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La bacchetta magica

Da anni mi scrivete, mi telefonate e mi venite a trovare per raccontarmi i vostri guai.

Sei fresche di ieri: tre giovani signore partoriscono a distanza di un paio di giorni l’una dall’altra in un ospedale del Centro-Nord. Passa qualche mese e, da bravi ovini, le tre signore accompagnano sorridenti i rispettivi pargoletti laddove una salvifica siringa li proteggerà da ogni sventura. Il giorno dopo due dei tre bambini sono irrimediabilmente colpiti da autismo. Che facciamo? Telefoniamo a Montanari che, brandendo la bacchetta magica, risolverà tutto.

Numero due: stavolta la telefonata arriva dal Piemonte. Nel 2004 il bambino fu vaccinato e ora è autistico. Come facciamo a dimostrare che il colpevole è il vaccino somministratogli poche ore prima? Telefoniamo a Montanari che, brandendo la bacchetta magica, risolverà tutto.

Numero tre dalla Sardegna. Tra poco il bambino andrà all’asilo. Anzi, andrebbe all’asilo se lo prendessero. Ma non è vaccinato e, allora… Allora telefoniamo a Montanari che, brandendo la bacchetta magica, risolverà tutto.

Numero quattro dall’estremo Nord italico. La giunta comunale intende applicare il diktat Lorenzin senza capire che è demenziale dal punto di vista sanitario oltre che palesemente intriso di illegalità. Chiamiamo Montanari che parlerà con i politici locali (sperando che non cadano nel sonno) e, brandendo la bacchetta magica, Montanari risolverà tutto.

Numero cinque: un medico. La domanda è: perché i vaccini non sono sperimentati come qualunque altro farmaco?

Numero sei: l’inaspettato ospite. Il campanello trilla. Apro. Entra una persona: un papà che DEVE vaccinare il bambino nato da poco. Come faccio a non…?

Devo continuare?

A questo punto vedo di riassumere ciò che ho detto e scritto non saprei dire quante volte.

A beneficio di tutti e specialmente mio, premetto che non ho la bacchetta magica e non posso certo competere con una statista saggia ed oculata come la signora Beatrice Lorenzin che, senza che nessuno l’abbia mai eletta e senza conoscere i noiosi dettami della chimica, della fisica, della farmacologia e quant’altro, da alcune legislature regala al popolo i suoi talenti. Né posso oppormi agli scienziati dell’illuminato regime i quali, toccati dalla fiammella dell’onniscienza, ammaestrano il gregge su argomenti di cui fino a pochi minuti prima non avevano nemmeno sospettato l’esistenza. E c’è pure chi, miracolato da una nomina per bizzarra che la nomina sia, si cimenta con la fisica, con la chimica e con a matematica: scienze che, pur non essendo mai state oggetto di attenzione, per il nuovo luminare non nascondono segreti. Dunque, per quanto mi riguarda, vaccinate tutti gli esseri viventi che riuscite ad acchiappare perché è esattamente questo che avete voluto ed è questo ciò che avete ottenuto.

Da anni il mio laboratorio è massacrato dal ragionier Giuseppe Grillo con tutta la sua corte dei miracoli al seguito e, da tante parti, non si risparmiano sforzi, soprattutto da quando qualcuno si è accorto che i vaccini costituiscono un business ben più vantaggioso del commercio della droga e delle armi con il vantaggio supplementare, entrando nell’affare, di ammantarsi di santità: troll di ogni fatta, burocrati di sicura affidabilità, scienziati sconosciuti fino a ieri e acquistati all’ingrosso sia per la loro cultura sia per la loro moralità, giornalisti con l’etichetta del prezzo sulla fronte… Insomma, un esercito vincente.

Oggi c’è chi, dopo anni nel corso dei quali io, costantemente inascoltato, ho gridato nel deserto come un San Giovanni Battista toccato nel cervello, comincia ad accorgersi che c’è qualcosa che non va, e se ne accorge perché, magari con un tantino d’imprudenza, qualcuno va a pastrocchiare con i suoi figli. E, allora, c’è chi bussa da me sperando di trovare San Giovanni Battista capace di miracoli. E io, che sono solo Stefano Montanari, i miracoli non li so fare. Non li so fare anche se, di tanto in tanto, c’è chi se la prende con me per questa mia ingiustificabile mancanza.

