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La vergogna di essere italiani

Di 11 giugno 2012 2 commenti

Leggo sul Sun-Herald di Sydney di ieri 10 giugno un articolo che mi ha confermato tutta l’ipocrisia dello Stato in cui un destino tristo e baro mi ha portato a vivere.

Gli Stati Uniti d’America che, detto en passant, non se la cavano poi molto meglio di noi quanto a problemi di quattrini, hanno stanziato quattro miliardi e trecento milioni di Dollari per indennizzare e curare chi è affetto da cinquanta tipi di cancro causati dalle polveri e dai fumi generati dal crollo delle Torri Gemelle. Tutto questo, dicono le autorità statunitensi, pure in mancanza di uno studio epidemiologico (per il quale occorrono non meno di vent’anni se si pretende un pizzico di serietà) ma a fronte dell’osservazione innegabile che ti spiattella davanti al naso come in meno di dodici anni i pompieri impegnati nel 2001 a Ground Zero hanno sviluppato cancri con una frequenza del 20% superiore a quella attesa nella popolazione normale. Non solo cancri – questo lo dico io per esperienza diretta – ma almeno a vedere i cancri ci sono arrivati.
Se per noi – noi intesi come mia moglie e me, oltre a tutte le persone che conservano raziocinio e onestà – la cosa è del tutto ovvia e, anzi, già la denunciammo poco dopo il disastro dell’11 settembre, non altrettanto si può dire per il nostro Stato che non perde occasione per comportarsi in modo truffaldino.

Al proposito ricordo solo, ma giusto per non tediare chi mi legge con un lungo elenco, l’impresa tutta italiota del 3 ottobre 2011, quando un consesso di “scienziati” che mai avevano visto un paziente malato di micro- e nanopolveri furono riuniti a Roma e stabilirono, in base a sperimentazioni di laboratorio che nulla avevano a che fare con le patologie in esame, che non è affatto detto che le polveri facciano male. Un’ignobile pagliacciata e basta che avvilisce chi lavora sul serio in scienza e coscienza, ma ormai a queste oscene rappresentazioni ci abbiamo fatto l’abitudine, tanto che a molti paiono il corretto percorso scientifico. Chi abbia lo stomaco di riesumare dalla memoria la porcheria, vada all’indirizzo http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2228-noi-cani-di-stato.html e mediti sull’italica moralità.

Purtroppo il nostro Paese è ormai inghiottito non da una crisi ma dalla morte stessa. Scrivo questo con infinita amarezza, ma, non fosse altro che per rigore di classificazione, è impossibile negare che, mentre una crisi è passeggera, pur su tempi che possono essere anche lunghi, noi siamo in uno stato preagonico che si distacca completamente dal concetto di crisi. Ormai stiamo precipitando oltre il punto di non ritorno non solo economicamente – e parlo di economia reale, non di finanza – ma, e soprattutto, per l’inquinamento in cui ci siamo volontariamente immersi. E per inquinamento non intendo solo quello chimico e fisico, ma intendo anche quello morale. Per difendere interessi squallidi di soldi o di potere si arriva a cancellare ogni traccia d’onestà e a stravolgere l’oggettività valendosi di mascalzoni “lei non sa chi sono io” (già: chi sei tu?) e tutto questo su richiesta di chi ha come unico dovere quello di difendere la salute, il portafoglio e la giustizia.

Se ancora ce n’era bisogno, ecco l’ennesima conferma, al di là della bava dei nostri politicanti da avanspettacolo, della vergogna di essere italiano.

Partecipa alla discussione 2 commenti

  • gbracca ha detto:

    2030: ultimo appello.
    Propongo la lettura di una piccola riflessione di [b]Maria Ferdinanda Piva [/b] su di un articolo apparso sulla rivista [i]Nature[/i]:
    [i][b]Perverse dinamiche familiari. Madre Terra è vicina al collasso.[/b][/i]
    [url]http://www.informarexresistere.fr/2012/06/12/perverse-dinamiche-familiari-madre-terra-e-vicina-al-collasso-scrive-la-rivista-nature[/url]

  • jail ha detto:

    Grande Italia
    Purtroppo,mi ritrovo nell’Articolo,ma ,spesso,mi chiedo quante e quali siano le nostre colpe.
    Se non riusciamo a dimostrare la bontà del nostro pensiero nemmeno ad amici e conoscenti,(chi non si è mai scontrato con qualche strenuo difensore dello “stile di vita Italiano”),forse,per il bene delle nuove generazioni,dobbiamo imparare a relazionarci meglio col prossimo.

    RISPOSTA

    La cosa non mi riguarda: a me non interessa un fico secco di relazionarmi con il prossimo e non ho niente da dimostrare a nessuno.Se chi è responsabile delle generazioni futire, compresa quella che è già arrivata, vuole farne scempio, non mi si può chiedere di rendermi simpatico per far loro cambiare idea. Dopotutto, che se ne fa la Natura di una specie come la nostra?

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