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Vivere senza automobile?

Di 18 Novembre 2019 9 commenti

Linda Maggiori… Chi è? Una matta: non ci sono dubbi. Come si fa a vivere senza automobile? Sarebbe assurdo come lo sarebbe vivere senza telefonino cellulare. Questa signora, madre di quattro figli, non solo vive senza auto ma ci scrive pure un libro (Vivo Senza Auto – Macro Edizioni – https://www.gruppomacro.com/prodotti/vivo-senza-auto).

Se, alla Kant, si universalizzasse l’atteggiamento, si precipiterebbe nell’oscurità delle caverne, un passato che per migliaia di secoli ha visto il Signore dell’Universo, l’Homo sapiens, vivere come tutti gli altri animali del Pianeta e da cui si è affrancato sbugiardando il filosofo Francesco Bacone quando asseriva che la Natura si domina solo obbedendole. Un passato vergognosamente da pedone dove chi se lo poteva permettere si spostava a mezzo cavallo o, molto più tardi, a mezzo della tecnologica sì ma a trazione muscolare bicicletta.

Vivere senza auto… Un’originalità fuori del tempo. Una follia ma, ormai, il libro è stato pubblicato. E, allora, leggetelo. Leggetelo e ci troverete un’infinità di dati che si permettono maleducatamente di criticare il nostro diritto a vivere comodi, felicemente ospiti nella nostra preziosa scatoletta che procede a sussulti, con una velocità media inferiore a quella di qualunque ciclista, impaccata insieme con migliaia di altre scatolette in una strada cittadina.

L’automobile è uno status symbol, l’automobile significa poter andare dove ci pare quando ci pare ridicolizzando l’umiliazione del trasporto pubblico, facendo sì che non poche linee ferroviarie siano dismesse, regalando al mondo lo spettacolo commovente delle mamme in SUV che, sigaretta stretta fra le labbra, sacrificano il loro tempo accompagnando i bambini a scuola e risparmiando così loro l’incomodo di centinaia di metri a piedi.

È per godere di questa libertà che le case automobilistiche hanno convinto i governi, nazionali o locali che siano, ad incentivare gli spostamenti “privati”. Per motivi di studio e poi di lavoro io sono stato spesso a Los Angeles, un abitato di dimensioni immani in cui è di fatto impossibile spostarsi con i mezzi pubblici, dato che questi sono stati saggiamente ostacolati fino a diventare quasi inesistenti. E, allora, quando atterri in aeroporto, è impensabile non noleggiare un’automobile grazie alla quale raggiungerai le tue mete.

Questo libro curioso non contiene solo una miriade di dati, ma pare divertirsi malignamente a mettere l’Homo sapiens del XXI secolo a disagio. È proprio in nome della libertà che il senso di civitas, vale a dire di appartenenza ad una sorta di grande famiglia, è stato cancellato. I piccoli cinema sono sostituiti da impianti multisala raggiungibili “comodamente” in automobile; i piccoli ospedali non ci sono più perché non servono: si arriva benissimo al grande ospedale semplicemente percorrendo qualche decina di chilometri con la provvidenziale automobile e, se il paziente non passa miglior vita nel traffico o mentre chi lo accompagna cerca un parcheggio, troverà soluzione ai suoi problemi sanitari. E anche quei fastidiosi negozietti stanno fortunatamente morendo. Già una quarantina di anni fa mi trovavo a Dallas e, se mai avessi voluto acquistare una penna, una scatoletta di tonno o un paio di calzini, avrei dovuto prendere l’auto e trasferirmi per una decina di miglia abbondanti in un luogo meraviglioso dove sorgeva gloriosamente un centro commerciale ricco di centinaia di magazzini e ristoranti fast food. Là si poteva passare la giornata uscendo carichi di merci, magari non proprio indispensabili ma, tanto, c’è il bagagliaio dell’automobile a disposizione. A questo proposito, il libro risponde, tra le tante, alla domanda “ma come farei a trasportare le confezioni di acqua minerale a piedi o in autobus?” “Bevendo l’acqua del rubinetto!” dice l’autrice, così confermando la sua decrepita follia.

