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P.S. delle 17 e 59:  Ecco qua come funziona L’Espresso. Ora hanno rimosso i commenti in cui si mostrava come questi personaggi abbiano riferito una bufala infamante. E hanno rimosso pure la possibilità di commentare. Una tattica davvero di grande correttezza.

 

P.P.S. delle 9 e 10 del 26 febbraio: Miracolo! i commenti sono ricomparsi.

 

E vabbè: era inevitabile. Due giovanissimi giornalisti che, pare, pubblicano saltuariamente sulla versione on-line de L’Espresso decidono di fare uno scoop e si occupano di Uranio Impoverito. Non ne capiscono gran che? Che importa?: loro fanno informazione e

il concetto d’informazione nostrano non prevede che chi informa sia a sua volta informato di ciò che comunica. Così, i due giovani fanno passare la notizia che mia moglie, la dottoressa Gatti, avrebbe in qualche modo ottenuto 202.000 Euro per condurre una ricerca sull’esposizione a particelle dei vegetali, e questi quattrini le sarebbero stati passati grazie al fatto che lei lavora, gratis et amore Dei, da diverse legislature all’interno della commissione per le malattie cosiddette da Uranio impoverito (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/uranio-impoverito-lultima-beffa/2200621).

 

Detta così, la vicenda puzzerebbe un po’ e la puzza, si sa, attrae irresistibilmente i più che pronosticabili censori a prescindere che imperversano in rete. Ecco, allora, che, senza che a nessuno venga in mente di controllare se i due giovanotti giornalisti abbiano raccontato una bufala o, più teneramente, non siano stati capaci di esprimersi, il “conflitto d’interessi” che condanna la dottoressa Gatti diventa scandalosa verità.

Un vero peccato che la notizia non sia vera.

Tanto per informazione, la ricerca esiste e il finanziamento pure, ma non ha nulla a che vedere con l’Uranio o con la commissione. Si tratta di una ricerca condotta da mia moglie (cosa per lei abituale) che vede impegnate varie università (Bologna, Genova e Napoli) e i 202.000 Euro coprono esclusivamente le spese documentate, il che significa che tutti lavorano gratis e, di fatto, mettendoci pure quattrini propri. Di questo non c’è traccia nell’articolo e ciò che il lettore bulimico di pettegolezzi ha capito è che qualcuno rubacchia quattrini pubblici. Dunque, crucifige!

Al mio commento in calce all’articolo, uno degli autori, tale Martino Villosio, mi telefona affermando che lui voleva dire altro. Che cosa? Non si sa, ma, comunque, altro. Per evitare problemi, promette di riparare. Ora, passata una settimana, l’articolo resta in rete e i soliti idioti che non aspettavano altro cominciano a sparare ciò che sono capaci di partorire con tanto piacere.

Così, stamattina telefono a L’Espresso e mi risponde una voce femminile sotto cui si nasconde evidentemente una persona cui la famiglia ha lesinato un’educazione che renda possibile il rapporto con il prossimo. Allora mando una raccomandata e dico che, se L’Espresso non pubblicherà il chiarimento dovuto, provvederemo a querelare direttore e giornalisti. Anche se la voce femminile si è fatta una risata, farò ciò che ho detto.

Commenti  

 
#2 PRECISAZIONI IN MERITO ALL'ARTICOLO PUBBLICATO SU ESPRESSOSalvatore Ventruto 2013-03-15 13:29
[quote name="Salvatore Ventruto"]In merito all’articolo pubblicato sul sito de “L’Espresso” in data 18 febbraio u.s. dal titolo “Uranio impoverito, l’ultima beffa” riteniamo sia doveroso fare delle precisazioni, in risposta a quanto dichiarato dalla Dott.ssa Maria Antonietta Gatti e dal Dott. Stefano Montanari su vari blog e social networks.

