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Non so se la storia sia vera. Senz’altro è verosimile. In occasione di una mia conferenza me la raccontò un veneziano molti anni fa, quando ancora le mie conferenze vertevano su temi diversi da quelli che sono adesso e che adesso paiono leggeri. In fondo, allora parlavo di malattie e di morti naturali.

Stando a chi me la raccontò,

più o meno mezzo millennio fa una veneziana, stanca di essere maltrattata dal marito, lo uccise e gettò il suo cadavere in un pozzo. Il giudice la assolse dal reato di omicidio ritenendolo giustificato dalle vessazioni subite ma condannò a morte la donna per aver inquinato un pozzo.

 

Ieri, a un po’ di secoli e a un po’ di chilometri di distanza, qualcuno si è accorto di qualcosa che anche un cieco avrebbe visto da almeno trent’anni a questa parte: quella che un tempo era la Campania Felix è avvelenata in modo capillare da sversamenti continui di rifiuti tossici che più tossici sarebbe difficile immaginare, e questi rifiuti hanno inquinato le falde acquifere in maniera che sarà sì reversibile ma lo sarà tra qualche generazione. Questo, ovviamente, a patto che la si smetta subito con questa pratica.

Evito di chiedermi che cosa abbia fatto in questi decenni l’ineffabile ARPA locale, ARPAC nella fattispecie, che cosa la congerie di enti che noi paghiamo perché difendano l’ambiente, l’unico che abbiamo, sapendo già in partenza che questi enti altro non sono se non ospitali rifugi per nullafacenti nella migliore delle ipotesi e corrotti nella peggiore ma, temo, più solita. E la magistratura? E i media? E, soprattutto, la gente? Io non posso pensare che quello che io ho sempre visto macroscopicamente nei miei tutto sommato non frequentissimi viaggi in Campania sfuggisse alla gente. Domanda: perché chi sapeva taceva? Altra domanda: perché c’era chi permetteva e, con ogni probabilità, c’è chi permette che nei propri campi si scaricasse e si continui a scaricare ogni giorno o, più credibilmente, ogni notte, un cocktail mortale per loro, per i loro figli, per i figli dei loro figli e così via, generazione dopo generazione? E i prodotti agricoli di quella zona? E i latticini, mozzarella in testa? Altra domanda ancora: chi punirà i politicuzzi, i cosiddetti amministratori, le cosiddette forze dell’ordine, chi, insomma, è pagato per vigilare e, invece, era parte integrante del gioco? Infine: chi pagherà le spese, se mai denaro possa essere adeguato, per un disastro che, di fatto, è un genocidio presente e futuro?

Certo, la Camorra. Certo, Cicciotto e’ Mezzanotte. Certo, gli strepiti pittoreschi di qualcuno. Certo, tutto quello che si vuole, ma adesso basta. Adesso basta con la nauseante retorica che soffoca di alibi i campani, tutti vittime di loro stessi. A me non importa un fico secco se i camorristi crepano come cani uccisi dai loro veleni così come dalle loro pallottole. A me non importa un fico secco se chi possiede i campi e li prostituisce trasformandoli in mostri ecologici schiatta dolorosamente, per tradizione alzando grida al cielo con tutta la teatralità tipica dell’etnia. Non m’importa. Però non posso tollerare di mangiare veleno contrabbandato nella pizza. Non posso tollerare che io debba appestarmi perché qualche industrialotto del Nord è cliente della Camorra con la connivenza delle istituzioni e, forse ancor più incredibilmente, di esemplari di campani che, come rozzi sicari, costituiscono l’ultimo anello, quello più squallidamente volgare, del sicario. Non posso tollerare che la Campania si suicidi.

L’Italia sta morendo come muore un lebbroso: un pezzo dopo l’altro. E gli assassini siamo noi.

Commenti  

 
+1 #1 Italia unitaGianluca Bracca 2012-12-11 15:03
Non che nel resto dello stivale le cose stiano meglio. Dopo le 57mila tonnellate di percolato tossico campano, una carrellata di altre porcherie nostrane, per non farci mancare nulla. L'elenco potrebbe essere infinito.

Brescia:
st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2012/12/Brochure.pdf?47e3a5
Garigliano (basso Lazio):
www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/08/procura-di-santa-maria-capua-vetere-indaga-su-centrale-nucleare-del-garigliano/439252/
Taranto:
www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/ilva-arresti.aspx
Calabria:
scirocco.blog.tiscali.it/tag/ferrite-di-zinco/?doing_wp_cron
Senza contare quel che uscirà fuori da Malagrotta a Roma, tra qualche lustro naturalmente...

Decenni d'incuria, tanta ignoranza, stupida e ottusa sete di profitto, occhi chiusi e tasche di assassini stragisti rimpinguate a dovere da altri assassini stragisti in giacca, cravatta e Maserati in garage, hanno portato all'irreparabile.
Con gran gaudio per i futuri prossimi abitanti di queste nostre terre irrimediabilmen te compromesse.

Mi chiedo perché si ostinano a classificare come disastro ambientale un reato che dovrebbe essere strage?

Perché non è nemmeno nell'aria l'allestimento di leggi e procedure speciali per stroncare con interventi pesanti la peggiore e più devastante forma di criminalità che l'uomo abbia mai conosciuto?
 

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