E allora, appurata la mia povera umanità, se non altro per mettermi la coscienza in pace per sempre senza che ci sia chi possa incolparmi di aver trascurato qualcosa, io sto cercando di rimettere in sesto il laboratorio. Mi serve un microscopio su cui noi possiamo lavorare ogni giorno e non, come ora, una volta la settimana (quando va di lusso) facendoci 400 chilometri. Mi serve un po’ di altra attrezzatura, molto minore sì, ma utile. Mi serve riprendere qualcuno che ci dia una mano perché non è praticamente possibile fare tutto in due. Mi serve il denaro per poter mantenere tutto questo.

Se il popolo vorrà sacrificare qualche soldo, magari sottraendolo alle irrinunciabili sigarette, al caffè e alla serata in pizzeria, io continuerò, e non sarà solo per i vaccini ma anche per altre ricerche che, condotte in condizioni difficili ( e mi fermo qui), già hanno prodotto risultati che mi limito a definire eccellenti (vedi leucemia) e che oggi sono ostacolate in ogni maniera per “punirci” del nostro imbarazzante e maleducato interesse per i vaccini. Se, invece, il popolo farà finta di niente e, anzi, magari, da suicida come tradizionalmente è, scatenerà i suoi troll (ultimamente, dopo essere stato un dentista e un rappresentante di medicinali, sono diventato un massone e un agente della NATO in attesa di essere uno 007 dei prossimi invasori interplanetari e l’attentatore di Sarajevo 1914), manderò tutti al diavolo. Dopotutto, in democrazia vince la maggioranza.

Ma non è finita. Ci deve essere il passo immediatamente successivo. Che il nostro parlamento, Mattarella compreso, sia abusivo da qualche legislatura è un fatto che chiunque può constatare a patto che sappia leggere e capire la Costituzione, peraltro comprensibile da chiunque. Che il parlamento legiferi senza avere il potere di farlo è evidente e, addirittura, lo fa scavalcando senza vergogna i limiti imposti da quanto, pur molto benevolmente, la Corte Costituzionale ha stabilito. Che il diktat sui vaccini sia stato emanato al di là dei poteri del parlamento attuale è un fatto manifesto. Dunque, questo parlamento va necessariamente rispedito a casa e va sostituito con uno eletto secondo gli articoli 56 e 58 della Costituzione, articoli che, nella loro semplicità, contengono la legge elettorale.

Io sono disponibile a far parte di uno schieramento politico che s’impegni senza deroghe a ristabilire la legalità in questo paese ormai terra di conquista per interessi opposti a quelli del bene della comunità. Ma non esiste nessun partito idoneo tra quelli correnti e, dunque, purtroppo è indispensabile costituirne uno nuovo. Sì: l’ennesimo. Destra? Sinistra? Ma mi faccia il piacere! Se ci saranno gli uomini giusti e le forze necessarie, io ci sarò. Ma deve essere chiaro che non ci sarà posto per chi cerca una poltrona per fare interessi diversi da quelli del conduttore virtuoso della cosa pubblica. E deve pure essere chiaro che l’obiettivo sarà quello di ottenere una rappresentanza parlamentare sufficientemente ampia per poter influenzare l’andamento della nazione. Questo non sarà certo facile perché sarà impossibile liberarsi di una corruzione ormai infiltrata e incancrenita a tutti i livelli, troppi elettori inclusi. Ma, se non ci proviamo, avremo perso prima che la partita cominci.

Il 22 settembre, insieme ad altri, sarò a Roma al PalaEur e quello sarà una specie di termometro con cui comincerò a raccogliere dati.

Se tutto resterà come è ora, dal 28 febbraio prossimo io non avrò più la possibilità di fare ricerca. Se il parlamento resterà costituito con criteri che si fanno beffe della legalità come è ora, nessuno speri di poter far valere la propria dignità. Così, nessuno conti più su di me perché io non risponderò a nessuno.

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