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Maometto in montagna

Di 10 febbraio 2011 10 commenti

Che la montagna andasse a Maometto era illusorio, specie se la montagna sta franando. E, allora, non restava che una possibilità: che Maometto andasse alla montagna.

Ieri sera, a dire il vero senza troppe speranze di poter entrare stante il tutto esaurito, sono andato al Palapanini di Modena dove il divino Grillo era atteso con impazienza dai suoi fedeli (in senso religioso), pronti a deporre sull’altare per lui un ghiotto Germania – Italia di calcio.

Perché sono andato? Beh, la curiosità di vedere se Grillo avrebbe parlato del microscopio, altro non fosse perché tre dei quattro giornali modenesi ne avevano scritto proprio nello spazio dedicato all’evento, era tale da farmi rinunciare alle meritate pantofole. Le probabilità che questo avvenisse erano obiettivamente vicine allo zero, ma non si sa mai.

Arrivo tre quarti d’ora prima dell’orario stabilito per la celebrazione del rito e la folla è già numerosa sul piazzale. Subito mi si avvicina un bagarino. Compro il biglietto pagandolo appena 10 Euro più del prezzo canonico.

Entro.

Vengo immediatamente riconosciuto da qualche fedele. Uno non esita a chiedermi di tenere una conferenza perché loro, quelli della parrocchia cui lui appartiene, hanno tanto bisogno. Gratis, ça va sans dire, perché, se è giusto fare il sacrificio di qualche decina di Euro per il disturbo di un milionario, è altrettanto giusto che io lavori a spese mie e regali i risultati, visto che, come si sa, la salute non ha prezzo. C’è il microscopio da comprare e servono quattrini? Qualcuno ci penserà. Non noi. Noi abbiamo tanto bisogno…

Sul megaschermo appare un filmato magari un po’ ridondante e ripetitivo sull’ambiente. Non un gran che, ma non era per quello che il palazzo dello sport si era riempito.

In un tripudio di grida entusiaste, con una tensione che si sentiva sui peli del collo, finalmente Grillo si materializza. L’entusiasmo è incontenibile. La signora seduta alle mie spalle non ce la fa a trattenersi e dà inizio ad un assolo di strepiti rochi, di estatici grugniti  e di sospiri à la je t’aime, moi non plus aromatizzati all’aglio che non abbandonerà per le prossime due ore. Sotto un tale inizia una giaculatoria di timbro grave che lo accompagnerà fino alla fine: in musica, un basso ostinato.

Si parte. Difficile definire spettacolo quello che in realtà è una sorta di colossale messa pagana.

Due cose colpiscono immediatamente: le battute sono le stesse di quelle che vigevano “ai miei tempi”, e l’aggiunta è quella di una volgarità allora appena accennata ed ora pecoreccia e un po’ imbarazzante. Se il primo punto è meritevole quale esempio di riciclaggio virtuoso dell’immondizia, il secondo ricorda molto l’uso sovrabbondante delle spezie quando si cucina pesce avariato.

Comunque, la congregazione (impossibile liquidarla come “il pubblico”) partecipa in delirio, ridendo a crepapelle come liturgia comanda alle ormai vetuste battute del celebrante, “nano” compreso. Ho pagato per ridere, e, perbacco, rido. Un tale collocato a qualche posto di distanza dal mio si alza ad ogni battuta, agita in alto le braccia e grida tutta la sua approvazione. La classe raffinata del celebrante è innegabile: cognomi come Bocchino vanno massacrati e la statura insufficiente di Brunetta viene punita come deve essere con giusta severità. Di Brunetta, poi, si mostra ripetutamente un breve filmato in cui ci si prende gioco di lui per una frase derisa a comando in coro come incomprensibile. Curiosamente, per me che non capisco niente di economia quella frase era chiarissima. Che importa? Seguono con ritmo incalzante le emozioni ispirate dalle litanie sui successi delle mitiche 5 Stelle (“grazie a questi ragazzi meravigliosi l’Emilia Romagna non ospiterà centrali nucleari” e speriamo che da domani si battano perché il meteorite del 2012 non colpisca la regione), e nulla importa se questi successi non hanno mai preso corpo e restano confinati ai misteri grillini. L’importante è la percezione. Da maestro gli attacchi al PD con tanto di applausi scroscianti di chi vota PD per ultrasessantennale tradizione di famiglia, dimenticando che lo statista Grillo tentò di entrare proprio in quel partito risultandone cacciato per eccesso di ridicolo. E che dire delle notizie su Londra, sul Giappone o sulla chirurgia robotizzata nostrana che paiono il parto di un etilista in attività? Informazione? Sì, alla Grillo. Del resto, lui non è nemmeno informato del numero dei suoi figli: sono quattro e non sei come dichiara facendosene, chissà perché, un titolo di credito. Ma l’ho detto: l’importante è ciò che i fedeli credono. A me, poi, ha aperto il cuore alla speranza la comunicazione, peraltro vecchia di anni ma da me dimenticata, del gruppo dei “migliori avvocati italiani” che, sempre grazie a lui, prestano aiuto legale gratuito alle vittime dei soprusi. Certo il ragionier Grillo non esiterà a mettermene uno a disposizione perché io possa agire contro la sottrazione del microscopio che porta la sua firma.

