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Le bandierine di Adriano

Nel momento in cui scrivo queste note mi trovo alla University of Technology di Sydney. Dall’altra parte del mondo, dunque, e in pieno inverno, ma un po’ di notizie dall’Italia arrivano anche qui. Raccapriccianti com’è quasi sempre il menu della casa e tali da non farmi sentire alcuna nostalgia. La mattina poco dopo le sette, una stazione TV – e qui non ce ne sono tante – trasmette il telegiornale RAI in versione internazionale, e così, chi è lontano può conservare la continuità del filo che lo lega alla più o meno grata patria. Tra le notizie che arrivano ora c’è una breve intervista con Adriano Celentano a proposito della situazione ambientale della Liguria con relative reazioni. Ciò che Adriano contesta è la cementificazione selvaggia, abusiva e non che sia, (ma molte leggi nostrane nascono già solidamente abusive) e, scusate se uso questa parola ma cito fedelmente, la presenza della merda che ormai la fa da padrona pressoché dovunque, mare compreso. Eppure questo mare di Bordighera, ché lì era il punto da cui il grido di dolore partiva, è insignito da tanto di bandiera blu da parte di Legambiente. Così, ecco che il sindaco della cittadina insorge e la famosa goletta verde, che della limpidezza dei mari ha fatto una ragion d’essere, fa sentire forte e chiara la sua voce tramite il presidente dell’associazione ambientalista di cui batte bandiera. Ora, però, se andremo a controllare l’esternazione di Adriano che queste reazioni ha innescato,

e lo faremo al di là di ogni emotività o di più o meno intelligenti ragioni di schieramento (perché, pur essendo al cosa di un’assurdità grottesca, anche per l’ambiente esistono le fazioni), difficilmente ci troveremo caratteri di novità. Chi ha occhi per vedere e non ha interessi, di qualunque natura gl’interessi siano, a tapparseli questi occhi non potrà esimersi dall’ammettere che, impressi sulle proprie retine, ci stanno immagini di squallore, di devastazione e di sozzura. Io queste cose le ho viste in Liguria un’infinità di volte, così come le ho viste altrove e, se le ho viste io, le avrà viste chissà quant’altra gente. Dunque, signor sindaco di Bordighera, perché rendersi ridicoli fino in Australia negando un’evidenza lampante? Il suo dovere è di difendere la cittadinanza che le ha concesso tanta fiducia da eleggerla a prima autorità sanitaria del luogo e da affidarle di fatto le chiavi di casa. E, lei non lo ignora di certo, la difesa si attua a fatti e non a chiacchiere. Deeds speak louder than words si dice da queste parti, il che significa che i fatti parlano più forte delle parole. Ciò che è suo dovere inderogabile fare per fedeltà al suo impegno istituzionale e per onestà è chiudere la bocca, soprattutto quando la tentazione è quella di dire quanto di avvilente ha detto in TV, aprire occhi e cervello e mettersi all’opera con serietà. Magari, se lei fosse stato un po’ più attento, quello di Adriano avrebbe potuto essere un assist grazie al quale segnare uno splendido goal. Invece, con le sue parole, lei si è messo contro la sua squadra. E poi c’è l’ineffabile De Seta, il presidente di Legambiente, un’associazione la cui vocazione ambientalista pare ormai inesorabilmente perduta, come testimoniano tristemente le prese di posizione inceneritoriste qua e là per lo Stivale. Quanto Adriano ha osservato è incontestabile: la bandiera blu non vale la stoffa di cui è fatta. Se lei, caro presidente di Legambiente, vuole controllare la contaminazione batterica del mare, è liberissimo di farlo. Se le dà soddisfazione distribuire bandierine in base a questo, faccia a suo piacere. Certo ci sarà qualcuno che le sarà grato. Se, però, pensa che un tipo d’indagine del genere, sulla cui attendibilità di protocollo non voglio discutere, significhi che quel mare che i suoi croceristi hanno saggiato è pulito, temo prenda un poco marittimo granchio. Come non dubito le sia noto, i batteri di suo interesse sono esseri viventi e, come tali, sono sensibili all’ambiente. Dunque, se lei mette gli esserini in questione in un ambiente non idoneo, ecco che questi, ahimé, tireranno le cuoia. Ora, se lei ha qualche conoscenza in campo d’inquinamento ambientale, non le sfuggirà che d’inquinamento ne esistono varie specie, una delle quali, per esempio, è quella da metalli pesanti, particolati o no. Così, si arriva al paradosso: il mare è talmente pieno di questi metalli da essere invivibile per i batteri e, in soldoni, è talmente sporco da risultarle pulito. E non pensi che queste siano condizioni teoriche o estreme che vivono solo nell’immaginazione di qualche scienziato dalla mente bacata. Giusto qui a Sydney, una città grande due volte Roma, dove il mare è di cristallo e sulle tantissime spiagge libere (cioè tutte) non troverebbe una carta di caramella a cercare una settimana, si è osservato come le alghe siano inquinate proprio da questi metalli e i minuscoli invertebrati che si contano a frotte in un metro cubo d’acqua e che di quelle alghe si cibano, muoiano avvelenati. E se muoiono questi esseri che stanno così vicino alla base della catena alimentare, chi della catena sta al vertice come noi avrà forse, prima o poi, qualche problema. Ma, senza prendersi la pena di percorrere mezzo mondo, basta andare sul litorale marchigiano tra Gabicce e le porte di Ancona per osservare come i foraminiferi di oggi nascano, pensi un po’, malformati, e lo siano proprio perché questi benedetti metalli, e non i suoi batteri, sono sciolti nell’acqua limpida come un cristallo e tutta imbandierata di blu. Insomma, Adriano, senza scomodare la scienza, peraltro quotidianamente vilipesa da chi la manipola per i propri non proprio confessabili interessi, da vecchio bambino ingenuo ed onesto, ha semplicemente detto quello che tutti, se aprissimo la comunicazione tra occhi e cervello, diremmo: ci state fregando e il re è nudo.

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