Non contenta, in quelle pagine si fanno notare alcuni dati ben noti agli addetti ai lavori, ma non si vede perché dar loro tanta pubblicità. L’86% del carburante non arriva alle ruote dell’auto, il metano è molto meno “ecologico” di quanto non si creda, visto che dalla produzione al trasporto alla combustione parecchio ne va perso e quel gas ha un impatto sull’effetto serra di parecchie volte superiore a quello dell’anidride carbonica. E il biodiesel? Beh, molto di quel carburante dal magico prefisso viene dall’olio di palma, un pessimo alimento sì, ma indispensabile se trasformato in carburante. Peccato che, per coltivare quelle palme, si desertifichino estensioni immani di territorio con un impatto ecologico micidiale per tutto il Pianeta. Dal punto di vista dell’unico ambiente che abbiamo, tre volte più impattante del gasolio tradizionale. Ma basta non saperlo e tutto si risolve.

Pare proprio che in queste pagine non ce ne sia per nessuno. E meno male che il libro non tratta dei favolosi filtri antiparticolato di cui io ho analizzato al microscopio elettronico le conseguenze dimostrando che il loro effetto è di gran lunga peggiore per ambiente e salute del “non filtro”!

Irrispettosamente, poi, la signora Maggiori si permette persino di far notare criticamente certe curiosità del codice stradale.

Vabbè, leggetelo. Ci troverete, fra le tantissime informazioni, anche una breve storia sociale e politica dell’automobile e qualcosa d’inaspettato sugl’incidenti che coinvolgono soprattutto i bambini. Leggetelo e, poi, se la cosa non v’infastidisce troppo, meditate.

Quanto a me, io ho percorso a piedi, anche correndo da maratoneta con qualche piccolo alloro, almeno quattro volte i chilometri dell’equatore e non ho mai amato le automobili. Ne ho una ma la uso il meno possibile. E poi, magari i nostri saggi governanti verranno in soccorso all’ambiente: se davvero per rinnovare la patente si dovrà presentare un certificato di vaccinazione, io andrò a piedi. Insomma, con un po’ di vergogna lo confesso: sono un cavernicolo.

 

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Gian Pilz

Grazie per la segnalazione di questo libro. Ho sempre odiato l’automobile, ma alla fine, sono finito ad usarla di continuo.
Curioso come uno si prefigga degli obiettivi e poi finisca a fare l’esatto opposto. Lungi da me colpevolizzare chicchessia, ma il messaggio imperante che circola nella società a tutti i livelli è “al giorno d’oggi l’auto è indispensabile”. Alla fin fine sono balle. Ci siamo impigriti, e un popolo pigro è facilmente manipolabile.
Senza contare che a mio modesto parere l’uso intensivo dell’auto abbia ucciso la vita sociale dei piccoli paesi.

Fax

Anche per me è andata in modo molto simile. Ogni tanto vado al lavoro in bici ma sono 15 km e col maltempo diventa un atto di masochismo. Conosco però alcune persone che vivono senza auto… ma perché sono povere! Quanto a bere l’acqua del rubinetto… non so se possiamo fidarci :\ A casa mia si sente il calcare che ti gratta la gola. Così la prendo a una fonte qui vicino ma non sono sicuro al 100%. Mi ricordo di quando Montanari disse di aver analizzato la neve, trovandoci dentro delle ‘strutture’ che a lui stesso risultavano incomprensibili. Non… Leggi il resto »

paride

Gent. Gian Pilz, purtroppo in molti casi non è possibile vivere senza automobile, ma un conto è l’uso un conto è l’abuso.
Una delle cose più strepitose è la pubblicità che ti comunica il messaggio che se guidi una bella automobile allora sei un grande uomo. E’ il tipico meccanismo psicologico con cui il consumismo fa leva sulla frustrazione e i complessi di inferiorità dell’uomo medio. E funziona benissimo.