Il Comitato per la Prevenzione ed il Controllo delle malattie, come ampiamente specificato nell’articolo in questione, è nato nel 2007 con l’obiettivo di creare un polo scientifico per lo studio delle conseguenze sulla salute dei militari impiegati nei teatri operativi e nei poligoni.
Sull’attività concretamente svolta dal Comitato in questi anni e sui risultati da esso conseguiti si è espressa in modo estremamente chiaro, nella sua Relazione Finale, la Commissione d’Inchiesta Uranio Impoverito del Senato. Nel documento, infatti, si fa riferimento agli “scarsi risultati conseguiti” dal Comitato e al fatto che l’unica iniziativa posta in essere dallo stesso sia stata l’indizione di un bando per dei progetti di ricerca, iniziativa tra l’altro gestita, sempre secondo i commissari, mediante un procedimento che ha presentato “caratteristich e di inadeguatezza e scarsa trasparenza”, ampiamente descritte nel pezzo pubblicato il 18 febbraio.
Inoltre, in questi due anni d’indagine, la vicenda è stata oggetto di interrogazioni parlamentari e question time promossi dal senatore IDV Caforio, facilmente reperibili sul sito internet del Senato della Repubblica (e pertanto di dominio pubblico), nonché di alcune missive indirizzate al Governo, in particolar modo al Ministro della Difesa. Iniziative con le quali, per i motivi testé illustrati, è stata sempre richiesta la soppressione del Comitato per la Prevenzione e il controllo delle Malattie e il conseguente blocco dell’erogazione dei fondi ai proponenti dei progetti di ricerca risultati vincitori.
Nel pezzo, al contrario di quanto sostengono la Dott.ssa Gatti e il Dott. Montanari, si distingue nettamente il lavoro a titolo gratuito svolto negli anni dalla dottoressa in qualità di consulente della Commissione d’inchiesta e la partecipazione al bando di cui sopra, che ha visto la Dott.ssa Gatti, in qualità di vincitrice, destinataria di 202.000 euro.
Questi sono i fatti, supportati da documentazione ed atti ufficiali, forniti anche dallo stesso Comitato per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie dopo esplicita richiesta della Commissione d’inchiesta, ai quali ci siamo scrupolosamente attenuti.
Per quanto concerne la telefonata intercorsa tra uno degli autori e il dottor Montanari si precisa che durante la medesima non vi è stata alcuna ammissione di "non aver capito quanto letto", come attribuito.
La telefonata era finalizzata unicamente ad un confronto sulle motivazioni delle proteste - con accuse di scarsa accuratezza e giudizi lesivi della nostra credibilità professionale- provenienti dal dottor Montanari.
Non sono emerse inesattezze in quanto scritto.
Restiamo disponibili ad approfondire la questione qualora il dottor Montanari, piuttosto che distribuire apprezzamenti affrettati e offensivi, volesse contestare nel merito il contenuto del nostro articolo.

Salvatore Ventruto
Martino Villosio

RISPOSTA

Cari signori, io ho chiesto il diritto di replica riguardo l’articolo da voi pubblicato perché chi l’ha letto ha capito che mia moglie ha intascato 202.000 Euro approfittando della sua posizione all’interno della Commissione. Per prima cosa quel denaro è stato erogato (solo in parte, per ora) per finanziare una ricerca che nulla ha a che vedere con l’Uranio e con la Commissione e né mia moglie né, a maggior ragione tanto meno io, abbiamo intascato un centesimo. La ricerca, ormai conclusa con successo, ha visto impegnate le Università di Genova, di Bologna e di Trieste, il CNR di Faenza e quello di Napoli, e mia moglie ne era a capo. Come è prassi, nessuno dei partecipanti ha ricevuto un soldo e, anzi, per parte nostra, mia moglie ed io abbiamo sostenuto spese di viaggio e di comunicazione che nessuno rimborserà mai. In secondo luogo, il bando di concorso per la ricerca (che, lo ripeto per voi, non c’entrava per nulla con la Commissione o con l’Uranio in generale e, dunque, è stata ficcata nell’articolo senza ragione) era pubblico e chiunque poteva partecipare. La conseguenza della mancanza di chiarezza del vostro articolo è nelle reazioni di alcuni personaggi, uno dei quali ci perseguita da anni, e non mi pare si tratti di reazioni giustificate se non da interessi non propriamente presentabili.
Vi faccio anche notare come la rivista alla quale avete venduto l’articolo si sia comportata in maniera che faticherei a definire corretta. La mia raccomandata spedita il 25 febbraio, una raccomandata nella quale chiedevo il diritto di replica, è ritornata indietro perché rifiutata.
A questo punto non posso non chiedermi che cosa ci sia dietro.
Sul resto, cioè sulla versione della lunghissima telefonata del sig. Villosio prima con me e poi con mia moglie, inviterei a fare uno sforzo di memoria. Restiamo pure in attesa che la promessa del sig. Villosio riguardante un articolo di chiarimento sia mantenuta. Sempre, naturalmente, che anche questa non sia stata rimossa dalla memoria. Da ultimo, trovo bizzarro che vi sentiate offesi. Avete idea di che cosa avete combinato?

