Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perchè ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina.
In modo che più volte, mentre chi fa male ottiene ricchezze, onori e potenza, chi lo nomina è strascinato in sui patiboli, essendo gli uomini prontissimi a sofferire o dagli altri o dal cielo qualunque cosa, purché in parole ne sieno salvi.

Giacomo Leopardi

Stabilito che si è trattato di un caso fortuito, che il mio post sui filtri antiparticolato non è stato una pietra d’inciampo per nessuno e che il sito di Marco Cedolin è stato segnalato come a rischio dopo aver ripreso il mio post solo per pura casualità, Luca Pedonese mi ha rimesso in piedi, provvisorio come un tentativo di dentiera, questo blog.

Spero di avere la versione definitiva in un tempo accettabile e di poter riprendere a dialogare con chi vuole farlo anche in forma pubblica oltre che privatamente come si sta facendo da qualche mese. Ho deciso, infatti, di riaprire gl’ingressi ai commenti, augurandomi che gli psicolabili che in passato avevano scambiato questo spazio per la porta del gabinetto su cui abitualmente scrivono le loro opere rivolgano la loro attenzione altrove. Proviamo. Naturalmente ogni espressione di dissenso motivato e documentato è benvenuta.

Cambiando argomento, per rispondere a chi mi scrive per sapere se sabato sono andato ad assistere al comizio del sig. Grillo in Piazza Grande a Modena, rispondo di sì. Come l’ho trovato?

Cari Signori con una coppola virtuale a coprirvi il capo,

Per quanto io mi sforzi, non riesco a non sentire simpatia per voi come, del resto, sento per tutti i perdenti.

Ci avevate provato, e con successo, un paio d’anni fa quando mi presentai alle elezioni politiche in qualità di candidato premier. La RAI mi evitò per quanto le fu possibile, le reti Mediaset non mi ospitarono nemmeno per un secondo, i giornali m’ignorarono se si eccettua qualche sporadica e imperfetta menzione, e così quella candidatura che tanto infastidì, per sua stessa ammissione, un comico che fa ridere solo quando non se ne rende conto e, soprattutto, infastidì chi lo fa funzionare, non raccolse che una manciata di voti.

Cari Signori, ci avete provato lavorando per un anno e mezzo quatti quatti per portarmi via il microscopio, incuranti di tutto quanto aveva portato all’acquisto dell’apparecchio e della sua sola ragione di esistere. E, per essere tranquilli, avete recapitato l’oggetto proprio laddove era certo che non solo non avrebbe costituito un pericolo per i vostri affari, ma che avrebbe lavorato per voi (vedi l’attività di Urbino a favore dell’impianto a biomasse di Schieppe cui io mi opposi). Naturalmente bisognava giustificare la manovra davanti al popolo e così vi siete valsi di quattro nullafacenti, quattro personaggi da cortile che potevano prestarsi alla bisogna.

E che dire dei media che non informano delle mie conferenze o dei manifesti che le riportano strappati con cura quasi maniacale? O delle mie conferenze stampa precedute da lettere inviate diligentemente da voi Signori a giornali e giornalisti con i quali questi vengono “diffidati” dal partecipare, cosicché, sempre a causa dell’italico “tengo famiglia” e dell’altrettanto italico “chi me lo fa fare?” si preferisce dedicare una bella pagina al tranquillo e rassicurante festival del castagnaccio?

Ora, poi, io salto fuori imprudentemente con questa mia ennesima sparata: i filtri antiparticolato non fanno bene alla salute. Ma come! E il vostro business? E il business degli amici? Così, ecco che, uscito il mio post a quel proposito, su parecchi computer, compreso il mio, chi tentasse di accedere all’articolo troverebbe un avvertimento che recita:

Sembra impossibile a chi abbia qualche nozione scientifica, ma i filtri antiparticolato sono diventati obbligatori. Questo, per ora, limitatamente alla Lombardia, ma quando un’infezione si manifesta e niente, nemmeno l’omeostasi, cioè la capacità naturale dell’organismo di riportarsi in stato di salute, la combatte, è inevitabile arrivare ad una setticemia che, vista la mancanza di reazione, si rivelerà mortale.

Detto così, sembrerebbe una battuta adattata da un medico del teatro di Molière, e invece è una delle troppe poco allegre verità del 2010.

Una volta per tutte, vorrei chiarire finalmente la questione, visto che continuo a ricevere sollecitazioni.

Come ho scritto ormai fino allo sfinimento e come ho spiegato nei particolari nel mio libro Il Girone delle Polveri Sottili, l’inquinamento da

Se dico che io non ho alcuna fiducia nelle istituzioni credo non si tratti di una novità. E sotto la definizione di istituzione comprendo davvero tutto, dal capo dello stato che ha firmato il lodo Alfano per riconfermarsi con la sottoscrizione alla festa a tarallucci e vino dei partiti ammessi illegalmente alla competizione elettorale alla magistratura che archivia giù fino ai comuni, istituzione, quest’ultima, nella quale io sono tristemente coinvolto.

In tutto questo non poteva certo mancare l’ARPA, custode designata dell’ambiente con tutte le sue truppe cammellate al seguito (l’Emilia Romagna ha due volte il personale che copre tutta l’Austria nell’ambito dell’istituzione analoga di laggiù). Chi ricorda certe glorie dell’ente - il rogo DeLonghi, per non fare che un esempio – non può stupirsi nel leggere in un articolo ormai vecchiotto de L’Espresso “Quando ero presidente del Consorzio dei rifiuti a Caserta ho chiesto la tracciabilità della diossina e degli altri inquinanti. Ho subito minacce, mi hanno lasciato solo e mi sono dovuto dimettere. Le Arpa italiane lavorano malissimo,

Brevemente, due argomenti che, almeno in apparenza, non hanno nulla a che spartire reciprocamente. Ma, si sa, l’apparenza inganna.

Il primo è qualcosa di cui, nell’indifferenza generale, noi, nel nostro laboratorio svillaneggiato da chi conta, stiamo parlando da anni perché lo vediamo rovistando con il microscopio elettronico nei tessuti malati in cui sono lampanti le impronte digitali: quando aumenta l’inquinamento, aumentano le malformazioni fetali.  Questo accade nell’ Iraq (post?) bellico, come fuggevolmente ha annunciato ieri la BBC e come scrive il Corriere della Sera (http://www.corriere.it/esteri/10_marzo_04/iraq-aumento-malformazioni-infantili_8d0313ee-27ab-11df-badf-00144f02aabe.shtml). Questo accade in Italia, per esempio a Mantova, dove si assiste pari pari alla stessa cosa: secondo la ASL n. 9, 420,4 neonati malformati per 10.000, il che rappresenta una percentuale da brividi. Per gli amanti dei numeri, tra il 2002 e il 2006 i malformati mantovani sono così suddivisi: 606 nati vivi, 3 nati morti, 1 abortito spontaneamente e 128 il cui aborto è stato indotto. In tutto 738 tragedie. Il sospetto è che dal 2006 si sia andati peggio.

Che cosa accade altrove, in questa enorme discarica che sta diventando il nostro pianeta? E, in particolare, in questo gironcino infernale in cui stiamo trasformando la Penisola? Meglio non sapere. Anzi, meglio che non s’indaghi neppure. Almeno, questa è l’opinione e questo è l’atteggiamento dei più.

Secondo argomento che, se ci si pensa bene, non è per niente disgiunto dal primo.

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