credo non ci sia chi non ha contezza: una tragedia sotto molti punti di vista, da quello delle perdite di vite umane a quello ambientale, senza dimenticare le centinaia di milioni volatilizzati.


A queste evidenze incontestabili si sta aggiungendo ora un’altra forma di tragedia, una tragedia che io trovo nauseante.


Ieri mi è capitato di passare in automobile molto più tempo del solito e di avere ascoltato diverse trasmissioni radiofoniche RAI. La star era costantemente tale Francesco Verusio, procuratore capo di Grosseto. Costui, in barba all’etica che dovrebbe costituire il binario dal quale un magistrato non può deragliare per nessun motivo, ha sparato a più riprese a zero contro Francesco Schettino, il comandante della nave, per esempio parlando su RAI1 di “manovra scellerata” e correggendo su RAI3 l’intervistatore che gli chiedeva se quello rischiasse dodici anni di galera. “Quindici!” ha precisato il procuratore. Ma il contenuto dei vari interventi qua e là era in modo coerente dello stesso tenore. Addirittura, ad un certo punto, l’intervistatore di RAI1 si è accorto della deriva imbarazzante su cui stava scivolando la trasmissione e ha quasi fermato il dottor Verusio ricordando agli ascoltatori che ci sono dei “doveri di riservatezza.” Ahimè, ormai di riservato non c’era proprio più nulla e qualunque ascoltatore avrebbe potuto pensare di avere a disposizione tutti gli elementi di giudizio.


A questo si è aggiunta ripetutamente, in più circostanze e nell’ambito di altre trasmissioni anche su altre emittenti, la registrazione telefonica della conversazione tra la Capitaneria di Porto e il comandante, sempre introdotta da commenti giornalistici a dir poco gravi se non grevi.


Da quanto io ho visto  - e quanto ho visto è solo ciò che i media, con la loro precaria affidabilità, ci hanno servito in tavola - parrebbe impossibile assolvere il comandante e, anzi, temo sia un compito non facile per i suoi legali alleggerire in maniera sensibile la posizione del loro assistito, ma ciò che è stato fatto in questi due giorni fa molta più vergogna all’Italia di quanto non abbia fatto la pur terribile vicenda della nave.


Io non posso non chiedermi in base a quale principio di condotta un magistrato si appropri del diritto di massacrare pubblicamente e con mezzi di diffusione così capillari un individuo che, ad oggi, non ha avuto altra condanna se non quella dell’opinione pubblica. Mi chiedo chi abbia consegnato la registrazione della telefonata ai mezzi d’informazione. E non posso non chiedermi perché, se si voleva giocare al massacro per l’eccitazione degli eredi del Colosseo, non si sia concessa la forma elementare di onestà di far parlare il comandante o, almeno, chi lo rappresenta legalmente. E mi chiedo anche perché qualcuno che occupa i piani alti della giustizia non ci riporti a livelli di legittimità e di dignità.


La mia non è certo una richiesta di assoluzione per qualcuno che ha tutta l’apparenza di non essersi comportato secondo l’etica della sua professione e di aver combinato un guaio ben più grande di lui, ma è solo quella di rispettare un principio di diritto penale, la cosiddetta presunzione d’innocenza, e qualcosa che sta scritto all’articolo 27 della Costituzione:“l'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. È un principio non solo di legge ma anche e soprattutto di civiltà. E, a mio parere, il parere di chi non ha alcuna competenza legale ma che, come chiunque, ha il diritto d’intervenire su questioni di principio, legge e civiltà sono state bellamente insultate in nome dell’ansia di protagonismo di qualcuno e del gusto perverso di gridare in piazza “crucifige!”


Il mio augurio sincero al procuratore Verusio, ai giornalisti, a chi ora è impegnato a stampare magliette con il buono e il cattivo sul petto è quello di non incrociare mai un procuratore Verusio, un giornalista che cucina mostri o uno stampatore di magliette. A costo di privare di un trastullo chi sguazza nel letame sparato addosso ad altri, dobbiamo recuperare la dignità a chiunque questa spetti e, allora, si riferisca delle operazioni di soccorso, si parli delle porcherie che finiscono in mare, si dica di un relitto extralusso che non si sa come maneggiare ma si rispettino con un doveroso silenzio i diritti elementare di ciascuno di noi.


