il primo è che non si è valutato tutto quanto c’era da valutare, il secondo è che non si è tenuto conto della Scienza (maiuscola) e si sono fatte uscire in modo truffaldino conclusioni sbagliate. Non è raro, poi, che i due motivi mostrino strette parentele.

Lascio da parte le esternazioni palesemente assurde di qualche professore a gettone del tipo “da un termovalorizzatore esce solo vapor d’acqua” o, restando in tema, “un termovalorizzatore inquina come due automobili utilitarie” o stramberie simili. Qui è fin troppo ovvio che solo la frazione bovina del pubblico può cascarci. Vorrei accennare, invece, alle truffe in campo medico, un atto di delinquenza tanto comune quanto poco conosciuto quando non, addirittura, negato.

L’industria del farmaco è il Paperone di tutte le industrie e con i quattrini di cui dispone e che dispensa con oculatezza sfiora l’onnipotenza. La situazione che ha raggiunto da anni è quella di possedere il monopolio quasi assoluto della ricerca e la cosa ha portato a conseguenze inevitabili. Se vuoi lavorare, ancora di più se vuoi fare carriera nel settore, devi prestare preliminarmente un atto di sottomissione totale, assoluta e incondizionata ai voleri di Big Pharma. Comincerai, allora, a far parte dei gruppi che pubblicano sulle riviste mediche e, sempre sotto controllo, avanzerai, gradino dopo gradino, fino, se avrai dimostrato affidabilità, a dirigere un gruppo. Naturalmente i quattrini per fare ricerca arriveranno da Big Pharma e i risultati dovranno essere la voce del padrone. Se, nonostante i tuoi sforzi, i risultati non saranno quelli desiderati, ci saranno due possibilità: buttarli in toto o falsificarli. Ma buttarli in toto non è conveniente per nessuno: Big Pharma avrebbe buttato i soldi e tu non avresti mostrato efficienza. E, allora, via alla seconda possibilità: falsificare i risultati.

Di risultati bugiardi ne abbiamo a iosa. Basta dare un’occhiata ai vaccini per averne una dimostrazione palese. A volte, e neanche troppo di rado, i risultati, o, meglio, parte di essi, si comunicano pure, ed è come se niente fosse. Vaccini sperimentati per 4 o 5 giorni o vaccini di cui si dichiara candidamente di non conoscere l’efficacia entrano tranquillamente nell’armamentario del medico senza che questo nemmeno si ponga domande.

Ma, prescindendo dai vaccini, di farmaci immessi sul mercato grazie a sperimentazioni fasulle o, comunque, incomplete ce ne sono a non finire. Chi ricorda anche solo le tragedie legate alla talidomide o, molto più recentemente, al Vioxx o al Paxil, ne avrà contezza. Sì, perché anche gli enti di controllo erano già un tempo e sono sempre di più a dir poco di manica larga verso Big Pharma. Se io guardo ai vaccini che analizzo da anni e che trovo pieni di porcherie visibili non dico a occhio nudo ma quasi, non posso non domandarmi che razza di controlli attuino gli eserciti di soldatini pagati per farli né posso esimermi dal restare perplesso di fronte ad affermazioni allarmanti come “nessun farmaco è più controllato dei vaccini.” Non voglio immaginare gli altri, allora.

Uno dei risultati più importanti conseguiti dall’industria farmaceutica è quello di aver colonizzato le riviste del settore. Queste hanno tirature forzatamente limitate non trattando di Belén o di Cristiano Ronaldo e, in carenza di tiratura, per sopravvivere hanno bisogno d’iniezioni di quattrini. E chi li mette i quattrini se non l’onnipresente Big Pharma? Si tenga conto, poi, anche del fatto che, se si vuole pubblicare, cosa che molti ignorano, si devono sborsare quattrini e nemmeno pochi, una possibilità che i laboratori in genere non hanno, a meno che non arrivi la mano fatata dell’industria. Insomma, in un modo o nell’altro si passa attraverso Big Pharma con tutto quanto il passaggio comporta.

