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Il terremoto è niente: dobbiamo mobilitarci tutti perché A2a, gestore del mitico termomiracolizzatore di Brescia, quello che, per non perdere tempo, si premia da sé, è alla fame.

Ricordo anni fa un incontro un po’ curioso con l’allora sindaco Corsini. Io stavo sul palco e lui in prima fila. Dunque, ad essere onesti, lui era in condizioni d’inferiorità un po’ come Fantozzi seduto sul sacco-poltrona. Le domande d’obbligo, quelle che ci si aspettano da un monomaniaco come me, vertevano sull’inceneritore locale sotto il quale, peraltro, ci trovavamo. Il Sindaco sosteneva che, al di là delle devastazioni possibili sia dal punto di vista della salute sia da quelle dell’ambiente di cui sapeva quello che sa la stragrande maggioranza dei suoi colleghi, cioè molto meno di zero, l’impianto garantiva introiti tali da mettere in condizione l’amministrazione comunale di fornire servizi da favola ai cittadini.

Oggi? Oggi pare che i comuni debbano uscire dall’azionariato di questi bruciatori e, per di più, A2a è sommersa dai debiti (si parla di oltre quattro miliardi e mezzo). Dunque, i bresciani dovrebbero respirarsi e mangiarsi le fuoriuscite del caminone azzurro a titolo gratuito. Se i calcoli sono giusti - ma Brescia, così come i suoi fratelli minori, è mistero fitto – di soli ossidi d’azoto trasformati in polveri sottili e ultrasottili uscirebbero 500 tonnellate l’anno. E non parliamo delle ciccione PM10 ma di qualcosa di ben più magro e, per questo, di gran lunga più aggressivo. Chi ne ha voglia tenga presente che quelle polveri, le polveri chiamate secondarie, trasportano inquinanti organici come le diossine e le sostanze diossino-simili (sono 419) . In più ci sono i PCB, gl’idrocarburi policiclici aromatici e chi più ne ha più ne metta. La quantità di questi veleni? Chissà. Nel 2009 (ultimo controllo a me noto) l’ARPA (e parliamo della benevola ARPA) ne rilevò 10 volte più di quanto aveva rilevato la A2a (che strano!). E le polveri primarie? Qualcuno le avrà classificate per dimensione, forma e composizione chimica? E le avrà pesate? E, ancora più importante anche se nessuno lo fa, le avrà contate? Insomma, c’è una bella macedonia in ballo.

Beh, che Brescia non sia un luogo in cui andarsi a curare l’asma, visto che pare sia la terza città più inquinata d’Europa, è un fatto. E neanche è un posto in cui farsi una bevuta di latte, con le cascine chiuse per qualche veleno di troppo in uscita dalle mammelle vaccine. La sorpresa è che noi tutti credevamo, e questo in base alle assicurazioni di un luminare dell’inceneritorismo accademico nostrano, che l’aria uscisse dal falò più pulita di quella che era entrata. Perbacco, che delusione: non è vero! Non sarà, per caso, che quel professore abbia trovato qualche regalino sotto l’albero di Natale? O è solo un buontempone? Chissà.

Ma che cosa sta accadendo per mettere alla fame “la Premiata”? Accade che i CIP6, le generose sovvenzioni con cui abbiamo ingrassato per anni la produzione e la cottura dei rifiuti, viene a scemare e per Brescia mancherà all’appello un pacco di milioni. Una sessantina, Euro più, Euro meno.

Per una serie di ragioni di cui faccio grazia a chi mi legge, occorre bruciare rifiuti urbani in quantità perché quelli speciali non rendono più e, anzi, diventano una spesa e basta. Ahinoi, come spesso succede, piove sul bagnato: diversi comuni della zona hanno cominciato a collegare i neuroni cerebrali e si sono messi a fare la raccolta differenziata, mettendo così a dieta il caminone. A2a è corsa ai ripari ingaggiando 27 comuni della provincia di Bergamo e tentando di convincerne altri 78, ma il piatto piange comunque.