P.S. Un bravo giornalista (a maggior ragione se sono due) almeno controlla i nomi: mia moglie non si chiama Maria Antonietta.
 
 
#1 PRECISAZIONI IN MERITO ALL'ARTICOLO PUBBLICATO SU ESPRESSOSalvatore Ventruto 2013-03-15 13:27
In merito all’articolo pubblicato sul sito de “L’Espresso” in data 18 febbraio u.s. dal titolo “Uranio impoverito, l’ultima beffa” riteniamo sia doveroso fare delle precisazioni, in risposta a quanto dichiarato dalla Dott.ssa Maria Antonietta Gatti e dal Dott. Stefano Montanari su vari blog e social networks.

Il Comitato per la Prevenzione ed il Controllo delle malattie, come ampiamente specificato nell’articolo in questione, è nato nel 2007 con l’obiettivo di creare un polo scientifico per lo studio delle conseguenze sulla salute dei militari impiegati nei teatri operativi e nei poligoni.
Sull’attività concretamente svolta dal Comitato in questi anni e sui risultati da esso conseguiti si è espressa in modo estremamente chiaro, nella sua Relazione Finale, la Commissione d’Inchiesta Uranio Impoverito del Senato. Nel documento, infatti, si fa riferimento agli “scarsi risultati conseguiti” dal Comitato e al fatto che l’unica iniziativa posta in essere dallo stesso sia stata l’indizione di un bando per dei progetti di ricerca, iniziativa tra l’altro gestita, sempre secondo i commissari, mediante un procedimento che ha presentato “caratteristich e di inadeguatezza e scarsa trasparenza”, ampiamente descritte nel pezzo pubblicato il 18 febbraio.
Inoltre, in questi due anni d’indagine, la vicenda è stata oggetto di interrogazioni parlamentari e question time promossi dal senatore IDV Caforio, facilmente reperibili sul sito internet del Senato della Repubblica (e pertanto di dominio pubblico), nonché di alcune missive indirizzate al Governo, in particolar modo al Ministro della Difesa. Iniziative con le quali, per i motivi testé illustrati, è stata sempre richiesta la soppressione del Comitato per la Prevenzione e il controllo delle Malattie e il conseguente blocco dell’erogazione dei fondi ai proponenti dei progetti di ricerca risultati vincitori.
Nel pezzo, al contrario di quanto sostengono la Dott.ssa Gatti e il Dott. Montanari, si distingue nettamente il lavoro a titolo gratuito svolto negli anni dalla dottoressa in qualità di consulente della Commissione d’inchiesta e la partecipazione al bando di cui sopra, che ha visto la Dott.ssa Gatti, in qualità di vincitrice, destinataria di 202.000 euro.
Questi sono i fatti, supportati da documentazione ed atti ufficiali, forniti anche dallo stesso Comitato per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie dopo esplicita richiesta della Commissione d’inchiesta, ai quali ci siamo scrupolosamente attenuti.
Per quanto concerne la telefonata intercorsa tra uno degli autori e il dottor Montanari si precisa che durante la medesima non vi è stata alcuna ammissione di "non aver capito quanto letto", come attribuito.
La telefonata era finalizzata unicamente ad un confronto sulle motivazioni delle proteste - con accuse di scarsa accuratezza e giudizi lesivi della nostra credibilità professionale- provenienti dal dottor Montanari.
Non sono emerse inesattezze in quanto scritto.
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