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“E arrivato a casa, raccontò che gli s’era accostato un untore, con un’aria umile, mansueta, con un viso d’infame impostore, con lo scatolino dell’unto, o l’involtino della polvere (non era ben certo qual de’ due) in mano, nel cocuzzolo del cappello, per fargli il tiro, se lui non l’avesse saputo tener lontano.”

È il capitolo 34 de I Promessi Sposi. Il tempo del romanzo è l’inizio degli Anni Trenta del XVII secolo e la malattia la peste,

malattia innescata dal batterio Yersinia pestis che si trasmette anche da uomo a uomo, malattia dispettosamente scomparsa senza che fosse escogitato un vaccino che la trisavola della signora Lorenzin si sarebbe certo precipitata a rendere obbligatorio. Si era all’esordio degli Anni Quaranta dell’Ottocento e il signor Alessandro Manzoni, con la raffinata, lievissima ironia che gli era propria, si prendeva gioco degl’imbecilli.

Ma che volete possa fare un Manzoni qualunque contro lo strapotere dell’imbecille, vale a dire la classe dominante verso cui nessun vaccino sarà mai efficace?

Io non frequento volentieri Internet, ma ogni giorno ricevo da diversi interlocutori la segnalazione di qualche link e, seppure non sempre, un’occhiata la do. Così vedo che negli ultimi giorni l’imbecille si è scatenato dedicando i suoi sforzi alla malaria.

È indispensabile premettere che oggi, per ottenere credibilità, è fondamentale essere totalmente all’oscuro della materia su cui si pontifica. Professori di nome ma non di fatto, mediconzoli (una laurea non si nega a nessuno) che scorrazzano il libertà in ospedaletti della provincia più profonda, che mai hanno perso tempo a fare ricerca e che possono vantare un’ignoranza pari solo alla presunzione, venditori di collanine, mammine tossicchianti, giornalisti a gettone e, finalmente, chiunque abbia l’uzzolo di esibirsi, meglio se sotto pseudonimo, sullo sconfinato palcoscenico di Internet. Oggi questi impazzano tra l’entusiasmo generale. E da quel palcoscenico, dopo aver appreso che per decreto ministeriale il tetano passa da persona a persona, oggi sappiamo che la malaria si contrae passando accanto ad un bieco extracomunitario dalle ascelle odorose e trasudante patogeni di ogni sorta.

Al di là di questa figlioletta dell’ignoranza che, chissà, può anche risultare divertente, c’è la tragedia: Sofia, una bambina di quattro anni, entra in coma a Trento e muore a Brescia. Diagnosi ufficiale: malaria. Ed è su quella malattia che, passati cinque minuti dalla notizia, chiunque si sente in diritto di sparare la propria.

Tranquilli: non ho alcuna intenzione di scrivere un trattatello sulla malaria: la malattia è conosciutissima ed è stata studiata in passato addirittura da diversi premi Nobel. Qui sarà sufficiente ricordare che si contrae solo da un protozoo parassita del genere Plasmodium, che le specie sono più di una e che quattro sono le principali e più diffuse, con il falciparum ad essere di gran lunga la più pericolosa fino ad essere potenzialmente mortale. Non che si muoia spesso: del mezzo miliardo di persone che contraggono la malattia tra Africa, Asia e America meridionale i morti sono stati, secondo l’OMS, 438.000 nel 2015. Insomma, meno di uno su mille. Le terapie sono note da moltissimo tempo e sono generalmente efficaci, a partire dal chinino, un alcaloide naturale che dal 1908 si sa anche sintetizzare in laboratorio.

Per essere infettati dal Plasmodium occorre che il sangue di un malato passi alla persona che sarà il bersaglio e il passaggio è normalmente assicurato dalla puntura della zanzara Anopheles femmina, a patto che sia infettata pure lei. Quella zanzara si nutre esclusivamente di nettare di fiori, ma la femmina ha bisogno di certe proteine per la formazione delle uova, e quelle proteine le ricava dal sangue dei mammiferi, uomini in primis. Allora, punge la sua vittima per succhiare un po’ di sangue e, così facendo, immette nel circolo sanguigno il patogeno, cioè il plasmodio, ammesso che ne sia portatrice, il che, ovviamente, non è affatto detto. In quel modo la vittima umana contrae la malattia, cioè la malaria. Quella zanzara non esiste più da decenni in Italia e i pochi casi che si contano da noi sono a carico di persone che sono state punte nelle zone dove l’insetto esiste e che, in viaggio, arrivano poco dopo da noi. Non essendoci in Italia la zanzara Anopheles e, dunque, non essendoci il vettore, quei pochissimi malati non costituiscono il minimo pericolo per noi.

Almeno in linea teorica, però, esistono altri mezzi di diffusione della malattia: la puntura con un ago infetto praticata ad una persona sana e la trasfusione di sangue malato.

Restando ai fatti nudi e crudi, Sofia arrivò all’Ospedale Santa Chiara di Trento con la diagnosi di diabete emessa poco tempo prima dall’Ospedale di Portogruaro e a Trento le fu riscontrata la malaria da falciparum, cioè, come si ricorderà da quanto riferito sopra, la forma più aggressiva. Coma, trasferimento a Brescia perché a Trento non c’è un reparto di rianimazione pediatrica e, in un fiat, la morte.

