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La tarantella

Giusto 11 anni fa io andai a Taranto per una conferenza. Prima, però, feci un salto all’Ilva o, almeno, intorno alla fabbrica perché, come accade di regola, in certi ambienti non mi si concede il permesso di entrare. Forse per non farmi impressionare. Ciò che vidi allora fu un mare non proprio attraente e uno strato della polvere classica delle fonderie che ricopriva ogni cosa per una distanza su di un raggio ragguardevole. Poi parlai con qualche abitante della zona che, con la discrezione tipica di quella popolazione, mi disse che non si poteva nemmeno stendere il bucato all’aperto perché lo si sarebbe ritirato molto più sporco di quanto non fosse prima di essere lavato. Non passò molto tempo e un po’ di donne locali mi fecero notare come nella zona in cui abitavano l’endometriosi fosse una malattia curiosamente diffusa (ovviamente il fatto è negato dalle autorità che sono molto più al corrente dei fatti di quanto non siano le persone del luogo.) Ancora dopo, due genitori tarantini vennero in laboratorio e, aperta la valigetta che portavano, mi porsero i frammenti del cervello del loro bambino morto di cancro, un cervello in cui noi trovammo, chissà perché, una quantità non proprio indifferente di particelle che, senza avere un’etichetta, potrebbero venire da una fonderia.

Di tutto questo ho parlato fino ad annoiare abbondantemente me stesso. Il risultato, in coerenza con tutti i miei risultati (inceneritori, biomasse, filtri antiparticolato, centrali ad oli pesanti e a carbone, vaccini…), fu zero.

È evidente che, in uno stato ideale, una situazione del genere non potrebbe essere giustificata.

Ma il nostro non è esattamente quello che si può chiamare stato ideale e i timonieri che ci guidano la giustificazione la trovarono. Insomma, avanti a tutta.

Ora una corte europea ci condanna. Niente di particolare: abbiamo semplicemente calpestato i Diritti dell’Uomo (https://www.altalex.com/documents/news/2019/01/24/ilva-corte-europea-condanna-italia), cosa che ci riesce particolarmente bene e su cui ci alleniamo esercitandoci su trattati internazionale che abbiamo debitamente sottoscritto e sulla Costituzione che è stata trasformata in un miscuglio di tragedia, di farsa e di zavorra. Che cosa accadrà dopo la sentenza? ma nulla, perbacco! In fondo si tratta solo di salute.

Se i tribunali europei avessero la voglia e la pazienza d’indagare sul serio, magari cominciando facendosi accompagnare da me per proseguire con accompagnatori più luminosi, di situazioni più o meno sovrapponibili ne troverebbero tante da tenersi occupati per generazioni.

Ma già oggi, pur essendo osservati con un po’ di distrazione, nessun delinquente può vantare un numero di procedimenti a suo carico quanto il Bel Paese (lo dico per i seguaci del conte Mascetti: non si tratta di un formaggio ma del titolo abbreviato di un libro dell’abate Stoppani che, nella seconda metà dell’Ottocento, descriveva le bellezze italiche). Insomma, siamo da record.

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E così, spesso, ci si ritrova nella classica situazione di Pasquale raccontata dall’esilarante Totò. Cito a memoria: – “…e quello mi gridava in faccia tieni Pasquale, e mi tirò forte forte un cazzotto in testa… e io mi scompisciavo dalle risate”. – ma come… ti ha tirato un cazzoto in testa e tu non hai reagito?… – E che m’importa a me, io mica so’ Pasquale! Il sistema fa sì che sembrino cose che non ci riguardino, ma i ceffoni, pugni e calci, fino a calpestarci a sangue, però ce li prendiamo. Creato il sistema produttivo di sfruttamento (ormai a… Leggi il resto »