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FAP ovvero i filtri dell’aria fritta

Mentre la scienza viaggia alla velocità di Valentino Rossi, la legge viaggia ancora a dorso di mulo. Così, per valutare quanto inquinamento particolato ci stia nell’aria, noi siamo ancora a pesare quante particellone ci siano in un metro cubo di atmosfera. Queste particellone sono quelle che incidono proporzionalmente di più nella misura in massa del cosiddetto PM10 ma, nei fatti, sono quelle più innocenti se le consideriamo dal punto di vista della loro nocività. O meno colpevoli, se volete. E’ ormai fuori discussione che più la particella è piccola, più è penetrante e, dunque, più è aggressiva per l’organismo, fino ad essere capace di’infilarsi nel nucleo delle cellule, laddove ci sta il DNA, con quali conseguenze non è poi difficile immaginare.

Legislatori, e tecnici-burocrati di conseguenza, a questo concetto non sono ancora arrivati. Così, si continua imperterriti ad eseguire misure che hanno un significato modesto sul piano sanitario e su queste misure si basano tanti nostri comportamenti. Non ultimo quello di dovere usare le gambe, quasi dimenticata doppia propaggine della pancia per molti di noi, quando questi benedetti PM10 superano certe soglie (peraltro stabilite in un modo che con la scienza non ha gran che da spartire) e, per non pagare penali alla Comunità Europea, il comune o chi per lui impone che possano usare i motori a scoppio solo i mezzi pubblici, i taxi, gli handicappati o assimilati, chi viaggia in tre sulla stessa auto, chi viaggia in due su una biposto, chi ha un’auto a metano, chi ha un’auto a gas liquido e chi, vivaddio, ha equipaggiato l’auto con un filtro antiparticolato.

Ma come diavolo funziona questo filtro?

Detto in soldoni, il motore Diesel emette un sacco di polveri inorganiche grossolane che vanno ad aumentare la massa di PM10 e questo è un bel problema, un po’ sanitario, molto legale. Allora, ecco che qualche anno fa i francesi t’inventano un filtro, presto scopiazzato da altri, che, miracolo!, queste polveri le fa sparire. Quasi meglio di un inceneritore che delle leggi della natura si fa un baffo.

Se diamo un’occhiata alle pubblicità di questi aggeggi, vedremo che i produttori si fanno un vanto di ridurre le polveri catturate dalla camera di scoppio a dimensioni “non rilevabili dalle comuni apparecchiature”, vale a dire proprio quelle nanoparticelle che sono ben più maligne delle particellone che uscirebbero dal motore senza filtro. Di fatto, un guaio per la salute. Di fatto, una doppia beffa, perché molte regioni incentivano con il denaro questi dispositivi e dall’altro, al colmo dello scherzo, consentono a chi ha montato il filtro di uscire in auto quando il traffico è vietato proprio a causa del superamento dei limiti di legge per le cosiddette polveri sottili.

Esistono, poi, situazioni particolarmente comiche. A Bolzano, per esempio, si è spinto perché sulle auto Diesel altoatesine venisse montato un filtro antiparticolato non omologato da nessuno e riconosciuto solo a Bolzano. Questo, però, dal 2009 non sarà più considerato valido, con buona pace per chi ci è cascato.

Qualcuno potrebbe chiedersi se siamo matti.

Qualcuno potrebbe rispondere di sì.

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