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I termovalorizzatori visti dai medici, dai giornalisti e dai politici

I termovalorizzatori sono responsabili della diffusione di idrocarburi aromatici policiclici, di policlorobifenile (PCB), di metalli pesanti, quali piombo, zinco, rame, cromo, cadmio, arsenico, mercurio e di furani; inoltre, come qualsiasi processo di combustione, rilasciano nell'aria polveri sottili, la cui quantità emessa aumenta al crescere della temperatura (specialmente il particolato ultrafine PM<2,5). A proposito di mercurio, la maggioranza degli studiosi sostiene che è pressoché impossibile escogitare sistemi efficaci per abbatterne con sicurezza l'emissione; ricordiamo che il mercurio provoca gravissimi danni al sistema nervoso centrale. Per quanto riguarda le polveri fini PM2,5 e quelle ultrafini (da PM2,5 a PM0,1) di tipo inorganico, va innanzitutto detto che non esistono filtri efficaci, per cui un limite alla loro emissione non sarebbe attuabile al momento, se non vietando il funzionamento degli impianti di incenerimento. Le nanopolveri o particolato ultrafine, cioè quelle a PM < 2,5, sono responsabili, secondo dati OMS del 2005, di un calo di vita medio di 8,6 mesi in Europa e di 9 mesi in Italia (morti cardiovascolari e respiratorie).

 

L'azione mutagena e cancerogena degli idrocarburi aromatici policiclici e del policlorobifenile è fin troppo nota, mentre per quanto riguarda il cadmio, questo ha mostrato un danno genotossico da stress ossidativi con accumulo nel sistema nervoso centrale, renale ed epatico e inoltre è causa di malformazioni fetali e cancerogenesi a carico di diversi tessuti.

 

In base a studi condotti su un modernissimo inceneritore italiano, per ogni tonnellata di rifiuto incenerito, si producono 7.600 nanogrammi di diossine che si ritrovano nelle ceneri pesanti, 2.700 nanogrammi nelle ceneri leggere e 170 nanogrammi nei fumi: in totale per ogni tonnellata di rifiuto incenerito sono 10.470 i nanogrammi di diossine immesse nell'ambiente.

 

Poiché la dose massima tollerabile giornalmente da una persona adulta è di circa 150 picogrammi (1000 picogrammi = 1 nanogrammo), un inceneritore di media taglia, cioè da un migliaio di tonnellate di rifiuti al giorno, disperde nell’aria la quantità di diossina tollerabile da più di un milione di persone. Con un centinaio di inceneritori di questo tipo sul territorio nazionale si arriverebbe a 20 miliardi di picogrammi di diossina, cioè la massima dose tollerabile da 150 milioni di persone. E questo con impianti rigorosamente a norma di legge.

 

Non dimentichiamo che, per quanto riguarda la diossina, non è importante solo la sua quantità in un metro cubo d'aria, ma quanta effettivamente se ne deposita al suolo in un anno. Le diossine infatti sono un gruppo di composti ad elevato peso molecolare, quindi poco volatili. Sono inoltre solubili nei grassi, dove tendono ad accumularsi e non vengono smaltite dall'organismo umano, per il quale sono tossiche e cancerogene. Pertanto anche un'esposizione a livelli minimi, ma prolungata nel tempo, può causare gravissimi danni alla salute sia umana, che animale.

 

Dott. Roberto Topino

Specialista in Medicina del Lavoro

  

Fatta questa premessa, leggete cosa scrivono “il Giornale” ed il sito della Provincia di Torino.

 

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=156320

 

Il modello è a Brescia: dagli scarti luce e calore

 

di Redazione – lunedì 12 febbraio 2007, 07:00

 

I rifiuti di Brescia non finiscono in discarica, neppure un chilogrammo. Non c’è un impianto né in città né fuori: la «monnezza» del capoluogo passa nel termovalorizzatore – il più grande d’Europa – che da solo, attenzione, soddisfa circa un terzo di energia dell’intera città.