Ad un certo punto, forse ci siamo. L’argomento è quello del cancro, delle tecniche radiologiche e della prevenzione. Qui il discorso del microscopio ci starebbe a pennello, stante il fatto che è proprio con quell’apparecchio che cercavamo di studiare metodi di prevenzione. Ma no: niente. Il tutto si limita a una piccola mitragliata di assurdità bevute avidamente.

A concludere la manifestazione di culto, la novità: Grillo, con tanto di foto e filmati, fa pubblicità all’impianto di Vedelago (meritevole), dimenticando di dire che è meno di un quinto del totale di rifiuto che quella tecnologia è in grado di trattare e facendo passare invece la percezione di un impossibile 95%. Poi, il colpo finale: la pubblicità di due macchinette che avrebbero messo in imbarazzo anche una Wanna Marchi al top della forma. Una (che fino a ieri costava duemila Euro e che ora potete avere comodamente a casa vostra ad appena novecento Euro) è capace di fare oggetti di plastica di grande utilità come, ad esempio, una base su cui appoggiare il cellulare (la dimostrazione pratica è stata, ahimè, fallimentare perché il telefono non ne voleva sapere di starsene in piedi) o un fischietto (che non è stato prodotto ma che Grillo assicura essere una meraviglia della tecnica). L’altra macchinetta (qualcosa che non potrà mancare a casa vostra) è una sorta di cappello che, come dimostrato praticamente da un Beppe Grillo che non ha esitato ad accucciarsi sul palco, con la sola forza del pensiero è capace di alzare da terra una pallina per qualche centimetro. Difficile a quel punto non considerare l’utilità del dispositivo per sollevare da terra altre palle. Che dire? Dopo la palla in lavatrice, ci mancava anche questa. Ridateci Mastrota e i suoi materassi.

Come Dio vuole, dopo due ore di quella che per me, infedele impenitente che sono, è stata un’agonia tra noia e incredulità, l’ite, missa est. La folla – unita ebbrezza – par trabocchi nel campo… (Umberto Saba).

A questo punto, scendo negli spogliatoi.

Primo sbarramento.
Uomo in nero: “Dove va?”
Io: “A salutare Grillo.”
Uomo in nero: “Non può andare: non ha il pass.”
Io: “Ho fatto spettacoli con Beppe per due anni.”
Uomo in nero (dopo aver confabulato con un collega): “Vadi” (congiuntivo con valore imperativo di tipo richiesto per esercitare la professione.)

Vado e incontro un secondo sbarramento.
Secondo uomo in nero: “Dove va?”
Io: “A salutare Grillo.”
Secondo uomo in nero: “Non può andare. Chi è lei?”
Io: “Sono il Premio Nobel 2015.”
Secondo uomo in nero: “Vadi.”

Procedo fino al terzo sbarramento. Qui c’è il terzo uomo in nero che, folgorato, mi riconosce gridando che mi ammira tanto e che ha “pagato una vitina del microscopio.” Naturalmente, grillino di provata fede che è, ignora tutta la vicenda e non sa che la sua vitina fa la ruggine ad Urbino. Comunque, mi accompagna fino alla porta della sagrestia, davanti alla quale si assembra una ventina di persone in attesa di una pur fugace udienza privata e relativa benedizione.

