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I vaccini del dottor Cetto La Qualunque

Sono certo che chi mi legge ricorda il personaggio di Cetto La Qualunque impersonato da Antonio Albanese. Quello era la caricatura, ma mica poi troppo, del politico nostrano, e a quello ormai ci abbiamo fatto un callo quasi impenetrabile.

Immaginate, però, Cetto La Qualunque medico. Qui la cosa diventa più imbarazzante. Eppure ce ne

sono di camici bianchi del genere.

 

Ho appena deposto il telefono, reduce dall’ennesima conversazione (solo oggi sono state due) a proposito dei vaccini. Molto in breve, una signora calabrese partorisce una bambina dopo 33 settimane di gravidanza. Prematura com’è, la neonata si fa 23 giorni d’incubatrice da cui esce in salute.

A tre mesi prassi vuole che la si vaccini, e questo si fa.

La vaccinazione avviene alle 10 e 30 del mattino. Alle 12 e 30 è ora della poppata ma la bambina non ne vuole sapere. Strano: aveva sempre dimostrato un ottimo appetito. Ora, però, la piccola rifiuta il cibo e dorme. Tanto. Troppo.

Dopo un paio di giorni la cosa non si risolve e la madre la porta dal pediatra. “Nessuna preoccupazione. Mangerà” è ciò che il dottore dice.

Ma la bambina non mangia e dorme. Così viene portata in un grande ospedale della zona. “Che pretendi: che a tre mesi balli la lambada?” Questo è quanto le dice, seccato, il primario.

Passano i mesi e la bambina ingurgita qualche goccia di latte somministrata attraverso una siringa. Dorme e, ovviamente, non cresce.

Allora ci si mette in viaggio e si va al Nord, quel Nord che, per la Calabria, è quasi un mito.  Si va in un grandissimo ospedale e da lì esce la diagnosi: c’è un conflitto psicologico con la madre e la bambina rifiuta il cibo. La diagnosi di un deficiente? La diagnosi di un deficiente. Forse la diagnosi di un criminale, ma questo è.

Passano i mesi e bisogna fare i richiami del vaccino. La madre non vuole farli. “Ti mandiamo a casa i Carabinieri!” le dicono.

Dopo quattro anni la bambina pesa 5,7 chili.

Ora, a 12 anni, la bambina si è parzialmente ripresa ma qualche problema c’è ancora.

Ho tralasciato la via crucis passata e presente. Racconti simili li ascolto quasi ogni giorno e, riportandoli, aggiungerei solo altro orrore.

Io capisco che il business dei vaccini è molto interessante e capisco pure che molti medici hanno la cultura che le case farmaceutiche diffondono, ma mi pare che si stia esagerando. Io non sono contrario ai vaccini per principio, ma voglio vederci chiaro. Le nostre analisi su 27 campioni diversi hanno rivelato qualcosa di preoccupante. Molto preoccupante. E ancora di più lo è l’atteggiamento delle cosiddette “autorità sanitarie”. Lascio da parte i medici che, forse, dovrebbero riaprire i libri non sponsorizzati e con loro il cervello. Tra loro, però, c’è chi, medico, si batte per avere chiarezza. Mosche bianche.

Non stiamo parlando del Festival di Sanremo: stiamo parlando di vite umane alla partenza. Credo varrebbe la pena piantarla con insabbiamenti, irrisioni e minacce. Nessuna condanna a priori, ma la verità abbiamo il diritto di pretenderla.

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