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Giudizio e pregiudizio

Di 8 Febbraio 2020 25 commenti

Cari, pochissimi lettori, pare che il tema del razzismo susciti qui particolare interesse, inclusi i contributi di qualcuno diversamente intelligente.

Temo che non sia questo il luogo più adatto per simili dibattiti.

Se mai qualcuno vuole conoscere il mio pensiero in proposito, confesso di essere estremamente selettivo ma di non aver mai prestato attenzione all’appartenenza etnica di chicchessia.

Nelle mia fin troppo lunga carriera d’inquilino del Pianeta mi sono incrociato con persone delle provenienze più disparate per colore della pelle, lingua, religione, appartenenza politica e abitudini. Tra loro ho trovato una vasta gamma di personalità e, se dovessi catalogarle per razza o per qualcuna delle categorie di cui sopra, avrei serie difficoltà.

Ho conosciuto “ariani” intrisi di delinquenza, e credo che anche i miei pochi lettori non avranno difficoltà ad elencarne un buon numero. Ho lavorato con negri onestissimi e altri addirittura geniali. Ho conosciuto atei caratterizzati da una dirittura morale adamantina e praticanti assidui delle più varie religioni la cui moralità era rivoltante e, anche in questo caso, credo che i quattro gatti che mi leggono abbiano avuto esperienze sovrapponibili. Il tutto può essere tranquillamente ribaltato.

Insomma, a mio parere, colore, provenienza e religione non sono elementi utili di giudizio ma solo di un pregiudizio che può essere fuorviante.

Intendiamoci: i pregiudizi, cioè i giudizi dati prima dell’esperienza, sono indispensabili. Tanto per fare un esempio, nessun essere vivente può vantare esperienza di un salto dal trentesimo piano. Il pregiudizio, però, ci consiglia di non provarci. Ma il pregiudizio non può essere spinto oltre una certa, ragionevole misura. Restando alla mia pur poco interessante esperienza, io ho subito un furto in Francia, ho conosciuto un funzionario olandese corrotto fino al midollo, sono stato truffato da un tedesco e ho avuto un’esperienza sgradevole sia con un israeliano sia con un palestinese. Estrapolare da questi incidenti universalizzandoli per nazionalità e, dunque, trasformandoli in pregiudizi difensivi come, del resto, sono tutti i pregiudizi, però, mi pare di un’assurdità ridicola.

E, invece, spesso è proprio il pregiudizio a guidare il giudizio.

Poco sopra ho usato la parola negro. Per gl’imbecilli, negro è un termine offensivo, e questo senza che costoro, peraltro in coerenza con il loro stato d’imbecillità, si rendano conto che è proprio questa opinione ad offendere chi negro è. Insomma, di fatto questi dicono : “ Tu hai la pelle nera e, per questo, fai schifo. Io, però, che sono tanto buono, ti cambio nome e grazie a me farai meno schifo.” Così è per una lunga serie d’idiozie: i ciechi che sono “non vedenti”, gli spazzini che diventano “operatori ecologici”, le donne di servizio “collaboratrici domestiche” e così via.

Venendo all’evento che ha innescato la discussione, perché non si dovrebbe dire che un numero proporzionalmente ragguardevole di delitti è commesso da immigrati? Sono fatti e basta. Più utile e finalmente scevro da ipocrisia sarebbe interrogarsi sul perché di questo e darsi una risposta onesta. È solo se si conoscono e si riconoscono le cause che si può sperare di risolvere un problema.

Accade, però, che si possa approfittare del pregiudizio diffuso e, in fin dei conti, della rinuncia al giudizio spesso generalizzata, per fini non proprio nobili. E accade pure che si tolga di contesto una frase e, grazie a questo espediente, si condanni chi quella frase ha pronunciato. Un esempio lo trovate qualche riga sopra. Ritagliate la mia frase “Tu hai la pelle nera e, per questo, fai schifo” eliminando tutto il resto e  io sono condannato.