Passa un minuto e Grillo esce, avanzando ad abbracciare un tale con la barbetta e, subito dopo, ad abbracciarne un altro senza barbetta. Io mi posiziono ad un palmo dalla schiena del Nostro che ancora non si è accorto di me. Dopo un attimo lui si gira per andare a congiungersi con qualcun altro e si trova con il naso a un centimetro dal mio. L’espressione diventa quella di una zucca di Halloween. Gli prendo la mano e
Io: “Ciao, Beppe. Mi pareva doveroso venire a salutarti.”
Grillo [mentre la zucca perde rapidamente di colorito]: “Ciao… come stai?”
Io: “Malissimo.”
Grillo [voce flebile, molto diversa da quella di venti minuti prima]: “Perché?”
Io: “Grazie a te.”
Grillo: “A me? Io che c’entro?”
Io: “Domattina ti aspetto in laboratorio. Vieni e ti farò vedere che cosa hai combinato.”
Grillo: “Io non c’entro niente…”
Io: “Beh, se il microscopio sta a prendere polvere da 13 mesi è grazie a te.”
Grillo [con la voce che si rompe un po’]: “Io non c’entro con questa storia…”
Io: “Che strano! Eppure…”
Arriva un tale in nero alto due Brunetta e mezzo che mi abbraccia da dietro, tenendomi fermo. Io, che fermo ero già e che ero pure molto tranquillo, resto immobile e sereno.
Io: “Vedi, Beppe: mezz’ora fa hai strepitato contro l’uso che i politici fanno della Polizia verso chi li contesta e contro i professori di Ca’ Foscari che non hanno lasciato che una studentessa leggesse un comunicato. Ora tu fai la stessa cosa.”
Grillo [con voce esitante sì ma tentando di assumere un atteggiamento dignitoso a metà tra un John Wayne al pesto e un Don Beppe Corleone]. “Lascialo andare.” E il pasdaran in nero molla un po’ deluso la presa. “Io non parlo mai di te. Tu devi smetterla di parlare di me.”
Io: “Lo so che tu non parli di me. Io di te continuerò a farlo.”
Grillo[con una vocina piccina picciò non intonata alla frase da 41 bis]: “Se continui te la faccio pagare!”
Io: “Beppe, mi stai minacciando in pubblico?”
Grillo [gorgoglii indecifrabili]Io: “Ma sì, Beppe: in fondo mi fai pena. Ti saluto.”
Esco nel silenzio.

Ora, come si fa nei lavori scientifici, le conclusioni.

Uno. Non esistono dubbi: Grillo preso senza l’ esercito di prodi da lui guidato come faceva il Radamès di verdiana memoria è un anziano (al Carbonio 14, 1948: un anno più di me) indifeso e va rispettato per motivi di carità.

Due. Il fiero sospetto è che Grillo non abbia davvero la più pallida idea del letamaio in cui è stato trascinato e il suo spaesamento non sia perciò tutta finzione. O, almeno, non ne abbia mai capito la portata. Dunque, se il sospetto è fondato, va tenuto conto della circonvenzione di cui è stato e resta vittima. Dico questo perché io stesso sono stato più volte bersaglio di farabutti che hanno approfittato della mia buona fede e, in fin dei conti, non posso che provare simpatia per lui.

Tre. Stando a lui, Grillo non sa che lo si tira in ballo per fatti che, sempre stando a lui, ignora. Si vedano, ad esempio, le affermazioni della signora Marina Bortolani secondo cui Beppe Grillo le sarebbe sodale in quella farsa tragica della “donazione” ad Urbino  (http://www.bortolanionlus.it/2009/06/30/donato-il-microscopio-all%e2%80%99universita-di-urbino/). Poi, evidentemente Grillo non sa che suo nipote, l’avvocato Maurizio, m’inviò una raccomandata di diffida per bloccare una raccolta fondi per la ricerca. E neppure sa che qualcuno ha pubblicato sul suo blog, che, evidentemente, come me non frequenta, un filmato (http://www.beppegrillo.it/2010/07/un_microscopio_al_servizio_dellambiente/) che lo invito a guardare per la sua esilarante comicità, soprattutto alla luce di quanto poi sono stati i più che prevedibili fatti seguiti. Ma Grillo non ricorda neppure di aver affermato in un colloquio con una signora incontrata in aeroporto che poi mi riferì il tutto che il microscopio ci era stato tolto perché noi quel coso non lo usavamo e aggiunse che le nostre ricerche non avevano valore perché le nostre scoperte si dovevano ad altri. Al di là della più che ovvia incompetenza del Ragioniere, lascio ogni giudizio su questo agli enti nazionali ed internazionali e ai magistrati che si servono delle nostre ricerche e di noi personalmente. E le lascio pure a tutti coloro che da noi hanno avuto e continuano ad avere aiuto.

