Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perchè ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina.
In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi.

Giacomo Leopardi

Con toni scandalizzati Il Fatto Quotidiano, il giornale che censura democraticamente le notizie, rende pubblico come lo Stato si sia fregato i tre quarti dei quattrini che il popol bue ha versato nella casellina del 5 per mille mettendosi la coscienza in pace e andandosene a guardare il Grande Fratello con il cuore gonfio di riconoscenza e ammirazione per se stesso (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/23/dopo-averci-raccontato-per-anni-che-loro-%E2%80%93-al/78317/). Il 5 per mille non costa nulla al contribuente, ma donarlo riempie di soddisfazione.


Personalmente non ci trovo nulla di scandaloso nella mano lunga dello Stato,

di Antonietta Gatti

Oggi commemoriamo una data storica: 22 gennaio 2010, la chiusura e la sepoltura del microscopio comprato con la sottoscrizione lanciata a suo tempo da Beppe Grillo per lo studio delle nanopatologie.

Sì,  il microscopio è morto e sepolto perché dopo dieci mesi esatti dal suo trasferimento all’Università di Urbino nessuno l’ha più visto.  E’ un desaparecido.  I sottoscrittori che hanno chiesto di vederlo ad Urbino se ne sono dovuti tornare a casa delusi. Il microscopio, se c’è ancora, non te lo fanno vedere. E’ off limits. Alla faccia della trasparenza e alla faccia di quel “sottoutilizzo” da parte nostra sbandierato pur senza una sola prova per dare una maschera di onestà ad un misfatto. Se quel microscopio c’è ancora, soprattutto non serve per fare ricerca, perché non fare ricerca è diventato il suo compito.

Ma ciò che è più divertente, se qualcosa di divertente esiste in questa piccola storia ignobile,  è che la clausola inserita nella “donazione” che recitava “i dott. Gatti e Montanari hanno diritto di lavorare con il microscopio almeno un giorno alla settimana“  si è rivelata solo un insieme di parole che non vogliono dire niente, uno specchietto per le allodole, un dito di nano dietro cui nascondere un gigante. 

Magari chi ha letto i miei articoli o il libro Rifiuto: Riduco e Riciclo o ha partecipato a qualche mia conferenza ricorderà come io abbia sempre sostenuto che la cosiddetta “emergenza” rifiuti in Campania era e resta, in realtà, un’operazione preparata per anni con grande cura. E ricorderà forse anche come io abbia sempre sostenuto che la Campania era la regione ideale per l’operazione: un centro popoloso quanto “difficile” come Napoli; il favore che, ormai per abitudine inveterata, surroga il diritto; un tipo di civiltà in cui è cancellato il concetto di bene comune per concentrarsi esclusivamente sul proprio guicciardiniano particulare e, insomma, un organismo senza anticorpi come da immagine di Paolo Sylos Labini. Inutile, disonesto ed oggettivamente controproducente negare una realtà lampante che non ha nulla a che fare con un razzismo che non mi è mai appartenuto e di cui qualche imbecille potrebbe anche oziosamente accusarmi, ma una realtà che deve essere diagnosticata impietosamente se si spera che una speranza possa esistere.


E la Campania di oggi altro non è se non

“Dottor Scotti!” è l’esclamazione d’esordio che esce dall’accattivante faccione del signor Virginio, Gerry in arte e per un po’ anche in politica (già deputato PSI), quando inizia a decantare le virtù del riso prodotto dall’industriale con cui condivide, pur senza parentela, il cognome, Scotti, appunto.

Ma il dottor Scotti non produce solo riso: produce energia e si preoccupa della pulizia dell’ambiente. È così, su quell’onda, che alcuni anni fa, nel corso di una cena che accompagnava una mia conferenza, io fui avvicinato da una persona di cui, ahimè, non ricordo né il nome né l’aspetto, che mi presentò con grande convinzione un impianto allestito apposta per bruciare le scorie vegetali della produzione dell’Oryza sativa, cioè il riso.

Perché buttare tutta quella lolla (così si chiama l’insieme delle brattee che racchiudono il chicco) che è una biomassa e che, opportunamente bruciata, può regalarci tanta energia pulita? Pulita, insisto.

Insomma, il dottor Scotti

http://www.youris.com/Health/Interviews/Dr_Antonietta_Gatti_IM_Convinced_That_Nanopollution_Is_Mainly_Responsible_For_CancerS_Increase.kl

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