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Tutto a posto (e niente in ordine)

Un amico che mi tiene sempre aggiornato setacciando per me le notizie (grazie!) mi manda un link per un articolo dell’amico Fabio Franchi: https://www.facebook.com/100007182577668/posts/2342669935982403/?sfnsn=mo

Chi ne ha voglia lo legga e, come sempre accade quando è Fabio a scrivere, ne trarrà cibo per il cervello.

Giusto qualche osservazione da parte mia:

Al punto 1. Fabio accenna alle 400 e più pubblicazioni “scientifiche” firmate da un certo prof. Mauro Pocecco pediatra, che, nella mia preoccupante ignoranza, non avevo mai sentito nominare. Mi permetto ora di ripetere ancora un paio di concetti che già ho espresso fino ad annoiare non solo i miei pazienti quanto malcapitati lettori ma me stesso. Fatto salvo ciò che ho già sottolineato, vale a dire che non ho idea di chi sia questo medico che sarà sicuramente bravissimo ma di cui non conosco la produzione, ciò che dirò vale in generale senza riferimento alcuno al sullodato Pocecco. Firmare un articolo non significa necessariamente avere idea di che cosa ci sia scritto. Il galateo che vale tra i medici impone di accogliere come autori nel proprio scritto gli amici o, comunque, personaggi che possono tornare utili. Ognuno tragga le proprie conclusioni. Quando si firmano tanti articoli, molta farina è del sacco altrui.

In secondo luogo, e sempre parlando in generale, l’aggettivo “scientifico” attribuito alla medicina è quasi sempre un abuso.

Continuando, il professore definisce aneddotici gli avvenimenti spiacevoli riferiti alle vaccinazioni. Dando per scontata la sua buona fede, un po’ meno scontata potrebbe essere la sua competenza.

Pei c’è il solito, grottesco concetto: il gregge non deve sapere. Per evitare fastidiose querele, non commento.

Al punto 2. Fabio perde tempo a trattare del professor Lopalco. Come per l’antico purgante al sapore di prugna, basta la parola. Perdonandogli la scivolata sui bambini cavie “volontarie”, che sbagli i calcoli e non si accorga di ciò di cui sta dottamente pontificando fa parte del folclore di regime. Chi, tra le altre gag, ha avuto modo di divertirsi con la matematica del tale Silvestri, personaggio importato di ritorno grazie agl’ineffabili grillini, non ha bisogno di ulteriori approfondimenti. Se proprio vuole, si rifaccia ai calcoli, stavolta giusti, fatti dal prof. Livio Giuliani che non è un dilettante ma è matematico e fisico di rilievo.

Proseguendo, Fabio torna sul coraggio dei leoni ruggenti dietro la sottana della mamma: le loro fughe non appena si profili all’orizzonte il rischio di un confronto strillando che non scappano per paura ma perché l’avversario è troppo debole. Vabbè.

Punto 3. dedicato al prof. Pregliasco. Che anche lui scappi fa parte delle regole (ma con lui io ebbi una bozza di confronto restato allo stato di bozza perché, vista la mala parata, il luminare si diede alla fuga.) Che non sappia che cosa c’è nei vaccini è ovvio: chi lo sa mica può far parte della squadra!

Il prof. Guerra viene al punto 4. Scappa anche lui. Che c’è di strano? Non sa di epidemiologia? Ma c’è forse qualcuno del salottino che è competente di medicina?

Al successivo punto 5. entra in scena un tale dott. Gianni Lidiano Cavallini. Fabio si stupisce del suo silenzio. Io no. Dario Miedico dice che gli adiuvanti (alluminio) non sono stati messi nei vaccini per fare danni? Probabilmente è così. Il problema è che i danni li fanno.

Punto 6. : l’immunità di gregge. Non sarebbe più opportuno definirla immensità di bufale? Certo: il concetto è accettabile solo se si è ignoranti (si può rimediare), stupidi (non si rimedia) o corrotti (si può fare qualcosa aprendo le porte del carcere). Che il prof. Villani si barcameni e che il collegamento radio non si ripristini è del tutto normale.

Burioni, in tutto il suo splendore, fa un cameo al punto 7. Il dott. Franchi pare stupirsi che il luminare non sappia di che cosa parla. Forse non lo segue abbastanza.

Infine, al punto 8. compare un certo prof. Tonin dell’Università di Trieste. Vabbè: anche lui non ha ben chiaro l’argomento che, magari, insegna agli studenti. Ma mica l’ha ordinato il dottore di frequentare i suoi corsi!

Che cosa concludo? Che sta tutto filando lungo i binari più rigorosi del regime.

 

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