Aver diviso il giro della Terra intorno al Sole in 12 frazioni diseguali e aver deciso che a contare i giri si parta da un certo punto che abbiamo chiamato 1° gennaio è, evidentemente, pura convenzione e, di fatto, cosa priva di significato. Eppure, ad ogni 1° gennaio ci sentiamo in diritto di pensare o, meglio, di sperare che il nuovo giro contenga qualcosa di meno peggio del giro precedente. Ma poi, ad ogni 31 dicembre, si tira una riga, si fanno i conti e siamo daccapo.

Come sarà il 2018? Pure in tutt’altro contesto, Antonio Gramsci parlava di pessimismo dell’intelligenza e ottimismo della volontà, ma, per essere concretamente ottimisti, vale a dire per avere elementi razionali per esserlo, almeno la volontà ci vuole. E io di volontà non ne vedo. Volontà significa volere qualcosa, e poiché non c’è niente di buono che arrivi gratis, senza sangue, sudore e lacrime, volere implica necessariamente essere disposti a sanguinare, a sudare e a piangere.

Che questa disposizione personale e di popolo esista a livelli di numeri sufficientemente apprezzabili per costituire una massa critica non mi pare proprio. La società che ci siamo lasciati crescere addosso ci ha rapidamente condizionati tanto da toglierci ogni volontà, illudendoci che la volontà non serve: qualcuno vuole, pensa e decide per noi e nulla importa a che prezzo. E il prezzo è salatissimo.

Noi abbiamo sborsato quattrini e dignità, arrivando persino a spogliarci dell’ultimo bene: la salute. E non solo la nostra di cui, tutto sommato, siamo padroni e possiamo fare ciò che più ci aggrada: quella dei nostri figli.

In cambio abbiamo avuto la possibilità, mascherata da diritto e da conquista tecnologica, di sporcare irreversibilmente il Pianeta e l’illusione di togliere di mezzo tante malattie. Noi italiani, poi, avremo una possibilità in più rispetto a tanti popoli meno fortunati di noi: avremo le elezioni. Chissà se qualcuno si è accorto che anche questa volta sarà tutto facendosi grasse risate della Costituzione.

E, allora, magari ridiamo anche noi. Ridiamo di noi stessi.

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