La prima ovvietà è che le probabilità che ciò che viene pubblicato sia fasullo sono enormi, e questo è denunciato niente meno che da Richard Horton, redattore capo di The Lancet, una delle più importanti riviste mediche a livello planetario: “Almeno metà di ciò che si pubblica è falso.”  E aggiunge: “La scienza ha deciso di percorrere una strada buia,” dimenticando che, dal punto di vista strettamente epistemologico, la medicina non è scienza ma della scienza usa (meglio: dovrebbe usare) i risultati. Comunque, nulla di sostanzialmente diverso è quanto afferma Marcia Angell, già direttrice del New England Medical Journal, periodico ugualmente prestigioso: Non è più possibile credere alla gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata, o fare affidamento sul giudizio dei medici di fiducia o di linee guida mediche autorevoli.” E John Ioannidis della Stanford University scrive: “Ad oggi aumenta la preoccupazione che i risultati delle ricerche pubblicate siano falsi, e che nella ricerca moderna questi falsi risultati potrebbero essere considerati la maggioranza delle pubblicazioni. L’ 80% degli studi di ricerca non randomizzati (il tipo più comune di studio), insieme al 25% di studi randomizzati sono sbagliati. Sono incredulo: questi studi sono pubblicati su riviste mediche riconosciute ed importanti. Questi numeri indicano che gran parte di ciò che i nostri medici ci prescrivono è sbagliato. I nostri dottori usano la ricerca per informarsi, e di conseguenza lavorare, ricordiamolo.” Sulle riviste mi fermo qui, limitandomi a ripetere che, se i tuoi risultati sono sgraditi a chi paga, semplicemente non hai nessuna possibilità di pubblicarli. Dico questo a beneficio di coloro che, nascondendosi dietro un ditino a dir poco rachitico, trovano nel giochetto della non pubblicazione l’alibi per chiudere gli occhi. Kafka non avrebbe potuto inventare di meglio.

Voglio ora ricordare come moltissimi di quelli che vengono spacciati per studi clinici siano dei falsi già al momento della lavorazione. Su questo è intervenuta recentemente l’Università di Oxford organizzando un progetto chiamato ComPare il cui gruppo costituente ha fatto le pulci a quanto pubblicato dalle 5 riviste più prestigiose in campo medico a livello globale tra l’ottobre 2015 e il gennaio 2016. Stando a loro, su 67 trial pubblicati la bellezza di 58 mostravano falle evidenti, tra l’altro con 300 fatti non dichiarati e 357 aggiunti arbitrariamente senza che questi facessero parte degli obiettivi dichiarati della ricerca. ComPare, allora, spedisce 58 lettere alle riviste denunciando le irregolarità. A scrivere non era la mitica casalinga di Voghera ma una delle università ai primi posti delle classifiche mondiali, eppure solo 7 di quelle lettere sono state pubblicate. E pubblicare una lettera non significa, poi, mettere una pezza a quella che, al di là di qualunque considerazione legale che non mi compete, è un delitto almeno se lo si guarda sotto l’aspetto morale.

Tirando qualche conclusione, lo stato delle cose è paradossale. Chiunque faccia in qualche modo parte del mondo della medicina è perfettamente cosciente che siamo immersi fino al collo in una truffa colossale, una truffa che prevede sottrazioni generalizzate di quattrini e di salute. Con tutto questo, non solo nessuno provvede a mettere in atto almeno un tentativo di azione moralizzatrice, ma le cose peggiorano quotidianamente perché chi è entrato nel salottino buono ha tutto l’interesse, prescindendo da gravami fastidiosi come moralità e dignità, a restare dov’è difendendo il padrone di casa e respingendo in ogni maniera chi minaccia la quiete dorata.

E, allora, rendiamo omaggio alla pragmatica saggezza del “luminare” modenese: “Se ci saranno dei morti, li seppelliremo.” Diamoci da fare: il lavoro non manca.

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