Approfittando della commemorazione relativa ad una resurrezione, mi sono preso quasi una giornata intera di congedo dal lavoro.
Tanto per non perdere l’abitudine ho dato un’occhiata alle notizie sull’ambiente che circolano, a dire il vero nel disinteresse generale e in modo quasi clandestino, e mi sono annoiato. Sì, annoiato perché anche il suicidio di una specie, evento unico nella biologia del Pianeta specie perché giustificato da interessi superiori e, dunque, notevole scientificamente, può, dopotutto, essere motivo di noia.
Ho cominciato apprendendo che qualche botanico si sta preoccupando per l’Antartide. A quanto dice una scienziata che lavora per il governo australiano, tale Dana Bergstrom, l’Antartide viene visitato annualmente da circa 40.000 turisti (numero in crescita) i quali, naturalmente nella più perfetta ignoranza del fatto, portano con loro dei semi. Questi, approfittando del cambiamento climatico che interessa la Terra e della mancanza di abitudine alla competizione della povera flora polare, germogliano rigogliosi squilibrando completamente l’ecosistema. In un anno – prosegue la signora australiana – oltre 2.600 specie sono state introdotte laggù. In fondo, chi se ne frega?
Voltiamo pagina. Qualcuno si ricorda del decreto con cui avevamo messo al bando i sacchetti di plastica non biodegradabli? Beh, per fortuna abbiamo scherzato. Per ora i plasticari hanno ottenuto una proroga a tutto il 2013. E poi? E poi, chi se ne frega? Non vorremo mica fare a meno di quegli allegri sacchetti colorati, vero?
Altra pagina. Qualcuno si ricorda, magari riandando a quanto raccontava la maestra delle scuole elementari, che l’ossigeno che respiriamo viene dalle piante verdi? Ma noi abbiamo bisogno di altro che di ossigeno: business ci vuole, perché è dal business che viene il benessere! Così - strilla Greenpeace - stiamo deforestando indefessamente l’Indonesia sia per procurarci cellulosa dal legno sia per far posto alle palme da olio, quell’olio così sapido di pesticidi che rende buone le merendine industriali e che, bruciato nelle centrali a biomassa, garantisce l’energia di cui abbiamo tanto bisogno. Tra parentesi - come ci assicurano gli “scienziati” di regime - bruciare quel prodotto miracoloso insieme con le altre biomasse (inclusi i copertoni da camion e altre materie preziose che noi chiamiamo irrispettosamente rifiuti, legalmente biomassa pure loro) emana al massimo un po’ di vapor d’acqua. I libri di chimica sostengono altro? Trasformiamoli in biomassa e bruciamoli!Senza ossigeno si muore? E chi se ne frega? In fondo, alla morte non scampa nessuno. Meglio farlo a pancia piena e con la TV accesa.
E l’OCSE, che dice? A rompere le scatole quelli non potevano mancare. Riassumendo le loro tesi da uccello del malaugurio, a dispetto della crisi gobale, entro il 2050 la domanda globale di energia aumenterà dell’80% (visto che la crisi è tutta un’invenzione?) e, a dispetto dei combustibili fossili in esaurimento, ancora l’85% dell’energia verrà prodotta bruciando petrolio, carbone e gas naturali (visto che i fossili sono inesauribili?) La conseguenza sarà, sempre stando a quei menagramo, che la mortalità per inquinamento andrà alle stelle. Marginalmente resteremo pure a corto d’acqua perché quella servirà per raffreddare le centrali di produzione energetica. Ecco, allora che berremo Lambrusco e ci laveremo con la trielina, un prodotto tranquillamente ottenibile dal petrolio. Ma poi non l’abbiamo detto che vogliamo morire con la TV accesa?
E, per tenere la TV accesa comprese le indispensabili lucette pilota, noi europei - scrive tale Declan Butler sulla rivista Nature - possiamo contare su 437 centrali nucleari, non poche delle quali di tipo che definiremo “storico” e in stato di manutenzione classificabile come “da dita incrociate” o da altri scongiuri meno urbani. Vivere nel thrilling è senza dubbio eccitante. E se ci fosse un altro botto come è già successo? No problem: l’onnisciente professor Veronesi e i suoi fidi scudieri di Galileo 2001 ci tranquillizzano: non c’è niente di più sicuro dell’atomo che si rompe e quegl’impianti sono come i mostri finti di Gardaland. E se si rompesse mai anche la centrale? Insomma, volete proprio fare arrabbiare il professore
A proposito di botto, al largo delle coste scozzezi c’è una piattaforma petrolifera, la piattaforma di Elgin, ormai abbandonata. Da lì esce una grande quantità di gas che minaccia i fare bum. Se lo farà, avremo di sicuro delle immagini bellissime in TV che potremo comodamente rivedere ogni volta che vorremo su Youtube.
