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Roma e Lannes: vediamo se riesco ad essere compreso

Oramai sono al limite della pazienza.

Continuo a ricevere messaggi che mi chiedono della manifestazione di martedì prossimo a Roma. Ripeto che non ci sarò per varie ragioni, la prima delle quali è perché sul palco è in programma la sfilata di persone di cui non ho la minima stima e non voglio che qualcuno mi associ a loro.

Uno di questi, certo non il solo, è tale Gianni Lannes che da anni m’infama (il suo cavallo di battaglia è che sarei un agente della NATO!) e da cui ricevo ieri la mail che riporto verbatim con tutto il precario italiano del caso:

Alla cortese attenzione di Maria Antonietta Gatti e Stefano Montanari (presso Nanodiagnostics)

Buonasera sig.ra Gatti!

Sono in procinto di chiudere un’inchiesta sulle vaccinazioni coercitive in Italia e mi sono imbattutto in un’informazione istituzionale che la riguarda direttamente. Si tratta di ben 200 mila euro che sarebbero stati a lei elargiti da una Commisisone parlamentare per una ricerca. Colgo l’occasione per sapere in virtù della trasparenza poiché si tratta di denaro pubblico, se lei effettivamente ha intascato la predetta somma di denaro pubblico, se ha realizzato l’indagine e se l’ha consegnata al committente parlamentare. Inoltre, vorrei sapere se lei come titolare insieme a suo marito Stefano Montanari della Nanodiagnostics, ha beneficiato di finanziamenti pubblici per svariati milioni di euro su determinati progetti, al fine di realizzare ricerche scientifiche. In attesa di un suo tempestivo riscontro, le porgo i miei cordiali saluti!

Gianni Lannes

A parte la stranezza di un improbabile tale che fa “inchieste” e che non sa nemmeno che mia moglie non si chiama Maria Antonietta, le idiozie su cui, per motivi ignoti e in base ad una altrettanto ignota autorità, interroga mia moglie sono in parte dovute ad un sciagurato articolo de L’Espresso che anni fa scrisse cose inventate di sana pianta e, naturalmente, prive di un qualunque straccio di documento a sostegno, a proposito del pagamento, peraltro enormemente inferiore rispetto a quello preteso dal settimanale, delle spese sostenute e minuziosamente documentate per un lavoro effettivamente affidato a numerosi enti tra cui il CNR i cui risultati, ovviamente, sono stati dovutamente consegnati. Come al solito, nessuno ha ricevuto un centesimo e, di fatto, si è lavorato gratis. Come è naturale, è tutto riportato ufficialmente a livello di contabilità dello Stato ma, ahimè, in questo curioso paese chiunque può inventare idiozie, certo di trovare credibilità. Documenti? Come per il noto purgante di un tempo, basta la parola! Che succede ai diffamatori? Ma nulla, perbacco!

Quanto agli “svariati milioni” che avremmo ricevuto da finanziamenti pubblici, temo che la fantasia del personaggio assuma contorni che necessitano di un’assistenza medica. Noi non abbiamo ricevuto un centesimo e non ho idea di quale sia la fonte di stramberie del genere. Se il signor Lannes ce ne fornirà i dati, sarà nostra cura rivolgerci alla magistratura per vedere se si può almeno ottenere un chiarimento pubblico.

Comunque sia, il Lannes insieme con altri degni sodali sarà sul palco di Roma e la macchina del fango deve per forza essere messa in moto. E, allora, ecco che saltano fuori i milioni del signor Bonaventura e, con loro, l’articolo de L’Espresso basato sul nulla per il quale gli autori non sono stati in grado di presentare una singola prova.

Altri personaggi sgraditi in quella corte dei miracoli, personaggi ai quali non voglio essere in alcun modo avvicinato sono tale David Gramiccioli e tale Franco Trinca che vorrei cancellare dalla memoria.

In quella manifestazione non si raccoglieranno fondi per il microscopio e, allora, a me semplicemente non interessa. Del resto, come ho già ripetuto fino alla noia, se il microscopio non interessa a voi che mi sommergete di mail con storie orrendamente tragiche di bambini  o che siete malati di leucemia o che avete un inceneritore dietro casa, perché dovrebbe interessare a me che ci ricavo solo fango e fatica?

Spero che sia tutto chiaro e che la si smetta di importunarmi.

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