Quattro. Ora che Grillo non può non sapere, se la maschera che rappresenta in scena ha anche solo una minima coincidenza con l’uomo, non potrà esimersi dal mettere una pezza al guaio che ha combinato, volontariamente o no che sia. Così, ben sapendo che lui palanche non ne tirerà fuori, mi aspetto che scriva (magari lo faccia scrivere) un bel post di ravvedimento, che ad ogni spettacolo raccolga fondi e ce li invii, oltre a denunciare pubblicamente la truffa di cui eventualmente è stato vittima e a mobilitare le sue truppe della circoscrizione di Urbino per premere affinché ci sia restituito il maltolto ora ozioso. Dopotutto, è vero o non è vero che le 5 Stelle fanno i miracoli?

Da ultimo: mi pare corretto che si dia vita ad una raccolta fondi per rimborsarmi i 30 Euro spesi per l’ingresso al luogo di culto e mi si riconoscano 70 Euro a risarcimento del danno esistenziale patito per le due ore di tormento. Cento Euro in tutto, cifra tonda, e non se ne parli più.

Partecipa alla discussione 10 commenti

  • Fabio C. ha detto:

    tutto nella norma…
    Grillo[con una vocina piccina picciò non intonata alla frase da 41 bis]: “Se continui te la faccio pagare!”
    °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

    Come volevasi dimostare i metodi sono esatamente gli stessi del suo “contrario”. Grillo e molti grillini sono molto più simili a b ed ai berluscones di quanto loro stessi non sappiano…

    Dottore, come promesso a giorni (domani o dopodomani max) avrà la mia parte del rimborso che girerò, come farò ogni mese, sul conto per la raccolta del microscopio.

  • rodanese ha detto:

    x
    Grazie per il resoconto.
    Come pensavo Grillo è ormai un politico, immerso in un sistema più grande di lui.
    In questo sistema, la ricerca sulle nanopatologie non può avere spazio. Facciamocene una ragione, e rinviamo il nobel al 2020.

  • Luigi Petix ha detto:

    Sù tutti froci ccù u culu di l’antri..
    Trad.: sono tutti finocchi con il culo degli altri. Solidarietà.

  • Luigi Petix ha detto:

    A proposito
    Forse vi interesserà una cosa del genere, ma ce n’è anche di più potenti col laser. Non costano neanche tantissimo. Saluti.

    Forse vi interesserà una cosa del genere, ma ce n’è anche di più potenti col laser. Non costano neanche tantissimo. Saluti.

  • Luigi Petix ha detto:

    ..
    http://www.bioblog.it/2010/01/23/nanoscopio-ottico/20108716

    RISPOSTA

    Come tanti altri strumenti, anche questo ci potrebbe essere utile, ma non ci è essenziale. A noi basterebbe quel microscopio che è dimenticato da oltre un anno ad Urbino.

  • bosco ha detto:

    face 2 face
    Eccola qui, attendevo giusto questo, magari con una fine migliore.
    Si perche’ il risultato e’ che Grillo non ne e’ uscito bene ma noi non sappiamo ancora cosa cavolo e’ accaduto veramente e cosa ha mosso Grillo & CO. a comportarsi cosi’.
    Non me ne sarei stato di un “A me? Io che c’entro?” , avrei voluto da lui risposte chiare.
    Molto probabilmente avrei registrato tutto con il mio cellulare e questo non sarebbe stato molto onesto ma me ne sarei pentoti PIU’ TARDI…con comodo.
    A questo punto, salvo miracoli, non sapremo mai cosa e’ successo realmente e cosa ha fatto partire tutto questo casino.
    Comunque sia, non ha piu’ molta importnaza, ora procediamo con le nostre forze e rimettiamo Stefano nella condizione di fare quella ricerca di cui tutti abbiamo un gran bisogno.
    Vorrei pero’ sottolineare che Grillo, a modo suo, ha detto cose condivisibili ed interessanti,condite con le sue battute perche’ e’ e resta un comico.
    A me interessa la sostanza,ci sono cose che condivido, altre che non condivido ma alla fine,se tiriamo le somme, il suo rendimento resta in positivo.
    Nonostante le castronerie che ciclicamente dice o gli abbagli che prende.
    Ho un’idea ben precisa di come vorrei fosse il mio paese, molte cose che dice le condivido e si incastrano molto bene con il mio “plastico paese”.
    Detto questo, non ritengo possibile il mi opaese ideale perche’ COZZA SENZA SPERANZA con la natura del popolo italiano.
    NOI non siamo in grado di avere un paese decente, possiamo solo cercare di fare del nostro meglio per restare in piedi e non cascare.
    Il meglio EMIGRA, il resto rimane.
    E’ pero’ anche vero che nell’intero pianeta l’uomo si comporta comunque in modo poco serio,perche’ abbiamo la possibilita’ di rendere questo pianeta un luogo veramente bello in cui crescere e prosperare ma facciamo l’opposto di quanto serve per permettere a tutti di poter avere una vita dignitosa.
    Sappiamo solo avventarci sul cibo per poterlo mangiare per primi e lasciare le briciole agli altri.
    Sappiamo solo spremere sino all’ultima goccia senza preoccuparci che non lasceremo piu’ nulla a chi verra’ dopo di noi.
    Chi ci salvera’ da noi stessi?

