Dott.Montanari, buongiorno. Sto facendo delle ricerche sul filtro anti particolato. Le ho mandato una mail ma non credo sia arrivata. Conosco la sua posizione riguardo questo argomento ma vorrei che scrivesse ancora sul blog per smontare le tesi di certi scienziati che ora le riporto dal sito Greenreport.it: uno spiega che i filtri antiparticolato «trattengono anche le polveri molto piccole, quelle da 0,1 e 0,01 micron. Senza filtro, un auto emette al secondo 100 miliardi di particelle, con il filtro 10 milioni». Ma allora esistono filtri per le nanoparticelle?e ancora: un altro dice:"le nostre numerose prove effettuate dicono tutt’altro, così come le ricerche fatte in tutta Europa sui Fap pubblicate nella letteratura scientifica. A parte il fatto che esistono diversi tipi di filtri e che non tutti utilizzano il cerio: Ma comunque dove c’è, il cerio non agglomera: i composti organici del cerio hanno la funzione di abbassare la temperatura di autocombustione del particolato, quindi un processo chimico e non meccanico, e la rigenerazione del filtro avviene dopo decine di migliaia di chilometri in base al tipo di auto e di guida. L’emissione del particolato ultrafine è estremamente bassa e comunque di molto inferiore a quella che si ha per i diesel senza Fap». Sul sito di Peugeot leggo inoltre che la temperatura di combustione che si genera nel filtro è di 550 gradi. sono sufficienti per creare nanoparticelle? C'è una grande confusione intorno a questo argomento e se riesco a chiarirmi le idee potrò prendere posizione. Grazie Scusi la confusione che ho fatto col mezzo elettronico!

 

RISPOSTA

Evidentemente c'è un po' di confusione in un argomento che ormai ho trattato molte volte, compreso l'articolo sull'aria fritta che si trova in questo blog. Il particolato di cui parlo io è inorganico e nasce principalmente dagli elementi chimici presenti nel carburante. Queste particelle restano spesso inglobate in particelle più grossolane costituite principalmente da materiali carboniosi e sono queste che, agglomerate, vengono bloccate dai FAP. Ogni 300/400 km, il filtro è intasato e allora interviene un sistema regolato da una sorta di piccolo computer che equipaggia il sistema e che a 550 °C circa sminuzza il particolato riducendolo, come dice la pubblicità stessa di quei dispositivi, a particelle più piccole di quanto non sia rilevabile dalle comuni apparecchiature di controllo. Vale a dire, nanoparticelle. Non rilevate dalle comuni apparecchiature non significa che queste sono svanite nel nulla. Per di più, è ormai notissimo che più la particella è sottile, più pericolosamente s'insinua nell'organismo. Dunque, le particelle si formano a seguito della temperatura nella camera di scoppio del motore, temperatura molto più alta dei 550 °C raggiunti dal filtro quando espelle le nanopolveri. E' curioso che si tenti di negare come le polveri in uscita dal motore siano espulse in forma molto più fine, dato che questo è proprio il principio su cui funzionano i FAP. Come al solito, si valuta solo una parte del fenomeno, e cioè l'uscita delle polveri dal motore e il loro arresto nel filtro. Si trascura, invece, il resto del processo, vale a dire l'espulsione di quel materiale, espulsione necessaria per non intasare il filtro, il che, di fatto, impedirebbe il funzionamento del motore.

 

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