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Fratelli di taglia

L’Italia continua ad essere un paese che, per molti aspetti, non ha uguali. Sarà per la forma del tutto insolita della penisola, sarà per la differenza marcata dei climi in così pochi chilometri, sarà per la varietà delle civiltà che vi si sono succedute e che, una dopo l’altra, hanno lasciato tesori e cicatrici, sarà per la curiosa forma di democrazia che si è instaurata… Chissà. Sia come sia, l’Italia ha molte particolarità e una di queste è che da noi vanno anche i soldi quadri, come si diceva una volta a Bologna per indicare che chiunque, qui, è in grado di battere moneta. E, a questo proposito, l’Italia è dichiaratamente la Mecca dei piazzisti d’inceneritori di qualsiasi specie si tratti, purché brucino. Il fuoco ci affascina, addirittura c’ipnotizza, e buona testimonianza ne siano i piromani, dai pastori alle farmaciste, che giocano a Nerone lungo lo stivale in questa estate così adatta al gioco. Vendere fuoco, dunque, perché da noi è un articolo che va. Così, come lanzichenecchi, i venditori di “termovalorizzatori” (sempre suggestiva la parola da imbonitore TV), di “dissociatori molecolari” di origine polare, di centrali a turbogas, di torce al plasma e, vivaddio, di centrali a biomassa, non importa quale accezione e quale estensione si voglia attribuire alla parola biomassa, scendono alla conquista della penisola, sicuri che uno straccio di politico, magari verde o ex tale, che si presti a far loro da sponda lo troveranno sempre.

 E costoro, pragmaticamente forti dell’osservazione che noi siamo disposti a cascarci purché ce la raccontino nella maniera adatta, per non avere seccature da parte di chi alla fine deve pagare il conto ci mandano personaggi come un tale ing. Enrico Damiani, “Senior Engineer” svizzero di un’azienda che fa inceneritori. Pardon, per noi termovalorizzatori. Un frequentatore di questo blog mi scrive che nella sua provincia, Benevento, qualcuno, presidente provinciale in testa, sta premendo per costruire due inceneritori a biomasse. Pare, tuttavia, che il progetto incontri resistenze, tante resistenze da aver spinto il presidente, tale Carmine Nardone, anche lui con il cerino in mano, a dimettersi in segno di protesta. Allora, ecco arrivare i lanzichenecchi. Il primo attacco lo porta l’ingegnere elvetico di cui sopra che s’incontra con il nostro lettore e gli svela come tutto quanto dice Lavoisier con il suo assurdo principio di conservazione della massa, tutto quanto sta scritto sui libri di chimica e di fisica e, da ultimo, tutto quanto sostengo io (sì, sono stato onorato da una citazione personale) sono fesserie. “Insomma, questo fantomatico principio sostiene che non è possibile disfarsi della massa di alcunché mentre io (dove io sta per l’ingegnere [ndA]) posso dimostrare che non è vero niente. Prendete un cadavere e bruciatelo (l’immagine è assolutamente sua [ndA]). Vedrete che vi rimangono sì e no due chili di cenere e il resto non c’è più.” Non dubitando dell’esperienza, magari un po’ sinistra, dell’ing. Damiani e non avendo al momento cadaveri a disposizione, provo ad immaginare l’esperimento e non posso che arrendermi. Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris: ricordati che sei polvere e polvere ritornerai, dice il prete. Dunque, anche l’autorità ecclesiastica è d’accordo, come già ebbe modo di confermarci in tutta la sua scienza il cardinale Martino l’inverno scorso. E così, sconfitto con la forza di un esempio Lavoisier (che, del resto, mica era uno scienziato: era laureato in legge!), ecco che il colpo di grazia lo dà uno dei maggiori intellettuali del nostro Paese: Francesco Rutelli. Che ti fa il Piacione? Approfittando della festa dell’UDEUR di Telese, che sta proprio in provincia di Benevento, arriva in pompa magna e dice a proposito delle centrali contestate: “E’ giusto ascoltare tutti, ma non bisogna guardare l’interesse di pochi contro l’interesse di molti.” Qui chiunque potrebbe a buon diritto pensare che lo “statista” abbia capito che noi abbiamo capito che su quegl’impianti poche persone, politici in testa, rapinano i contribuenti e che, dunque, non se ne farà nulla. Almeno per conservare un briciolo di dignità. Invece, no: i falò li vuole anche lui. Ora, senza voler pensare male fino in fondo sospettando che al tepore di quel fuoco si scalderebbe anche lui, o il buon Francesco non ha capito di che diavolo lo stanno facendo parlare (del resto, non sarebbe la prima volta) o non ha il concetto di quantità relativa: molti e pochi. Comunque sia, il nostro vicepresidente del consiglio (ragazzi, Rutelli è vicepresidente del consiglio!) a questo punto incalza: "Se non si farà la centrale a biomasse si ritornerà al medioevo!” E così, in due mosse, dà scacco matto. Che dire? Se un ingegnere (speriamo laureato in Svizzera) ha avuto il suo “pezzo di carta” senza aver capito uno dei principi base della scienza, perché un uomo politico dovrebbe capire che cosa sta dicendo? Dopotutto, l’Italia è sempre andata avanti, magari sobbalzando, ma non di rado brillando, e questo nonostante secoli e secoli di signori rapinosi. Adesso, oltre che rapinosi, li abbiamo anche pericolosamente ignoranti. Io, speriamo che me la cavo.

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