Del resto, che la raccolta differenziata e tutte le altre tecniche per razionalizzare il ciclo dei rifiuti, compresa la terribile riduzione, sia il nemico numero uno di A2a come lo è per chiunque tragga quattrini dalla monnezza è testimoniato da una mail interna dell’Azienda che recita:” Per tua conoscenza, il ragionamento banale e semplice è questo: se i rifiuti sono il nostro oro, perché A2a dovrebbe fare attività per ridurli? Quindi mi sembra che la decisione conseguente sia di allontanarci da tutte le attività volontarie che portano a questo obiettivo.” Questo, almeno, è quanto pubblica Il Fatto Quotidiano del 17 aprile scorso.

Che fare se non invitare i Bresciani a mettersi di buzzo buono e a produrre quanta più immondizia possono? Spero proprio che non vogliano lasciar morire l’orgoglio della città.

 

(Grazie a Marino Ruzzenenti e a Massimo Cerani per le informazioni)

Commenti  

 
#2 Bresciagemma 2012-05-31 19:11
E' esatto: i comuni (anche il mio) hanno appena iniziato a fare una raccolta differenziata abbastanza spinta, e hanno preso esempio da sindaci che avevano già esperienza, quindi la cosa si sta diffondendo. Viene da piangere quando si pensa che respiriamo roba che non è neppure nostra (per quanto tanti bresciani non credo siano "svegli", in città mica ci sono tanti cassonetti colorati), ma di Bergamo (a cui hanno fatto un prezzo conveniente...!) e chissà da dove altro. Ho proposto al mio sindaco il film Sporchi da morire, non lo conosceva, non so se raccoglierà...ancora TROPPE persone non sanno cosa respirano!

RISPOSTA

Il commento che sento più di frequente all'uscita del cinema è "era meglio non sapere." Il che merita qualche considerazione. Il dramma più grave è che sono le cosiddette "autorità" a preferire non sapere e sono quelle a decidere deklla sorte di tutti.
 
 
+1 #1 inquietante considerazioneEdi Mattioli 2012-05-31 13:51
Queste le considerazioni del prof Federico Valerio, Direttore dell’Istituto dei tumori di Genova.

E' uno strano terremoto.

Colpisce sempre e solo antichi edifici in mattoni e moderni capannoni in cemento armato, appena costruiti. Che cosa hanno in comune questi edifici?
Gli amici di Adria mi hanno raccontato che la calce che teneva insieme i mattoni di torri e campanili, dopo secoli dalla loro messa in opera ha perso l'effetto legante. Può essere.
Peraltro da queste parti (Ferrara), l'ultimo grande terremoto è stato registrato circa cinque secoli fa.
E i capannoni?
Ci ho pensato bene, prima di formulare la seguente ipotesi: che questi capannoni abbiano in comune il fatto che siano stati costruiti con cemento fatto con le ceneri prodotte dagli inceneritori, una materia seconda prodotta in abbondanza da quelle parti (Bologna, Reggio, Modena, Forlì ...)?
Non e' fantascienza o eco-terrorismo. Dalle parti di Treviso, case fatte con questo cemento, reso fragile dalla presenza di alluminio da lattine, si sono dovute abbattere. Per fortuna quelle case erano disabitate.
Se fossi uno dei tecnici che stanno controllando le macerie dei capannoni crollati, causa principale delle morti di questi terremoti, farei un serio controllo al cemento usato e ne verificherei composizione e provenienza.

http://federico-valerio.blogspot.it/2012/05/capannoni-crollati-con-il-terremoto.html

RISPOSTA

Sarà telepatia: a me era venuta in mente la stessa cosa già il 20 maggio e avevo accennato alla possibilità di analizzare il cemento. Come al solito mi hanno guardato come si guarda un matto.
 

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