    RISPOSTA

    Caro Enrico,
    Hai visto che sbagliavi quando dicevi che io non avevo intenzione d’incontrare Grillo? L’ho persino pagato per farlo.
    Sbagli pure se pensi che io mi abbassi a registrare di nascosto una conversazione. Queste cose le lascio ad altri. Chi era testimone sa in cuor suo che ho riportato fedelmente le parole e i fatti. Se, poi, costoro saranno così meschini da distorcere o stravolgere la verità, peggio per loro: avranno assorbito gl’insegnamenti di una cattivo maestro e saranno solo degni di pietà o di disprezzo, a seconda dell’approccio.
    Proseguendo, Grillo non avrebbe mai svelato che cosa c’è dietro la porcata, e questo per varie ragioni. Intanto c’era una ventina di persone presenti ma, al di là di questo, non avrebbe mai avuto il coraggio di confessare apertamente la meschinità dell’origine, un’origine che io conosco e che lui sa che io conosco ma che, come Pasolini, non ho gli elementi di prova per rivelare. E su questa meschinità ha preso l’aire una manovra ghiottissima, immensamente più grande del seme di partenza, una palla insperata colta al balzo da chi sappiamo godere dell’opera di Grillo anche se, forse, lui non ne è neppure cosciente.
    Oggi, dopo quell’incontro, ho perso parte della mia combattività nei suoi riguardi. Mi sono trovato di fronte un uomo impaurito, incapace di reggere il confronto a qualsiasi livello e, da buono sportivo, non mi va di fare a pezzi un avversario che manifesta un’inferiorità così palese. Ti confesso che gli avrei dato una pacca sulla spalla con la tentazione di perdonarlo. Cosa moralmente impossibile perché io non posso perdonare i torti fatti ad altri.
    Dunque, lasciamolo perdere perché non vale la pena tenerlo in considerazione. Continui a vendere la sua aria fritta riciclata fino al limite estremo, continui a pontificare su argomenti che ignora, continui ad agire esattamente come coloro che insulta, continui ad autocelebrarsi grottescamente come un miles gloriosus o un Tartarino di Tarascona, continui ad immergersi nel bagno di latte d’asina dei suoi cerebrolesi… Credo che noi abbiamo altro da fare.
    Peccato per lui perché, con un minimo di coraggio, avrebbe potuto riscattarsi dal punto di vista umano dichiarando quello che è sotto gli occhi di chiunque abbia l’onestà di vedere: che ha sbagliato. E avrebbe potuto esagerare dichiarando pure la sua disponibilità a dare almeno una mano per tappare la falla che ha così sconsideratamente aperto o aiutato più o meno consciamente ad aprire. Ma questo sarebbe stato un atteggiamento intelligente.
    Adesso basta: cerchiamo di recuperare il microscopio.

  • albertino ha detto:

    tanto di cappello
    tanto di cappello, Dott. Montanari, per la sua tenacia ed il coraggio nello sifdare il “leone” dentro la sua tana.

    RISPOSTA

    Il coraggio non è servito. Lo stomaco, sì.

