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I vaccini e le riviste “scientifiche”

Da un po’ di giorni un gentile frequentatore di questo blog scrive ripetutamente per incitarmi a pubblicare su una rivista “scientifica” i risultati che abbiamo ottenuto nell’ultimo decennio abbondante di analisi sui vaccini.

Invano ho tentato di spiegargli la situazione, una situazione che è facilmente ricavabile dalle virgolette che racchiudono la parola scientifica.

Da sempre è noto a chi frequenta quelle riviste che il loro valore scientifico non è poi così elevato. Qualche anno fa il redattore capo di The Lancet, uno dei giornali che godono di maggior prestigio in campo medico, ha denunciato che ALMENO la metà di ciò che viene pubblicato è falso. Chi è del mestiere sa bene che quella valutazione è a dir poco ottimistica.

Anche ammettendo che metà o quasi di ciò che si pubblica sia vero, quella verità appartiene solo alla circostanza storica del momento come fu a suo tempo il flogisto o come fu  la teriaca officinale. Basterebbe andarsi a rileggere non pochi vecchi articoli pubblicati anni fa su riviste guardate con occhio perfino religioso per trovare affermazioni e “dimostrazioni” che oggi sarebbero giudicate imbarazzanti quando non ridicole. Di questo ho scritto mille volte, e mi riferisco all’amianto, alle diossine, ai gas dei condizionatori d’aria e delle bombolette spray, al tabacco, al piombo tetraetile della benzina, a ad una lunga serie di coloranti, conservanti e dolcificanti… E potrei continuare.

Insomma, se si tirano le somme a distanza, ciò che regge il confronto con la verità non di comodo ma quella vera si riduce a qualcosa di non particolarmente esaltante. Se si osserva tutto con occhio freddo e disincantato, ce n’è più che abbastanza per guardare quanto meno con sospetto quella roba.

Ma , prescindendo dall’effettiva validità, un particolare di cui i non addetti ai lavori non sanno è che la pubblicazione passa attraverso un rituale più complesso dell’iniziazione alla Mafia e almeno altrettanto mafioso. Oggi non esiste di fatto una sola rivista medica anche solo di appena discreta portata che non dipenda in qualche modo dai quattrini che arrivano dall’industria farmaceutica. È evidente che una situazione del genere implica una censura ferrea. Io ti mantengo e tu scrivi solo ciò che fa comodo a me. A questo si aggiunge il problema dei “referee”, cioè di chi è chiamato a giudicare della bontà scientifica di un articolo. Nella stragrande maggioranza dei casi questi signori hanno molto di cui ringraziare le case farmaceutiche per il loro pane, il loro companatico e spesso anche molto di più, con tutto quanto ne consegue.

Da ultimo, i quattrini. Tutte le riviste con un minimo, ma davvero minimo, di prestigio pretendono somme di denaro non trascurabili per pubblicare.

Traete voi le conclusioni.

Mi pare evidente che quanto noi abbiamo da dire non piacerebbe a chi fa business con i farmaci. E poi noi non abbiamo nemmeno i soldi per pagare l’affitto del laboratorio, figurarsi se ne avremmo per pagarci la stampa di un articolo, sempre ammesso che si trovasse una rivista abbastanza coraggiosa e indipendente da pubblicarlo.

Credo sia chiaro che io non attribuisco statisticamente rilevanza né regalo credibilità a quel sistema, un sistema che di scientifico fuori delle virgolette ha davvero pochino. Va da sé che chiunque può liberamente credere a qualunque cosa.

Venendo ai vaccini, io ho fatto molto di più che scrivere su una rivista: ho avvertito a più riprese chi di dovere: Istituto Superiore di Sanità, Carabinieri del NAS e Procura della Repubblica. Del problema ho anche relazionato di persona al Parlamento francese, rifiutando di farlo a quello italiano perché mi si proponeva una pagliacciata. Chi vuole, poi, può trovare risultati in due libri: uno pubblicato in USA dal maggiore editore scientifico del mondo e uno su un libro italiano divulgativo. Il resto non è affare mio e non m’interessa minimamente. Il fatto innegabile è che ci si arrampica sugli specchi sfondando i confini del ridicolo per raccattare qualche scusa, per goffa e balbettante che sia, tale da giustificare le mancate risposte. Se qualcuno ha visto la farsa di Italia 1 messa in scena da quell’esemplare di giornalista nostrana che è Nadia Toffa ha avuto un esempio dell’idiozia, dell’imbarazzo, dell’ignoranza e dell’arroganza che pervade il tema.

Chi pensa che io mi sia messo a capo di una crociata contro le industrie farmaceutiche ha sbagliato di grosso. Io ho analizzato un po’ di vaccini trovandoli costantemente avvelenati. Di questo ho reso ampia informazione, e pubblicare le stesse cose, per di più sottraendo quattrini ad altre analisi, su riviste oggettivamente inaffidabili lette da 50 persone che faranno di tutto per tenere la cosa nascosta non m’interessa. Questo anche perché non servirebbe a nulla.

In definitiva, se la gente è contenta di iniettarsi porcherie, non è affare che mi riguardi. Io ho avvertito e ho la coscienza a posto. Magari meno a posto la coscienza (?) ce l’hanno i funzionari pubblici che nascondono i dati o li distorcono, i medici volontariamente ignoranti e i giornalisti che mettono in vendita la loro faccia e tradiscono quella che dovrebbe essere non “un mestiere come un altro” ma una missione. Per quanto mi riguarda, io ho evidenze schiaccianti e queste mi bastano. E poi, io non sono in vendita.

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dobermann

Del resto..cosa si aspetta.. le persone a cui si rivolge sono le stesse citate in un recente atto di sindacato ispettivo del Senato. https://spizzichiemozzichidisalute.wordpress.com/2015/11/19/obbligo-vaccinale-e-conflitti-di-interesse/ In questo articolo, la giornalista parta anche dell’aspetto economico nel reperire gli studi pubblicati sulle riviste e dello sport nazionale che consiste nel negare sempre qualsiasi conflitto d’interesse.. RISPOSTAÈ proprio perché non mi aspetto niente da nessuno che ho preso la mia posizione. Da noi il conflitto d’interesse è quasi un dovere. In un paese civile personaggi come la professoressa Susanna Esposito non sarebbero certo state accolte in TV e lasciate libere di eseguire il numero… Leggi il resto »