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No vaccini, no party

Di 11 Dicembre 2018 4 commenti

Da secoli i filosofi si scornano fra loro: che cosa è vero? Ciò che percepiamo è vero o non lo è?

Nella mia infinita ignoranza e intellettualmente poco dotato come sono, non ho idea di quale sia la risposta giusta e nemmeno se una risposta ci sia. Ciò che posso dire, però, è che, dal punto di vista di ciò che “conta”, e ciò che conta è fare quattrini e gestire il potere (per i meschinelli è sufficiente un passaggio, magari anche solo fugace, attraverso una ribalta qualunque), è quanto si percepisce. Per andare a bersaglio basta poco: rinunciare alla propria dignità, pensando che, quando passi alla cassa con il carrello della spesa, la cassiera non ti chiede altro che i soldi e la dignità puoi tenertela e metterla dove più ti aggrada.

Con pazienza, chi “conta” ha costruito con grande abilità e, sia pur perversa, intelligenza un sistema efficace che rende possibile perpetuare la festa, ed è così che dei perfetti, indiscutibili incompetenti si esibiscono su temi a loro totalmente ignoti. Di recente abbiamo assistito ad esibizioni di allenatori di calcio e atleti di varie specialità, mezzi busti, giornalisti e ora cantanti (?) (https://www.informarexresistere.fr/jovanotti-provax-dopo-incontro/). Ciò che li accomuna è una grottesca ignoranza per quanto riguarda l’argomento su cui garantiscono: i vaccini. Ma che importa? No vaccini, no party, e al party non si rinuncia a cuor leggero.

Ma questo non basta. Come saggiamente fanno gli spacciatori di droga, i clienti vanno allevati fin dall’infanzia, ed è così che si accompagnano i fanciulli alla visita dove si sgranano gli occhi con un “oooh!” alle meraviglie dell’incenerimento dei rifiuti ed è così che dei generosi bambini e degli ancor più generosi insegnanti si vaccinano in gregge per proteggere un’allieva immunodepressa. Che dall’incenerimento dei rifiuti si ricavino debiti e malattie e che vaccinarsi significhi diventare untori, con ciò esponendo la bambina ad un rischio che non è percepito ma che è reale (chi non ci crede legga i bugiardini che sono i produttori stessi a compilare), non ha la minima importanza. Ciò che importa è godere della propria bontà, della propria saggezza e del privilegio di vivere in un mondo che corre sui binari della “scienza” (scusate le virgolette).

A svolgere un compito fondamentale ci sono, naturalmente, gl’insegnanti. Proprio ieri un’amica m’informa come una sua collega che insegna “scienze” (di nuovo le virgolette) ammaestri i fanciulli dicendo loro, per esempio, che non è vero che nei vaccini c’è la gelatina di maiale. Perché questo personaggio abbia voluto esagerare dimostrando quanto è ignorante non ho idea. È probabile, però, che lo abbia fatto nella fondata speranza di ricevere un’occhiata di encomio da parte di chi le sta sopra. Naturalmente nessuno pretende che un insegnante di “scienze” conosca la tecnica farmaceutica, ma a volte starsene zitti potrebbe valere la pena, soprattutto quando l’argomento è ignoto.

Conclusioni? Ma che cosa posso concludere se non che scivoliamo a velocità crescente verso un abisso?

Ne usciremo? Sì, ne usciremo come è stato per tutti i veleni sulla cui innocuità torme di “scienziati” (tra virgolette), di farabutti e d’imbecilli (senza virgolette) hanno giurato.

Quando ne usciremo? Come è sempre stato, a catastrofe consumata.

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4 Commenti on "No vaccini, no party"

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Chiedo scusa per l’off-topic, ma credo che il seguente articolo sia interessante: https://www.maurizioblondet.it/beppe-grillo-come-stalin-della-rumenta/