  • gbracca ha detto:

    Bestiario
    [quote name=”albertino”]coraggio nello sifdare il “leone” dentro la sua tana.[/quote]

    O il “cagnolino” nel suo giardino? 8)

  • Francesco Michelacci ha detto:

    Grillo e’ un comico.
    e fa spettacolo, solo cosi’ posso giustificare gli osanna, la gente ha voglia di ridere e la valanga di oscenita’ che Beppe rivolge alla classe dirigente coglie nel segno.
    Fa male? No, i nostri politici lo meritano in pieno, anzi, ne meriterebbero pure un po’ di più. Che poi anche Grillo debordi nell’ovvio e talvolta prenda micidiali cantonate è vero, l’esem lo dimostra, ma nel complesso aver avuto il coraggio di mettersi in gioco in prima persona, non è cosa da poco. Che poi anche questo sia un buon investimento e gli faccia riempire i palazzetti, fa onore al suo senso degli affari, ma non credo fosse il calcolo di partenza. Avrebbe altrimenti potuto genuflettersi al potere di un tempo, rimanere in Rai e guadagnare comunque. Forza Stefano, complimenti per l’abnegazione, il coraggio e non ultima, per la bella letteratura che sempre regali a noi tifosi.

    RISPOSTA

    Mi capita sempre con i perdenti: provo un’incoercibile simpatia per loro. E chi è più perdente di Grillo? Io non lo conosco abbastanza per poterlo giudicare appieno, ma mi è sempre parso, e oggi molto più di ieri, un uomo profondamente infelice. Chi avesse saputo leggere una battuta del suo ultimo spettacolo se ne sarebbe accorto: “L’Italia è una repubblica fondata sulla felicità” è il testo che lui diceva di auspicare per l’articolo d’apertura della nostra Costituzione. Chissà, forse non è nemmeno farina del suo sacco, ma chiunque l’abbia pensata Grillo lo conosce bene: la felicità è ciò che gli manca e la cosa è tanto evidente da diventare quasi corporea.
    Del resto è difficile, impossibile, direi, a lui come sarebbe a chiunque, essere felice così, indossando una maschera per anni, strepitando ideali che non solo con ogni evidenza non sente perché non li applica nemmeno a se stesso ma che finge “per futili motivi”: per le palanche e per quel successo di folla di cui è dipendente.
    Beppe è sempre stato ricco, lo è stato per privilegio di nascita, o, almeno, è sempre stato molto, molto benestante. Il non aver mai lottato davvero lo ha mutilato. Così, lui il mondo vero lo conosce poco e quando ci ha sbattuto il naso contro è riuscito ad eludere la sua crudezza. Oggi, dopo tanti anni di convivenza esclusiva con se stesso, sguscia via terrorizzato al solo pensiero d’incontrare il dolore, anche solo di sapere che esiste. Non il suo, perché da quello non c’è modo di fuggire: quello di qualcun altro. Ma dolore comunque resta.
    Eppure, forse per caso, forse per novità, aveva cominciato bene: informazione corretta, giustizia senza sconti… Poi, presto, tutto è diventato merce.
    Dietro il personaggio Grillo con il petto in fuori, così stridente con il signor Giuseppe, quello vero, c’è una piccola organizzazione nel suo genere assolutamente perfetta. Chi lo gestisce è una persona pragmatica e d’intelligenza acutissima che non si lascia intralciare da romanticherie. La giustizia? La salute? Il bene comune? Cari signori, qui si lavora e chi lavora lavora per far quattrini. Stiamo prendendoci gioco di una torma di ragazzi assetati d’ideali? Non è affatto vero: noi d’ideali diamo un pacchetto. Sono fasulli? Lo dite voi: ciò che conta è ciò che si percepisce e, grazie a noi, quei ragazzi sono convinti in cuor loro di essere i crociati del giusto. L’aver chiuso loro il cervello, l’aver tagliato ogni capacità critica erano e rimangono operazioni necessarie. Necessarie per il loro bene. E che c’è di male se noi spilliamo i loro quattrini e spesso il loro lavoro? Il sacrificio li fortifica e in cambio noi diamo l’appartenenza ad un esercito ideale: mille volte quello che il denaro può pagare. Noi diamo la felicità!
    Ecco: Beppe è la macchina che, manovrata da altri, sforna felicità. Una felicità falsa come una moneta di latta, ma oggi, almeno su certe piazze, perfettamente spendibile. Una felicità di cui Beppe non può godere perché lui quelle monete le batte e sa perfettamente di che materia sono fatte. A lui, pure impigrito e confuso da quello che gli dicono essere il successo, il cervello è restato aperto e la capacità critica, sotto sotto, rimane. Lui non è né può essere un cliente di se stesso.
