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Si può

A differenza di quanto accade a tutti gli altri esseri viventi che popolano il Pianeta l’Uomo dispone della facoltà di generare ragionamenti complessi. Se questo

gli attribuisce potenzialità formidabili, ne costituisce anche l’estrema vulnerabilità. Per funzionare in modo da poter produrre quei ragionamenti, il che si traduce, in definitiva, nella visione di una realtà tollerabile a venire, è indispensabile avere a disposizione quella che noi chiamiamo speranza, e non è detto che questa abbia solide basi. Anzi, non è nemmeno necessario che abbia una base qualunque. A noi basta poter dare carburante morale al cervello, sano o inquinato che quel carburante sia.

 

Per natura io sono sempre stato molto critico nei confronti del carburante e ho sempre preferito una scientifica oggettività, magari rischiando che l’indicatore di livello del serbatoio s’illuminasse di rosso.

Qual è oggi la situazione in cui abbiamo messo l’Italia? Per prima cosa questa riflette lo stato in cui versa il mondo, uno stato di sofferenza ormai cronico se si vanno a guardare le cartelle cliniche del passato. Chi si diletta di storia sa che da quando abbiamo cominciato a socializzare in modo massiccio siamo usciti dai binari etologici della Natura  non solo per non rientrarci più ma per allontanarcene estraniandoci in maniera tanto definitiva da diventare gli antagonisti della Natura senza alcuna possibilità di vittoria. Insomma, niente o ben poco di nuovo sotto il sole. Lo svantaggio di oggi è che il Pianeta è diventato troppo piccolo e qualsiasi scossa, per tenue che sia, si ripercuote dovunque. Vivere a così stretto contatto con il nostro prossimo ci rende in definitiva facilmente infettabili e, di fatto, c’infettiamo.

Come è proprio della biologia, accade che le reazioni di un organismo ad uno stato di malattia possano essere così violente da superare per aggressività la malattia stessa ritorcendosi contro lo stesso organismo che quelle reazioni difensive aveva generato. Questo è esattamente ciò che sta avvenendo in Italia.

Gl’italiani sono assuefatti da molti secoli al malgoverno e contro quella malattia per altri intollerabile hanno prodotto anticorpi. E gli anticorpi sono riassunti nell’ormai famosa frase “io speriamo che me la cavo,” una frase che descrive in sei parole sia l’ignoranza che ci affligge sia la totale mancanza di spirito di squadra, Così, dal malgoverno noi abbiamo da sempre cercato di ricavare qualche piccolo vantaggio personale, qualche microscopico privilegio a spese macroscopiche della comunità, una comunità di cui non c’importa un fico secco.

Per non uscire dalla stretta attualità, diamo un’occhiata alla situazione odierna.

In altri paesi, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, per esempio, esistono schieramenti politici ormai antichi nei quali si succedono i protagonisti e i comprimari. Quelli vivono la loro parabola e se ne vanno per non più ricomparire mentre il partito resta. Da noi è vero il contrario: i partiti cambiano con una rapidità straordinaria e gli uomini restano, magari, come accade, cambiando mille volte casacca (e non credo sia necessario fare nomi e circostanze). In questo modo noi continuiamo a lasciare tutto immutato e a proporre come medicine per le patologie in costante aggravamento i veleni che avevano dato origine proprio a quelle patologie.

E, allora, in Italia dove per fortuna le rivoluzioni non si fanno, era inevitabile che l’organismo alla fine in qualche modo reagisse e, ahimè, reagisse innescando una condizione che potrebbe essere ben peggiore della malattia.

