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L’immutabilità dell’imbecille

Di 30 novembre 2017 3 commenti

Non ho ancora capito se sono disperato, divertito o se mi sono semplicemente rassegnato alle percosse e ai dardi di una fortuna oltraggiosa come da monologo di Amleto. Il fatto indiscutibile è che io non ho niente a che fare con la società che in questo momento e in questa plaga geografica impera.

Stamattina, come in genere mi capita quando sono in automobile intorno alle otto e trenta, ascoltavo radio Rai 3. Ogni settimana un giornalista conduce una trasmissione nel corso della quale legge parti di articoli presi da giornali e risponde agli ascoltatori, palesemente selezionati, che telefonano. Nessuna meraviglia se si tratta quasi sempre di opinioni di regime pronunciate con l’autorevolezza di chi ha la verità del momento in tasca.

Stavolta un ascoltatore, qualcuno che non conosco e che mi trattengo dall’aggettivare, ci dà la sua lezione. Non avendo seguito il prologo, ignoro da dove fosse partito lo spunto ma il succo era questo: non si deve dare voce ai fascisti. I fascisti vanno solo combattuti.

Con mio grande dispiacere, io ho frequentato un ottimo liceo (l’università è altra cosa), ho viaggiato e studiato all’estero, sono cresciuto in una famiglia colta e aperta di mente, e ho sempre frequentato letture di livello. Così sono cresciuto da fascista, comunista, negro, omosessuale, ebreo… Insomma, da sempre io sono aperto a tutto, ascolto tutti, giudico tutti e non condanno nessuno. Da qui il mio dispiacere. I fatti dicono che io sono uno spostato: quello che gl’inglesi chiamano un piolo quadrato in un buco rotondo.

Da qualche tempo, con successo rapidamente crescente, invale una sorta di pensiero unico. Un pensiero unico non inteso come neoliberismo egemonico ma come binario culturale e intellettuale lungo il quale si ha sempre ragione e fuori dal quale esiste solo il torto. Quindi, correndo lungo quei binari, tracciati con quale autorità non è dato sapere se non quella dell’arroganza del vincitore occasionale, non si sbaglia mai e, per evitare che il resto del mondo sbagli, ogni violenza è autorizzata. Insomma, la filosofia dell’Inquisizione: ti torturo e di ammazzo per poterti aprire le porte del paradiso.

Per chi voglia un esempio fuori dei nostri territori culturali, dia un’occhiata ad un certo integralismo islamico con le sue cinture esplosive, i suoi camion sulla folla e le sue fatawa (plurale di fatwa). Ma di esempi, non di rado vistosamente contrastanti tra loro, ce ne sono a bizzeffe.

E noi? E noi occidentali illuminati? Beh, noi non siamo affatto diversi. Noi non accoppiamo il prossimo per motivi celesti. Noi lo accoppiamo per motivi di lucro, di carriera e di ribalta. Chi faccia più schifo spetta ad ognuno giudicare.

L’inaggettivato ascoltatore di cui sopra è uno dei tanti esempi d’imbecillità violenta da cui l’Homo sapiens, il più fallimentare tra tutti gli esseri viventi e, di fatto, l’unico ad essere protagonista di fallimento, è affetto. Attraverso una specie di consensus gentium che, per ovvi motivi, è territorialmente e culturalmente limitato, si stabiliscono i capisaldi della verità e quelli sono i pilastri su cui si regge la fetta di civiltà che li ha partoriti. Una civiltà sempre effimera, ma per chi ci vive immerso equivale a sempre. A protezione di quei pilastri, come è sempre avvenuto, s’istituiscono comitati di salute pubblica esattamente ricalcati da quelli mortiferi della Rivoluzione Francese e, di fatto, di tutte le rivoluzioni, e quei comitati hanno il potere di esercitare le forme più abbiette di violenza, di regola accompagnati dall’applauso di tante tra le vittime.

Naturalmente, come è sempre avvenuto, non appena ci sarà l’inevitabile ribaltamento prenderanno stanza altri comitati a proteggere altri pilastri, di norma ribaltati rispetto ai precedenti, e le violenze continueranno indisturbate, con l’unica differenza che colpiranno i carnefici precedenti a meno che quelli non abbiano frettolosamente voltato la gabbana. Anche questa è una delle caratteristiche del comportamento umano.

E, allora, che fare?

Come Dante e come Gramsci io provo un infinito disprezzo per gl’ignavi e, così, mi è impossibile non combattere. Resto in guardia, però. Non vorrei che, quando l’inevitabile ribaltone avverrà, si corra su binari diversi ma, comunque sia, sempre binari saranno. E i binari non permettono deviazioni, anche quando sul loro percorso è caduto un masso.

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3 Commenti on "L’immutabilità dell’imbecille"

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A proposito dei Comitati di Salute Pubblica, desidero consigliare a tutti la lettura delle indimenticabili pagine sulla Rivoluzione Francese del libro di Juri Lina “Under The Sign Of The Scorpion” (2002). Quello che segue ne è uno stralcio: ‘The murders began under Rothschild’s red banner and the Illuminist slogans: “Liberty, Equality, Fraternity!” and “Freedom or Death!” In Lyon the “enemies of the people” were shot down with cannons, in Nantes, following the slaughter of 500 children, 144 seamstresses were drowned in old barges on the Loire River. Their “crime”: they had sewn shirts for the Army. People were executed without… Leggi il resto »

Dott. Montanari,
la sua invettiva contro lo sconosciuto personaggio a cos’è dovuta?
Perché si è espresso contro i fascisti oppure perché ha dimostrato di non essere affatto migliore di loro perché non ritiene che chi la pensa diversamente debba essere messo a tacere?

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