Ora qualche domanda che merita risposta, se non altro perché si sta diffondendo il panico malaria e c’è chi, per furberia o per mera idiozia, quel panico lo sta cavalcando. Detto tra parentesi e senza, Dio ce ne scampi, che si voglia collegare il panico alla soluzione del problema, per fortuna la GSK, l’industria della provvidenza tanto cara alla signora Lorenzin, la ministra della salute (di chi?), ha già pronto il vaccino Mosquirix H-W-2300

(Ved http://www.ema.europa.eu/ema/index.jsp?curl=pages%2Fmedicines%2Fdocument_listing%2Fdocument_listing_000395.jsp&mid) che, in un sol colpo, cancella non solo la malaria ma pure l’epatite da sangue.

Tornando a quanto scritto qualche riga fa, la bambina può essere stata infettata solo in tre modi. Il primo: qualcuno ha punto le due bambine tornate dall’Africa con la malaria, trattate farmacologicamente e guarite, ricoverate con Sofia e con un bambino di tre anni, pure lui diabetico, che non ha contratto alcuna malattia. Con lo stesso ago insanguinato ha poi punto Sofia. Se così fosse, tra il personale del Santa Chiara si aggirerebbe un pazzo che va individuato al più presto. Il secondo: alla bambina è stato trasfuso sangue e quello era infetto. Prescindendo dall’estrema improbabilità che un centro trasfusionale accetti sangue di quel genere (anche se ai bei tempi di De Lorenzo e Poggiolini si faceva peggio), nessuna trasfusione è stata praticata a Sofia. Il terzo: l’ha effettivamente punta una zanzara Anopheles con tanto di Plasmodium falciparum nelle ghiandole salivari. Ma gl’ispettori prontamente arrivati in loco non hanno trovato traccia della zanzara. E allora? E allora, ecco risolto l’enigma scientifico: la zanzara, femmina e infetta, era clandestinamente nascosta nella valigia di un viaggiatore e, superando impavida le difficoltà del viaggio magari nella gelida stiva dell’aereo, è uscita e ha colpito Sofia. Probabilità? Generosamente concediamo qualche zero virgola, ma non di più.

Comunque siano andate le cose, Sofia non c’è più e il suo corpo è stato giustamente sottoposto ad autopsia. Sarebbe stato molto opportuno che alla procedura fosse stato presente, ad esempio, il dottor Dario Miedico che di autopsie ne ha viste un’infinità e che sicuramente avrebbe preteso una campionatura triplice dei tessuti e una loro conservazione non sotto formalina ma per congelamento. Ma Miedico non è stato invitato. Che cosa sia stato fatto nel corso dell’autopsia è tenuto molto discreto, anche perché così prevede la prassi.

Ad oggi la diagnosi resta quella di malaria cerebrale, una condizione in cui il microcircolo del cervello viene impedito dalla formazione di agglomerati di globuli rossi alterati dal parassita e che molto spesso è mortale.

Le voci, però, si rincorrono e una di queste riferisce che la bambina sarebbe stata vaccinata uscendone poi diabetica. Io ho parlato personalmente e pubblicamente con il dottor Claudio Paternoster, il primario infettivologo che ebbe in cura la bambina, sentendomi dire che non è al corrente se sia avvenuta una vaccinazione e che, ad ogni modo, non risulta che i vaccini diano diabete. Per prima cosa mi pare curioso che nell’anamnesi che deve ineludibilmente essere stata fatta non si menzioni la vaccinazione. In secundis, è opportuno sapere che non è il vaccino in quanto tale che può provocare diabete ma sono gl’inquinanti particolati che contiene, quelli negati dal regime pur di fronte ad evidenze che più evidenti non potrebbero essere, i quali vanno a colpire il pancreas e, segnatamente, le cosiddette isolo di Langerhans, vale a dire le formazioni deputate alla produzione dell’insulina, l’ormone indispensabile, tra le altre funzioni, per il metabolismo degli zuccheri. È noto che il diabete rende l’organismo più attaccabile da parecchi patogeni e, dunque, se davvero Sofia è stata infettata dal falciparum tanto da morirne, il diabete potrebbe aver facilitato la situazione fino a farla precipitare. Dal mio punto di vista, ma io non conto nulla, sarebbe interessante analizzare i prelievi di pancreas al microscopio elettronico, sapendo che cosa cercare.

Un’altra voce è che la bambina era stata vaccinata appena prima del coma. È vero? Anche questo dato pare sia perduto nella nebbia.

Il dottor Paternoster mi ha detto che il Plasmodium falciparum è stato trovato dai microbiologi nel sangue. Per assolutamente improbabile che la cosa sia, se esistono le evidenze, le si accetta e basta. Ma se, per un banale errore, il sangue osservato al microscopio ottico era di una delle due bambine che poi guarirono come è la quasi normalità, è evidente che la diagnosi è uscita necessariamente inappropriata.

Sarà comunque molto interessante disporre di tutto ciò che uscirà dall’autopsia e ancora più interessante sarebbe poter disporre dei reperti per un’indagine che normalmente non si fa.

Concludendo, siamo di fronte ad un caso a dir poco confuso. Quel che è certo è che sta uscendo davvero di tutto, compreso il panico per una malattia che da noi è scomparsa da oltre mezzo secolo. La soluzione? Elementare: aggiungiamo ai dieci vaccini obbligatori della signora Lorenzin anche il Mosquirix. È pur sempre un prodotto GSK. Come omaggio avremo pure l’immunità da epatite B con un bel doppione, visto che il vaccino esavalente ci protegge già da questa malattia. Come dice il regime, vaccinarsi a raffica contro la stessa malattia fa benissimo e così anche se della malattia si è già sofferto e se ne è guariti. Degli idioti? Dei perfetti ignoranti? Nessuno si permetta!

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