In questa overdose d’informazione qualcuno mediti sulla carestia della stessa in altri frangenti, quando, dando un’informazione doverosa, ci si sarebbe trovati al cospetto di delinquenti in confronto ai quali il comandante Schettino può a buon diritto essere paragonato ad un ragazzino che ha commesso una marachella.


Comunque sia, nessuno tocchi Caino perché il compito di farlo, se restiamo in ambito umano, è solo della magistratura. Quella seria e silenziosa.

Commenti  

 
#3 tv e radiogemma 2012-01-21 08:46
E' per questo motivo che le radio ci martellano con rassegne stampa, riepiloghi della settimana e altre amenità. Il film Quinto potere è degli anni '70 e oggi pecca addirittura di ingenuità: se pensiamo alla giornalista americava che annuncia l'avvenuto crollo del WTC7 mentre questo alle sue spalle è ancora in piedi (e crollerà 20' dopo)..........
 
 
#2 qualità dell'informazione?Edi Mattioli 2012-01-19 12:33
Ricordate questo discorso ogni volta che guardate la TV ed ogni volta che sfogliate un quotidiano!

Quello che segue è il discorso che John Swinton, l’allora redattore-capo del New York Times, pronunciò in occasione di un banchetto con i suoi colleghi presso l’American Press Association:

“In America, in questo periodo della storia del mondo, una stampa indipendente non esiste. Lo sapete voi e lo so pure io.
Non c’è nessuno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni, e già sapete anticipatamente che se lo facesse esse non verrebbero mai pubblicate. Io sono pagato un tanto alla settimana per tenere le mie opinioni oneste fuori dal giornale col quale ho rapporti. Altri di voi sono pagati in modo simile per cose simili, e chi di voi fosse così pazzo da scrivere opinioni oneste, si ritroverebbe subito per strada a cercarsi un altro lavoro. Se io permettessi alle mie vere opinioni di apparire su un numero del mio giornale, prima di ventiquattr’ore la mia occupazione sarebbe liquidata.
Il lavoro del giornalista è quello di distruggere la verità, di mentire spudoratamente, di corrompere, di diffamare, di scodinzolare ai piedi della ricchezza, e di vendere il proprio paese e la sua gente per il suo pane quotidiano.

Lo sapete voi e lo so pure io. E allora, che pazzia è mai questa di brindare a una stampa indipendente?
Noi siamo gli arnesi e i vassalli di uomini ricchi che stanno dietro le quinte. Noi siamo dei burattini, loro tirano i fili e noi balliamo. I nostri talenti, le nostre possibilità, le nostre vite, sono tutto proprietà di altri. Noi siamo delle prostitute intellettuali.“


[Fonte: Richard O. Boyer e Herbert M. Morais, Labor's Untold Story, United Electrical, Radio & Machine Workers of America, NY, 1955/1979]

John Swinton pronunciò queste parole nel 1880 e la speranza che nell’ultimo secolo la situazione possa essere migliorata può derivare solo dall’affinament o delle tecniche di propaganda che, attraverso i giornali e l’ancora più potente televisione, fanno credere al popolo che esista libertà di stampa, di espressione e di informazione.

RISPOSTA

E, allora, ammettiamolo: i giornalisti sono un fulgido esempio di coerenza e in tutto questo tempo sono restati fedeli a loro stessi.
 
 
#1 disinformazioneDario 2012-01-19 00:39
Sulla Costa Concordia non ho nulla da dire. Il processo parlerà al posto mio. Constato però che la qualità dell'informazione che ricevo rasenta lo zero.

Sulla disonformazione , invece, faccio 2 esempi.

Ha ottenuto poca risonanza ciò che sta facendo il movimento dei forconi in Sicilia e ciò che sta organizzando il giornalista Paolo Barnard, un summit sulle politiche per la piena occupazione e il pieno stato sociale.
 

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