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Scienziati in saldo

A tumulazione abbondantemente avvenuta (24 luglio 2005), si scrive che sir Richard Doll dell’Imperial Cancer Research Fund di Oxford si vendeva.

1.500 Dollari per giornata “lavorativa” sarebbero i trenta denari che costituivano il prezzo della sua anima, almeno secondo Sarah Boseley,  giornalista del Guardian, che l’8 dicembre scorso dichiarava di aver visto il contratto che legava Doll alla Monsanto, produttrice, tra l’altro, di erbicidi, e che ebbe vigore tra il maggio ’79 e il maggio ’86.

(http://www.gmwatch.org/archive2.asp?arcid=7378). Lo scienziato, un epidemiologo, insospettabile monumento degli anni dal dopoguerra in poi, si serviva dell’immagine che si era costruita per rifilare informazioni palesemente fasulle sul fumo di tabacco, a proposito della cui innocuità o, almeno, scarsa aggressività, rassicurava il mondo intero, regalando alibi inattaccabili ai tabagisti ed ingrassando le multinazionali della tossicodipendenza

 Tanto per curiosità, il luminare descriveva a suon di evidenze i benefici del fumo contro Parkinsonismo, morbo di Alzheimer e colite ulcerosa. C’impartiva dotte e documentate lezioni sugli effetti miracolosi del fumo di tabacco nei confronti di certe forme di cancro e, addirittura, accennava alle morti premature che non c’erano state solo perché il mancato estinto fumava come un turco (http://www.forcesitaly.org/italy/download/doll-protection.pdf ).

Il tutto in uno stile minimalista da vero scienziato, freddo davanti alla verità nuda della scienza. Dichiarava, poi, che la diossina, usata con liberalità nella guerra del Vietnam, è solo debolmente e saltuariamente cancerogena e il PVC, base comune di materiali plastici, non ha alcun legame con il cancro, tranne che con quello del fegato. E questa dichiarazione si dovrebbe all’influenza di 15.000 sterline versate dalla Dow Chemical, dall’ICI , dalla Chemical Manufacturers Association  e dalla già menzionata Monsanto (http://www.objectifbio.org/p1096001.htm ). Pettegolezzi? Forse. Comunque, nulla di sorprendente e nulla d’insolito. Se si va ad assistere oggi ad uno dei tanti show multimedia organizzati dalle società a capitale misto che lucrano fior di quattrini sull’incenerimento dei rifiuti e la loro presunta trasformazione in energia, al di là di qualche intrattenitore televisivo con martelletto in mano autoincoronatosi scienziato o di qualche altro con figliolanza al seguito o di qualche giornalista che spazia su tutto lo scibile umano con mirabile disinvoltura, si vedrà una corte dei miracoli di professori universitari e discepoli pronti a giurare, pagando, s’intende, che le leggi della fisica e della chimica crollano al cospetto delle meraviglie di “termovalorizzatori” da centinaia di migliaia di tonnellate che, se proprio qualcosina fanno, lo fanno come un barbecue o, mal che vada, come un’automobile Diesel.

Un discorso a parte merita un illustre oncologo che ci tranquillizza tutti: se l’inquinamento atmosferico non ci fa ingrassare, poco ci manca. Di certo, male non fa e, se proprio si vuole esagerare, è responsabile dell’1 fino, crepi l’avarizia!, al 4% delle morti da cancro. Non così l’insidioso basilico che entra subdolamente in ricette solo apparentemente innocue (e qui l’indice punta al perfido pesto alla genovese) e fa una vera e propria ecatombe silenziosa. Non così la polenta che è peggio di Attila e del feroce Saladino messi insieme. A meno che, naturalmente, la polenta non venga da un mais OGM, nel qual caso, siamo salvi. Dunque, respiriamo pure a cuor leggero e a pieni polmoni sotto l’inceneritore di Brescia, di fianco ad uno dei cementifici di Gubbio o del Lago d’Iseo o, magari, in vista dei camini di una centrale elettrica a carbone, uno dei combustibili del futuro che dell’oncologo è il pallino; ma attenti alla dieta! Una fetta di polenta non geneticamente modificata o un piatto di trenette mangiate in vista della Lanterna potrebbero essere la vostra fine.
 

 

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