Questo si fa correntemente e per questo temo non ci sia rimedio.

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Giovanni Maria Tubini

La vicenda della parola “negro” è il paradigma dell’involuzione politica e culturale che è partita dalla sinistra di Gramsci ed è giunta alla sinistra al Caviale. Il cardine su cui fa leva il consenso alle idiozie sinistroidi è il senso di colpa che si alimenta inventando di sana pianta il contenuto offensivo di un termine che non lo era mai stato. L’unico risultato apprezzabile di questa boiata pazzesca è la produzione di nuovi insulti nel vocabolario. Per sollevarci dall’avvilimento riporto un dialogo di cui sono stato testimone diretto. Ai giardinetti, tra una siringa infetta e l’altra, giocano dei bambini con… Leggi il resto »

paride

Bello!
I bambini non fanno nessun differenza, il razzismo è una cosa che viene inculcata e appresa.

Giovanni Maria Tubini

Tuttavia bisognerebbe poi distinguere tra il “razzismo” e il “rassismoh” che son cose ben diverse. Il primo è la convinzione, spesso supportata da “lascienzah” che ci siano delle “razze” e che alcune siano superiori alle altre. Si tratta di un’idea divenuta di gran moda abbastanza recentemente e che ha avuto un impulso non da poco dal darwinismo e, aggiungerei malignamente, dai risultati delle finali dei cento metri o delle maratone. Il secondo invece è il generico epiteto con cui viene bollata ogni idea anche vagamente contraria alla “accogliensssaaa” “sensaseesensamah”, analogamente come il “fascismoh” designa ogni ideologia che si possa astrattamente… Leggi il resto »

apota per legittima difesa

Gentile Tubini, premesso che di genetica non so nulla, Le riporto un fatto che a me ha destato una certa impressione. Il professor Odifreddi, che è un matematico comunista, anticlericale e a favore dei vaccini, quindi il tipo ideale per il nostro tempo (lo dico senza intento né elogiativo né dispregiativo, è solo una constatazione), un giorno ha affermato che a suo avviso gli ebrei aschenaziti erano una razza superiore, e questo lo si poteva evincere guardando al numero di premi nobel conseguiti rispetto al resto della popolazione. Ebbene da quel giorno non è stato più chiamato in nessuna trasmissione… Leggi il resto »

Aurelio

Egr. apota:
Re: “l’argomento razze all’interno della specie umana è tabù”

Dato l’assunto (supra), ho qualche difficoltà a capire come sia possibile “to develop offensive biological warfare weapons with DNA genetic engineering”, visto che siamo tutti uguali.
Qui:
https://greatgameindia.com/transcript-bioweapons-expert-dr-francis-boyle-on-coronavirus/

paride

Dott. Montanari, il conduttore di Radio Studio 54 chiusa con l’accusa di istigazione all’odio razziale mi sembra sostenere che più o meno tutti o almeno la stragrande maggioranza degli africani che arrivano qui sono dei mascalzoni. Forse ho capito male ma a me sembra che il concetto sia quello. Inoltre dice che la maggior parte delle violenze sessuali e non che avvengono in Italia sia opera degli africani. Non ho elementi certi per pronunciarmi ma non mi pare vero. Se poi quello che ha detto Gheri giustifichi la chiusura della radio non so dirlo, se lo stesso metro di misura… Leggi il resto »

Fax

Aggiungerei alla lista anche la versione politicamente corretta di nano: “verticalmente svantaggiato” .___. Detto questo avrei una domanda. E’ una domanda un po’ banale forse ma è probabile che un dottore non lo sappia e si inventi qualcosa, così preferisco chiedere a qualcuno di cui mi fido. Tutte le volte che ci ammaliamo per un virus rimangono poi gli anticorpi per sempre? Col morbillo è così. Con la peste si sa che era così. Ma le cosiddette influenze le prendiamo perché sono virus sempre diversi o perché non rimane una memoria anticorpale? (Credo si chiami così). Infine una curiosità. Il… Leggi il resto »