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il prode prodi

Hanno portato Prodi da Bruno Vespa e lì il nostro premier ha annunciato di essere sveglio come un grillo, e questa è certo una novità. Adesso è ora che ci svegliamo noi. Il nostro primo ministro e tutta la sua squadra di governo danno vaga mostra di essersi accorti di come uno dei numerosissimi problemi che attanagliano il nostro Paese – ma altrove non c’è grande differenza – sia quello della disponibilità energetica. E, allora, se il problema c’è, va risolto. Come? Beh, intanto più o meno due terzi della nostra energia se ne vanno sprecati, il che significa che, riducendo gli sprechi, ridurremmo il bisogno, oltre a ridurre l’inquinamento che è conseguenza drammatica della maniera demenziale con cui oggi ricaviamo energia. Ma una contromisura del genere non può soddisfare il nostro primo ministro in occasionale stato di veglia. Se, insegna il Romano nazionale, io ho una vasca che contiene acqua e questa vasca ha un buco, mica perdo tempo a tappare il buco: nella vasca ci pompo dentro tanta acqua e lo faccio di continuo. Dopotutto, chi vende acqua non ha interesse a che il buco non ci sia più, e un padre della patria deve preoccuparsi anche di chi campa vendendo acqua. Insomma, fuor di metafora, bisogna produrre energia. Se andremo a consultare un’enciclopedia per ragazzi qualunque, apprenderemo che il Sole ci spedisce molte migliaia di volte l’energia che noi produciamo bruciando combustibili fossili o spremendo uranio. E lo fa gratis, dovunque,

 

per qualche miliardo di anni e senza inquinare. E lì, in questi punti sta l’inghippo. Se questa fonte è disponibile dappertutto e non è limitata a giacimenti ubicati qua e non là e, dunque, cosa fondamentale, non dappertutto e, per questo, non offre potere che si traduce in quantità immense di denaro per qualcuno a scapito di tanti altri, ecco che quella fonte diventa un concorrente fastidioso che va eliminato: i soldi si fanno quando c’è carenza di qualcosa e quel po’ che c’è è in mano a pochi. Dato che non è possibile eliminare fisicamente il concorrente Sole (ennesimo svarione del Creatore), si allestisce una bella campagna denigratoria ai suoi danni: per avere l’energia che ci serve (?) occorrerebbe ricoprire mezzo mondo di celle solari che hanno un rendimento ben misero. E che succederà quando, tra qualche decennio, dovremo eliminare le celle? Inquineremo! Giusto: allora facciamo tanti bei rigassificatori, gassificatori, inceneritori (pardon, “termovalorizzatori” secondo i nostri imbonitori in parlamento) sotto mille forme, comprese le centrali a biomasse e i “dissociatori molecolari” e, chi più ne ha, più ne metta. L’ultimo colpo di genio del nostro prode ben desto è di mettersi a studiare centrali nucleari da fare nel 2030. Insomma, il business dell’inquinamento all’ennesima potenza (alla faccia delle celle solari di oggi) continua ad ampie falcate (“il nostro governo lavora,” ha detto Prodi). Quello d’istituire commissioni nullafacenti per studiare tecnologie nate morte per ovvia mancanza di materia prima – visto che, come sarà per le fonti fossili, anche l’uranio è inevitabilmente destinato ad esaurirsi – costituirà l’ennesimo, stucchevole espediente per “mettere a posto” figli e soci nella migliore tradizione di questa Italia mammona e truffaldina, e noi contribuenti continueremo a fare il nostro dovere di mecenati di questi guitti da avanspettacolo. A nessuno è venuto in mente che quei 23 anni che ci separano dal 2030 e i nostri denari che assomigliano sempre più a fonti fossili in ovvio esaurimento potrebbero essere molto vantaggiosamente impiegati per studiare tecnologie che servano ad acchiappare quell’infima frazione di energia solare che ci servirebbe, e a farlo ricorrendo a celle diverse da quelle di oggi se non, addirittura e auspicabilmente, a sistemi del tutto nuovi. Ecco, è qui che tocca a noi svegliarci. Non è possibile non accorgersi dell’inadeguatezza di questi bavosi improvvisatori, magari supportati da luminari d’occasione che per quattro soldi recitano qualsiasi copione, né è possibile nasconderci che, quando c’è da mangiare, i vari schieramenti politici che ancora oggi, un po’ grottescamente, distinguiamo in destra e sinistra trovano magicamente l’ispirazione per andare d’amore e d’accordo. È fin troppo evidente, e l’esperienza di anni ce lo conferma se decidiamo di aprire gli occhi, che costoro, cane e gatto come sono quando si tratta di discutere d’idiozie, sono del tutto complementari e reciproco puntello nel momento in cui c’è occasione di rapinarci. E non ci rapinano solo soldi e salute, ma ci manipolano pure il cervello, dandoci ad intendere che questo stato di cose è necessario nel senso filosofico dell’aggettivo, vale a dire che è così perché non può essere altrimenti. Non ne abbiamo ancora abbastanza? La sveglia sta trillando da un pezzo. Qualunquisti? Ma mi faccia il piacere…

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