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Un pietoso caso umano

Non so se si tratti di pazienza o di pietà che si deve a un caso umano. Approfittando della più assoluta libertà concessa, a differenza delle porte sprangate dei siti di regime, un personaggio sbucato dal nulla come un jack-in-the-box sta imperversando da un po’ di giorni su questo blog. Mi è impossibile stabilire se l’idiozia quasi esagerata che esibisce sia reale o sia in qualche modo frutto di un piano, per ingenuo che sia, volto a disturbare la raccolta fondi che tanto infastidisce i fabbricanti di intrugli di stato, i sedicenti professori, i funzionari infedeli, i politici corrotti e i giornalisti juke-box. Questo senza dire delle tante tessere dell’immenso mosaico composto dal popol bue.

Come tutti i suoi simili il poveretto, non gravato non solo da cultura e da intelligenza ma anche da una seppur minima traccia di dignità, continua con lena infaticabile a riservarmi la sua attenzione  lanciandomi fango per non dire altro, ignorando bellamente i fatti, sicuro di trovare qualcuno che condivida con lui un quoziente intellettivo a due cifre, un’onestà diversa da quella che sta nel dizionario e, vedi mai, sperando di ottenere la carezza che il padrone riserva al cane.

L’ultima sua geniale esibizione riguarda, in coppia, le presunte ricchezze che il dott. Wakefield avrebbe accumulato e i miei “cachet” per le conferenze. Di Wakefield, che conosco personalmente ma non abbastanza per essere messo a parte dei milioni che, come è costume degli scienziati piazzisti, riceve certo a profusione da ufo che fanno la spola tra il nostro ed un altro pianeta non so nulla. Sono certo che il nostro ospite ci saprà ragguagliare in proposito. Non dovesse farlo, saremmo semplicemente al cospetto di un minorato mentale che sfoga la malattia come può, inventando bizzarrie tra una dose e l’altra.

Quanto a me, chi organizza le mie conferenze sa almeno due cose: la prima è che nessuno è obbligato ad invitarmi, e la seconda è che ogni spicciolo finisce sul conto dedicato all’acquisto del temuto microscopio, tanto che sono proprio loro a spedire il bonifico bancario all’indirizzo dedicato e riportato chiaramente nella pagina iniziale di questo blog. Ora mi trovo all’estero e non posso avere il saldo del conto, ma chi mi segue un po’ sa che l’ammontare viene periodicamente pubblicato. Non capisco, però, che cosa possa interessare questo al nostro paziente, visto che non risulta abbia mai versato un centesimo. Chiarisco, però, che io non mi diverto affatto a tenere conferenze e chiedo se io valgo davvero tanto meno di un cantante, di un comico, di un attore sui cui cachet pare nessuno abbia da ridire. Ora, davanti a certe manifestazioni, mi sto rendendo conto che ho sempre sbagliato e d’ora in poi sarà opportuno che ci si prepari a versarmi un assegno con tanti zeri se proprio mi si vuole, e quell’assegno me lo terrò come mi spetta. Se non valgo nulla, non mi si disturbi.

Ma il miserello non è contento: quale accusa più grave di quella di non amare la pizza? Sì, lo ammetto: se posso evitare quel piatto, lo evito, e questo per due ragioni. La prima è che non mi piace e la seconda è che, dovendo poi parlare cinque o sei ore, se mangio una pizza, mi viene sete. Lo so: questo fa di me non solo un essere spregevole e anti-italiano (però amo gli spaghetti) ma uno scienziato di nessun valore. Chi, poi, volesse aggiungere che io non bevo caffè, avrebbe tutti gli elementi per una condanna esemplare. Come è noto, per fare carriera in campo scientifico in campo farmaceutico ed essere, per soprammercato, credibili presso l’onorevole mandria, si ricevono regolari prebende da dedicare per intero al quotidiano nutrimento a base di pizza e di litri di caffè. Ed è proprio su quella base che gli scienziati da cui il nostro gentile troll prende ispirazione ricavano tutta la loro sapienza.