    E Beppe non ha i crediti per essere felice perché non ha coraggio. Non ha coraggio in generale e non ha il coraggio di essere coraggioso. E coraggio significa anche rinunciare ad essere “più uguale”, più uguale nel senso dei maiali di Orwell, rinunciare a privilegiare se stesso indulgendo negli atteggiamenti che lui continua a stigmatizzare in chi finge di combattere trascinando con sé quei poveri ragazzi caduti nel tranello del partito che qualcuno ha allestito a suo nome. Chi ha seguito la campagna elettorale delle 5 Stelle emiliane e, soprattutto, la farsa avvilente delle “primarie postume” che si sono prese gioco della volontà popolare per far posto all’amico del’amico esattamente come i più squallidi esemplari di coloro che noi chiamiamo abusivamente “politici” non può non essersene avveduto. Il cattivo esempio affascina e corrompe. Da un certo punto di vista fortunatamente e da un altro purtroppo, quel partito di ragazzi un po’ velleitari, un po’ furbetti del quartierino, ma un po’, magari anche per la gran parte, sinceri idealisti svanirà non appena Grillo sarà pensionato vuoi per raggiunti limiti d’età vuoi perché chi lo sta manovrando avrà pragmaticamente trovato di meglio. Allora sarà inevitabile che una sorta di destino naturale faccia il suo corso e che ciò che non ha scheletro collassi. Di Grillo non resterà che il ricordo annebbiato di un comico che aveva giocato con sessanta milioni di persone e, per l’azione vera, aveva mandato avanti gli altri perché a lui veniva da ridere.
    Io non lo so, l’ho detto: non lo conosco abbastanza, ma credo che anche lui, oltre alle palanche, tante, di cui dispone e che continua a produrre, oltre al trionfo epidermico cui non può rinunciare anche se viene da quelle che lui sa essere le sue vittime, senta la trafittura di uno spillone nell’anima piantato dal male che ha provocato e continua a provocare a tante persone. Ciò che ha fatto è tristissimo. Il cercare così goffamente di levarsi di dosso le responsablità pesantissime che ha, che si è assunto forse per non avere avuto il coraggio di dire di no a qualcuno, è non solo altrettanto triste ma sconsolatamente infantile. Gli uomini veri possono sbagliare. Anzi, di tanto in tanto sbagliano, qualunque ne sia la ragione. Ma gli uomini veri sanno rialzarsi, sanno drizzare la schiena, sanno mostrare la faccia e sanno riparare ai torti che hanno fatto, costi quel che costi. La felicità viene anche da lì: dal riscatto. Ma se non si è disposti a bruciare un po’ al fuoco del purgatorio, la felicità non arriverà mai e la partita con la vita è persa.
    Per questo provo un’incoercibile simpatia per Beppe, come la provo per tutti i perdenti, specie per chi perde la partita contro l’avversario più difficile da affrontare: se stessi. Per questo io giudico Beppe per le prove che ho ma non lo condanno, perché per farlo bisognerebbe poter leggere tutto il libro della sua anima e quella è impresa che può fare solo lui. Giudici competenti, e limitatamente ai casi in giudizio, sono coloro che soffrono a causa sua.
    Per un malinteso senso d’orgoglio oggi Beppe Grillo sta barattando con la flebile salvezza della fuga un’occasione forse unica nella sua carriera di uomo. Riconoscendo l’errore che è oscenamente visibile come una macchia che copre il volto conquisterebbe quella fetta di trionfo che non potrebbe mai ottenere altrimenti e non ci sarebbe chi non correrebbe a perdonarlo, dimenticando tutto ed accogliendolo come uno della squadra. Sparirebbe anche la macchia e il suo ricordo.
    Se Beppe non ce la farà, alla fine dimenticheremo lo stesso. Resterà la malinconia di non essere riusciti a vederlo felice.
    Ma ora, basta: sia Grillo a decidere di sé. Noi, per pochi, pochissimi che possiamo contarci, ci siamo caricati sulle spalle un compito che è destino fosse il nostro dovere. Tempo da perdere non ne abbiamo più.

  • rodanese ha detto:

    x
    Grillo potrebbe anche essere ricattato dalla Bortolami. E’ un’ ipotesi anche questa.

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