Con un P.S. del 22 giugno
Caro professor Veronesi,
Che l’ignoranza sia una delle tante condanne che noi umani scontiamo è un fatto che Socrate sviscerò gia ben più di due millenni or sono e su cui noi, per bocca di Platone, abbiamo da allora motivo di meditazione. Socrate, però, una cosa la sapeva, ed era quella di non sapere.
Evidentemente a lei, caro professore, sfugge quel dato: lei non sa nemmeno di non sapere. E che lei non sappia non perde occasione per dimostrarcelo.
Già la sua esternazione alla famigerata trasmissione Che Tempo Che Fa, quando in uno spot per i suoi sponsor milionari assicurò il popol bruto che gl’inceneritori hanno effetto zero sulla salute, lasciò di stucco chi lavora seriamente da anni sulle patologie che scaturiscono come da una sinistra cornucopia da quegl’impianti demenziali. Poi lei ci divertì con la comicità dell’intervista riportata all’indirizzo http://www.pieroricca.org/2009/02/04/umberto-veronesi-e-gli-inceneritori/. Allora, con quell’aria da saputello che la contraddistingue, si rese ridicolo mostrando tutta la sua nudità nei confronti del metodo scientifico, qualcosa su cui, con ogni evidenza, nessuno l’ha mai edotta. Lei – così, almeno, sbrodolò sulla divertita intervistatrice – disse in TV la sciocchezza che disse perché le “hanno giurato che è così.” Lei non se ne rende conto, ma un’affermazione del genere le sarebbe valsa la cacciata a pernacchie e/o a calci nel sedere (a seconda della latitudine) da qualsiasi società scientifica (scientifica per davvero, intendo, non le palliate nostrane). Le faccio grazia, poi, della condanna che le arriverebbe quando lei rivela di non essere disponibile a sottoporsi a confronti. Insomma, qualcosa è vera perché l’ha detta lei, e questo indipendentemente dal suo grado di conoscenza sull’argomento. Mi rendo conto che lei non si renda nemmeno conto della stravaganza della posizione, ma le assicuro che siamo davvero all’avanspettacolo. Si fidi di me.
Ora, non pago di quella figura che nessun uomo con un briciolo di dignità avrebbe sopportato, ecco che vola in Sardegna a partorire la fesseria del mese, e non mi riferisco alla sua sparata in difesa del nucleare morto per tutti ma non per lei che, con l’inumazione di quella tecnica assurda, perde un posticino di prestigio. Solo questo, comunque, la squalificherebbe senza appello.
Coerentemente con il suo personaggio, nella sua tanto totale quanto abituale ignoranza lei ha parlato ex cathedra delle patologie che hanno colpito, colpiscono e, temo, colpiranno militari, civili e pure animali: quelle cosiddette da uranio impoverito. Lei afferma che l’uranio ha una radioattività debole, è ubiquo e non fa male. Bravo, professore: evidentemente lei si abbevera a fonti scientifiche autorevoli come Wikipedia o qualcosa di simile e si ferma lì. Ciò che le sfugge, però, è che le patologie su cui lei intrattiene i malcapitati astanti non sono direttamente innescate dall’uranio ma quel metallo, certo solo debolmente radioattivo, non è che il primum movens di fenomeni patogeni. Lo so, informarsi è noioso e forse il concetto è troppo difficile per lei e non ci arriva: E poi, a che le serve informarsi? Ma io su quella roba ci ho studiato sopra non su Internet ma lavorando di prima mano su centinaia di casi umani e qualcuno pure animale. Con me, e molto più efficacemente di me, l’ha fatto e lo fa mia moglie, tale Antonietta Morena Gatti (non Maria Antonietta come compare sui giornali) di cui lei evidentemente non ha contezza. Vada a dare un’occhiata alla NATO, per restare in ambito militare, e vedrà di che si tratta.
Ora, in tutto questo non ci sarebbe nulla di male: un personaggio pittoresco grottescamente intriso di presunzione ha blaterato su argomenti a lui ignoti. Le ultime osterie rimaste pullulano di pensionati che a quel personaggio si possono assimilare. Se è il caso si fanno due risate e la cosa è morta lì.
E, invece, no. Purtroppo no, caro professore. Purtroppo no perché lei, forse grazie al suo aspetto di bel vecchio, al suo modo di parlare accattivante tipico del professore che spiega pazientemente le cose all’allievo cretino, all’abilità indiscutibile di businessman, alla disinvoltura con cui accetta rischi morali è stato scelto per fare la parte dello scienziato. Il dramma è che una marea d’imbecilli le crede e in democrazia contano i numeri.
Io credo, anzi, mi auguro, che in cuor suo lei sappia di non aver nulla a che fare con la scienza. Gli scienziati veri fanno ricerca di prima mano e si esprimono solo sugli argomenti che di prima mano conoscono. Lei, presumendo per un attimo che sia uno scienziato, che ne sa d’inceneritori? E di nanopatologie (anche uranio)? In Italia esiste qualche personaggio che viene spacciato per scienziato perché illustra argomenti d’indubbio interesse su cui non ha mai eseguito una singola ricerca. Certo, non si tratta di scienziati ma, almeno, quelli si sono informati. Lei? Lei non ha avuto nemmeno il pudore di farlo.
Io spero che le resti un barlume di morale e si renda conto che, con le enormità che dice, mette a rischio la vita di un numero incalcolabile di persone e, tornando per un attimo alle cosiddette patologie “da uranio impoverito”, mette in difficoltà tante famiglie che, per causa sua, perché le sue parole saranno strumentalizzate da chi ha intersse a farlo, rischiano di vedersi revocate quelle misere elemosine che permettono loro una sopravvivenza dopo che chi portava la pagnotta a casa è morto o si è ammalato di una malattia che nel suo povero cervello è evidentemente una malattia immaginaria.
Mi dia retta, professore: si goda il mare di quattrini che le sono piovuti addosso, metta da un canto la sua vanità e ci risparmi il suo contributo alla devastazione di questo pianeta. E’ l’unico che abbiamo.
P.S. del 22 giugno
In fondo c’era da aspettarselo.
Questo è un paese in cui la scienza non esiste più e il concetto di democrazia è ormai mutilato e distorto, ridotto com'è alla sua caricatura dove chiunque può dire la sua senza sapere di che sta parlando ma non per questo non poter pretendere credibilità. Ecco, allora, che i tifosi di Veronesi vanno alla riscossa.
Lesa maestà è l’accusa nei miei confronti. Nessuno, però, che mi dica dove sta la maestà e, soprattutto, mi contraddica punto per punto.
Si potrebbe tagliare la testa al toro: si organizza un bel confronto pubblico tra Veronesi e me. Ognuno di noi porta non solo i propri argomenti ma espone i dati ricavati dalle proprie ricerche. In campo scientifico si fa così. Al bar, no.
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Per ordinare "Il futuro bruciato come ci stanno incenerendo la salute insieme al pianeta" di Stefano Montanari, Illustrazioni di Vilfred Moneta, Edizioni Creativa www.edizionicreativa.it, Collana dissensi, Saggistica Pagg.178, Inviare una mail a info@edizionicreativa.it