Ora, per guadagnarmi un posto più confortevole in paradiso, invito il personaggio ad un incontro personale. Faccio da anni la stessa cosa per tutti gli scienziati di regime senza, ahimè, ottenere risultati se si eccettuano manifestazioni rispetto alle quali Don Abbondio risultava essere un cuor di leone e Al Capone un modello d’onestà. Incontrando de visu il nostro estemporaneo interlocutore, sarà possibile valutarne l’aspetto, facendolo magari in base agl’insegnamenti del Lombroso, e controllare se sia dotato di spina dorsale nell’evidente agenesia del cervello. Se, poi, sarò fortunato, potrò imparare tante cose da lui, prima fra tutte come si fa ricerca (46 anni passati sul campo non mi sono bastati) e poi mi dirà quali errori ha personalmente individuato in ciò che ho reso pubblico e che, di fatto, non è tutto. Se mai non dovesse farlo, avremo la certezza che si tratta di qualcuno che ha bisogno di aiuto e comprensione.

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18 Commenti on "Un pietoso caso umano"

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Che meraviglia! Mi dica dove e quando, magari proponendomi più date. Ovviamente, pagherò di tasca mia le spese di viaggio, non si preoccupi.

Se questo era il suo recondito obiettvo (di GLD, intendo) l’ha finalmente ottenuto: conoscerla di persona per leccarle il cu.. (finisce per lo) previa significativa offerta per il microscopio. Vedrà!
Del resto era l’unico modo per toglierselo dalle pal.. (finisce per le).
Non ha fatto bene, ha fatto benissimo!

Se vuole andare a leccare al mio posto, Dantes…le cedo il posto! 🙂

Ci mancherebbe, ma si figuri….dopo tutto il liquame che ha profuso mi sembrerebbe una mancanza di rispetto per il suo ambito scopo. 🙂

Questa storia mi fa venire in mente un aneddoto sulla vita di Salgari. Lo scrittore, dopo i primi romanzi e il successo dovette affrontare un problema: uno dei suoi lettori era un ‘hater’ ante litteram. Trovava le storie di Salgari stupide, lo giudicava uno scrittore da quattro soldi e lo accusava di raccontare posti esotici di cui non sapeva nulla. Il tutto naturalmente tramite l’invio di lettere cartacee, non essendoci allora altri mezzi più diretti. Salgari decise di ignorare il tipo ma questo insisteva a scrivergli e a infastidirlo, dicendo che lui creava personaggi tanto coraggiosi ma lui personalmente non… Leggi il resto »

Una nazione che come simboli della propria cultura alimentare ha il caffè che è una delle sostanze piu acidificanti per il nostro organismo “le sacrosantissimissime 3 tazzine sono piu o meno come mangiarsi mezzo chilo di formaggio”, e che mette sotto stress le ghiandole surrenali, impedendo così la produzione di ormoni antiinfiammatori, è una nazione che abbisogna al piu presto di una rivoluzione prima di tutto culturale alimentare; per non parlare della pizza e della farina 00…

Gentile Ilaria 91, però sui cosiddetti mezzi d'”informazione” mainstream continuo da anni a leggere notizie come questa: https://www.huffingtonpost.it/2018/07/03/bere-caffe-allunga-la-vita-anche-quando-se-ne-consuma-tanto_a_23473701/ Poi, se vuole, possiamo aggiungere la solfa del bicchiere di vino a pasto che fa miracoli per la salute. Io so che dove si coltivano molti tipi di vino, a cominciare dal famigerato Prosecco, si irrorano da anni pesticidi a profusione e questo non credo faccia tanto bene alla salute. A Pederobba (TV), pensando che non bastasse, in mezzo ai filari del Prosecco, hanno piantato un bel cementificio-inceneritore, che brucia immondizie di ogni sorta (copertoni, plastiche…) e che sparge i suoi balsami… Leggi il resto »