Le vostre domande

Come rispondere all’assessore all’ambiente e energia della Regione Toscana

Caro Dottore sul Tirreno, quotidiano livornese è apparso questo articolo dell'assessore all'ambiente e energia Anna Bramerini.

Può suggerirci una risposta breve ma incisiva?

RingraziandoLa anticipatamente Le invio un caro saluto

Enrica Martolini

Tirreno 5.6.09

QUANTO PESANO GLI INCENERITORI

I VERI NUMERI DELLE EMISSIONI

ANNA BRAMERINI

Troppo spesso si guarda il particolare perdendo di vista l’insieme. E questo
rischia di creare una percezione distorta della realtà. Questo sta accadendo
anche per quanto riguarda il problema delle emissioni inquinanti, un tema
per il quale la Regione sta lavorando da tempo. Il Piano regionale di
risanamento e mantenimento della qualità dell’aria, approvato dal Consiglio
regionale a luglio 2008, contiene interessanti dati e una ricca analisi
della realtà toscana basata sui dati dell’Inventario regionale delle
sorgenti di emissione (Irse). Un lavoro lungo e dettagliato che però non è
stato sufficientemente valorizzato dal dibattito pubblico. E’ un vero
peccato, soprattutto perchè leggendolo ci si rende conto della sproporzione
tra il dibattito che anima alcune aree della regione, in particolare quelle
che ospitano impianti di trattamento-smaltimento di rifiuti, e la realtà
effettiva.

 Una sproporzione che condiziona l’opinione pubblica e, di conseguenza, la
distribuzione delle risorse pubbliche, umane e finanziarie. Il pericolo che
corriamo è quello di concentrarci dove è maggiore la percezione del rischio
(e dunque la pressione dell’opinione pubblica) e non dove esiste un rischio
effettivo. Prendiamo come esempio uno degli inquinanti più temuti e
discussi, le polveri fini. Leggendo i dati Irse notiamo che in questo caso
il maggior contributo è dato dagli impianti di riscaldamento (44%), seguiti
dai trasporti stradali (27%). Questi ultimi, insieme ad altre “fonti mobili”
(come ad esempio le navi), pesano per un altro 36%. Gli impianti industriali
pesano per un ulteriore 9% e quelli di produzione di energia per il 5%.
L’agricoltura per il 3%, le fonti naturali per l’1%. E arriviamo agli
impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti (termovalorizzatori e
inceneritori compresi), che complessivamente incidono per lo 0,27%! Davanti
ai dati ognuno potrà valutare in che rapporto stanno la percentuale di
emissioni prodotta da questi impianti e l’attenzione riservata dal dibattito
pubblico.

 In Toscana ci sono circa 1,5 milioni di impianti di riscaldamento, vengono
immatricolati ogni anno circa 2 milioni di veicoli (auto, moto, scooter,
ecc.), di circa 150 mila imprese autorizzate alle emissioni “solo” 337 hanno
l’AIA (autorizzazione ambientale integrata).

 Vorrei aggiungere, a scanso di equivoci, che i dati citati fanno tutti
riferimento a impianti di combustione, per cui anche le altre emissioni
inquinanti sono qualitativamente analoghe. Focalizzare l’attenzione solo
sugli inceneritori può falsare il dibattito e rischia di generare squilibri
anche nella distribuzione delle risorse pubbliche destinate ai controlli.
Non fissiamo un unico punto, allarghiamo lo sguardo, perché la sostenibilità
pretende una visione d’insieme.

assessore ambiente ed energia della Regione

RISPOSTA

Ebbi occasione d'incontrare la sig.ra Bramerini l'anno scorso a Livorno e, sul ricordo di quell'incontro, non mi stupisco dell'aria fritta di cui la signora è autrice. Se avesse qualche cognizione non solo di chimica, di fisica e di tossicologia, ma di geometria solida, saprebbe che valutare le polveri in massa non ha alcun significato, e questo indipendentemente dalle prescrizioni burocratiche di cui siamo vittime e che sono a dir poco fuorvianti. Se la sig.ra Bramerini avrà la pazienza di leggere il mio libro Il Girone delle Polveri Sottili (Nanopathology è un po' troppo difficile), troverà una spiegazione semplice e comprensibile a tutti di ciò che affermo insieme con tutti gli scienziati di questo mondo. Dunque, le percentuali citate sono strumentali a continuare nell'opera di "ignorantizzazione" delle masse che tanti splendidi frutti ha dato a chi vive di CIP6 e di corruzione in generale. Naturalmente la sig.ra Bramerini è estranea a questa mascalzonata ed è la sua semplice mancanza di conoscenza a renderla complice ignara. Le "tesi" sostenute sono state smentite e classificate nel grottesco già innumerevoli volte, ma, con tutta evidenza, la cosa non è bastata. Per concludere, sarebbe interessante conoscere i criteri seguiti per stabilire quelle percentuali. Di quali zone si tratta? Quali erano le condizioni geografiche? E l'orografia? E la meteorologia? E le condizioni del traffico (automobili, mezzi pesanti, ferrovie, aerei…)? E le industrie (quali? quante? di che tipo? di che dimensione?)? E la produzione e il trattamento dei rifiuti? ma si potrebbe continuare all'infinito. Per non continuare in un atteggiamento che pagherà pure dal punto di vista "politico" (in realtà la politica è tutt'altro) ma che non ha alcuna base scientifica, sarà opportuno che la sig.ra Bramerini sappia che la scienza non si fa sparando numeri ma che occorre omogeneità e, soprattutto, onestà. Due caratteristiche totalmente assenti nell'occasione.

 

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