Che non si potesse fare a meno di mandare a casa tutti, ma davvero tutti, i cosiddetti politici che ci hanno massacrati – beninteso, per nostra stessa volontà – era ovvio. Ma, per farlo, bisognava avere disponibile in sostituzione una classe politica che si potesse chiamare tale. Questa non c’era perché non c’erano i maestri e il risultato è stato quello di mettere in piedi un parlamento, parlamento di fatto paralizzato, pieno di dilettanti allo sbaraglio che prendono ordini da un comico, peraltro un signor Nessuno in parlamento, incapace addirittura di dibattere su quelle che dovrebbero essere le sue idee e che, a sua volta, prende ordini da una società a responsabilità limitata che ha per clienti gli agenti patogeni dell’intero Pianeta. Tutto questo senza tenere in conto le porcherie già perpetrate dal comico e da chi gli scrive il copione.

Dall’altra parte c’erano non tanto i vecchi partiti, perché i partiti sono tutti nuovissimi, ma le salme parlanti che che, indossando continuamente panni nuovi, fingono farsescamente di governarci in barba alla Costituzione. Presentare, tanto per fare solo un piccolo esempio, personaggi come Razzi o Scilipoti e regalare loro una poltrona è sintomo chiaro dell’incapacità suicida di leggere la situazione.

Così chi ha votato (io ho restituito la scheda dichiarando che non mi presto a fare da complice ad elezioni anticostituzionali) si è trovato nel dilemma: dare fiducia a dei vecchi o a dei nuovi incompetenti? E, allora, la situazione è diventata quella che conosciamo, dove comunque si sia deciso di votare si è sbagliato.

Ma, in qualche modo, bisogna cercare una sopravvivenza e questa è possibile solo attraverso la via aperta da Grillo. La prima cosa da fare è eliminare Casaleggio con la sua clientela, il che significherebbe automaticamente l’eliminazione di Grillo che non saprebbe più che diavolo dire. Poi, all’interno del partito delle stelline, buttare fuori tutti coloro che, con una bella dose d’ipocrisia e di viltà, si sono prestati a fare da manutengoli alle imprese ben poco gloriose del comico che sono tenute rigorosamente sotto censura. L’ulteriore passaggio è acquisire rappresentanti capaci sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista morale. Insomma, una voragine da riempire e, se non lo si farà, sarà lo shock analifilattico, cioè il naufragio.

Ma non è certo finita qui. Il parlamento conta fino ad un certo punto. Noi siamo gravati da un numero imprecisato di politicuzzi di livello regionale, provinciale, comunale, giù fino ai quartieri e, quel che è peggio, da funzionari e burocrati idioti, arroganti e corrotti, incancreniti da tempo immemorabile su una poltroncina che può essere ridotta anche ad un misero sgabello. È quella brontosaurocrazia infiltrata in ogni cellula a soffocarci. Se vogliamo davvero cominciare a guarire, è meglio che ci rimbocchiamo le maniche.

Si può? Si può.

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Partecipa alla discussione 1 commento

  • blueyesvegan ha detto:

    Si può fare cosa?
    Ok, si può…ma concretamente ognuno di noi cosa deve fare a suo giudizio per cambiare lo stato delle cose?

    RISPOSTA

    Bisogna ammettere che sono stati bravissimi: di comune accordo, da bravi commensali che mangiano a sbafo alla stessa, ricchissima tavola, sono riusciti a far credere a chi li mantiene che si trovano in un vicolo cieco da cui non si esce. E, invece, per uscire da un vicolo cieco basta invertire la marcia.
    Per prima cosa dobbiamo cambiare tutti dentro. Basta con la messa in vendita del proprio voto (50 Euro è la tariffa corrente), basta con il voto a chi promette privilegi, basta con la tolleranza verso chi si fa beffe della legge e persino della Costituzione. Già l’essere andati in massa alle urne a dispetto di regole palesemente anticostituzionali è stata una dimostrazione di quanto gregge e non popolo siamo. Farsi scudo del fatto di essere soli come, in effetti, ognuno di noi è, è nient’altro che un atto di vigliacca pigrizia. Ognuno deve universalizzare la propria condotta e, se non sa di che cosa si tratti, legga la Critica della Ragion Pratica di Kant.

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