Ma il bum in TV lo vogliamo anche noi perché noi Italiani non siamo secondi a nessuno. Così la Petroleum Geo Service Asia Pacific ha chiesto l’autorizzazione per bucare l’Adriatico al largo (poco al largo) della Puglia. Sta arrivando agli enti competenti (ho scritto, certo a ragione, competenti) la valutazione d’impatto ambientale e, con l’esperienza che mi sono fatta ficcando il naso nei documenti relativi ad inceneritori (chiedo scusa: termovalorizzatori), centrali a biomassa, dissociatori molecolari e altri miracoli della tecnologia, sono certo che l’impatto ambientale risulterà, nella peggiore delle ipotesi, zero. Nella migliore, negativo, il che significa che il mare ne uscirà più pulito.
A proposito di pulizia, credo che a tutti sia capitato di vedere rifiuti scaricati fuori da quei tristi cassonetti che deturpano il paesaggio da qualche cittadino/a che ferma l’auto dove ritiene che il luogo sia accocio e lascia lì, a disposizione di chi voglia approfittarne, Natura compresa, mucchi d’immondizia. Una giornalista del Corriere della Sera ha chiesto al signor Pizzetti, il garante della privacy, se un Comune rispettoso della legge può sistemare delle telecamere che pizzichino i personaggi. Non sia mai! “Sconsiglierei qualsiasi Comune dall’applicare sistemi intelligenti di videosorveglianza senza un’autorizzazione del Garante, prevista anche dalle linee guida insieme agli appositi cartelli per segnalare la presenza di telecamere” è il virgolettato del giornale. Mi pare più che giusto. In una società dove chiunque può infamare il prossimo e accusarlo di ogni misfatto per improbablile che il fatto sia usando l’anonimato di Internet perché si dovrebbe andare a caccia di chi, tutto sommato, si limita ad insozzare non una persona ma la casa comune?
Basta. A furia di leggere tutte queste noiose insulsaggini, senza nemmeno un accenno al signor Corona, alle ultime imprese di Balotelli, agli aggiornamenti – e sarebbero tanti e fondamentali – dei vari reality show, dopo un po’ mi sono stufato: al delta del Niger una piattaforma petrolifera della Fode Drilling Nigeria Limited, controllata della Chevron Corporation, va a fuoco e perde inquinati che uccidono i pesci, cosicché i pescatori non hanno più di che pescare? Chi se ne frega; mangeranno salmone norvegese! Dopo il problemino del petrolio nel Golfo del Messico adesso salta fuori che i delfini si ammalano e muoiono? Uffa: ma non ci avete proibito di mangiare i defini? E, allora, chi se ne frega! La laguna del Calich appena fuori Alghero è appestata dagli scarichi fognari sia abusivi sia con tutti i crismi della legalità e c’è chi si lagna? Cari abitanti di Alghero, chi se ne frega! Di chi sono le cose dentro le fogne se non vostre? Mettetevi un tappo al sedere e uno al naso e vedrete che il problema svanirà. E chi va al mare nel vostro litorale di Maria Pia? Beh, ne uscirà deodorato e concimato.
Basta davvero. Andiamo tutti quanti in gaiezza verso una morte gioiosa certi che, come ci ricordò saggiamente il professor Tassi dell’Università di Modena davanti alla prospettiva di ampliare l’inceneritore cittadino (termovalorizzatore per lui), li seppelliremo.
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2012-04-13/rifiuti-combustibile-lindustria-125130.shtml?uuid=AbBIQQNF
Hitler sceglieva le persone da mettere nelle camere a gas. Questo ci fa fuori tutti indistintamente .(anche la Sammartino)
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Per ordinare "Il futuro bruciato come ci stanno incenerendo la salute insieme al pianeta" di Stefano Montanari, Illustrazioni di Vilfred Moneta, Edizioni Creativa www.edizionicreativa.it, Collana dissensi, Saggistica Pagg.178, Inviare una mail a info@edizionicreativa.it