Un termovalorizzatore che non è esagerato definire da «oscar»: infatti, quello sorto in prossimità della città è il termovalorizzatore che un organismo indipendente di tecnici e scienziati di tutto il mondo ha promosso come «l’impianto numero uno del pianeta». Sì, il «migliore» termovalorizzatore, prima anche di quelli di New York e di Londra ma pure di Amsterdam e di Vienna. E, avvertenza, dietro quell’aggettivo, «il migliore», non c’è un riconoscimento di natura puramente estetica: Brescia incassa l’Oscar per il livello di recupero di energia dai rifiuti, l’utilizzo dei residui di combustione, quello delle emissioni inquinanti e l’accettazione dell’impianto da parte dei bresciani. «Attraverso il suo termovalorizzatore, nato nel 1998, Brescia nel 2005 ha trattato qualcosa come 757mila tonnellate di rifiuti producendo 510 milioni di chilowattora di energia elettrica – per almeno 170mila famiglie – e 491 milioni di chilowattora di energia termica, che rifornisce più del 40 per cento dei 130mila cittadini bresciani serviti dal teleriscaldamento» snocciola Lorenzo Zaniboni, responsabile dell’impianto.

Che, dettaglio, non inquina: «Ci sono severe norme della Comunità europea, fatte proprio con l’ottica di far collocare questi impianti sul territorio senza dare problemi di qualità dell’aria o dei suoli». Come dire: proteste di chi vive nelle vicinanze sono ingiustificate e, poi, a Brescia c’è pure un sistema di filtri con catalizzatori in grado di abbattere fino al 60 per cento delle polveri sottili. «L’impianto produce persino dieci volte meno diossina della media dei primi dieci termovalorizzatori al mondo» garantisce Renzo Capra, presidente di Asm, l’azienda di smaltimento rifiuti bresciana.

 

 

http://www.provincia.torino.it/speciali/inceneritore/index.htm

 

SAITTA E CHIAMPARINO AI PARLAMENTARI: "AIUTATECI A SOSTENERE IL TERMOVALORIZZATORE DEL GERBIDO"

 

PRESENTAZIONE

 

"Ci rivolgiamo ai voi parlamentari perché sosteniate la nostra azione politica per realizzare il termovalorizzatore del Gerbido e risolvere l'emergenza rifiuti del nostro territorio." Con queste parole il presidente della Provincia di Torino Antonio Saitta ha aperto l'incontro che si è tenuto stamani a Torino Incontra con deputati e senatori piemontesi dell'ala riformista dell'Unione, invitati, oltre che dal presidente Saitta, dal sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Presenti al tavolo anche gli assessori all'Ambiente di Provincia, Comune e Regione Angela Massaglia, Domenico Mangone e Nicola De Ruggero. Hanno partecipato alla riunione capigruppo e consiglieri delle stesse forze politiche nei Consigli comunale, provinciale e regionale.

 

"Se in Parlamento passerà l'emendamento, già approvato dal Consiglio dei Ministri, che limita gli incentivi economici ai soli impianti già realizzati ed operativi" ha proseguito Saitta, "ciò bloccherà un sistema di gestione dei rifiuti che è moderno e che è diffuso in tutta Europa. Dietro quell'emendamento si nasconde una contrarietà preconcetta e ideologica ai termovalorizzatori: una posizione della sinistra cosiddetta radicale che riteniamo illogica e molto lontana da una serena e concreta analisi dei dati di realtà. Oltretutto quelle stesse forze politiche a livello locale hanno sottoscritto la scelta del termovalorizzatore. L'unica vera conseguenza della loro presa di posizione è un aggravio di costi per i cittadini. Spiace che tutto il lavoro fatto in questi anni con le amministrazioni locali e i cittadini rischi di andare in fumo a causa di un egoismo di parte".

 

"È evidente che in Italia il problema degli incentivi ai termovalorizzatori è una priorità" ha detto il sindaco Chiamparino, "se è sbagliato assimilare i rifiuti alle forme rinnovabili di energia troviamo pure un'altra forma, ma i finanziamenti per gli impianti ci devono essere. La raccolta differenziata da sola non basta: teniamo presente che oltre una certa percentuale i suoi costi diventano economicamente insostenibili."

 

I parlamentari nei loro interventi hanno garantito tutto il l'appoggio necessario alla battaglia proposta: faranno azione di lobby per fermare un provvedimento legislativo che escluderebbe dagli incentivi non solo il termovalorizzatore del Gerbido, ma anche gli impianti analoghi di Acerra in Campania, di Palermo e di altre tre località siciliane.

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