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Cosa c’entra Dio?


Diciamoci la verità: neanche Gesù vedeva di buon occhio i preti. Leggendo i Vangeli canonici, anche se non in maniera estremamente approfondita, ci si accorge quasi subito che, fra le tante categorie di peccatori, quelli che proprio non andavano giù al Signore, erano gli ipocriti. Sì, è vero, si è molto arrabbiato anche con i mercanti ma solo perchè stavano nel Tempio; se fossero stati fuori, non avrebbero certo suscitato le sue ire. Gli ipocriti dunque e, guarda caso, i farisei, a ragione paragonati a sepolcri imbiancati, erano i preti dell’epoca; quelli che, per intenderci, possedevano le chiavi del Regno, cioè la conoscenza ma che, a causa del loro comportamento, stavano fuori impedendo anche agli altri di accedervi. Sono passati più di 2000 anni, sono cambiate le fogge degli abiti talari e l’architettura dei luoghi di culto ma la musica è sempre drammaticamente la stessa. La Litizzetto potrebbe essere uno degli zeloti dell’epoca e Rutelli, Simon Pietro dopo che il gallo ha cantato tre volte. E, come sempre, la storia si ripete. O siamo noi i ripetenti?

Il clero non ha mai smesso di interferire in maniera più o meno violenta e arrogante nella vita della gente. Disarmato, impedito ad accendere roghi e praticare torture per estorcere chissà quali confessioni, ha continuato imperterrito ad entrare a gamba tesa nelle coscienze della gente.

Le regole della chiesa cattolica sono assolutamente prive della minima forma di compassione. Per i vertici della chiesa, l’uomo, per meritarsi il paradiso, dovrebbe essere una specie di automa senza desideri, senza capacità di pensare né di scegliere e, soprattutto, dovrebbe essere sempre tristissimo e sofferente, perché solo così Dio gli è vicino e lo porta con sé in paradiso. La cosa buffa è che loro, come i colleghi di 2000 anni fa, non sembrano avere alcuna intenzione di seguire questi esempi deleteri.

Le posizioni ecclesiastiche su temi come il divorzio, il celibato dei preti, la contraccezione, l’omosessualità, il matrimonio, le unioni di fatto, il suicidio, l’eutanasia, l’aborto e altri ancora, sono quanto di più disumano e ipocrita ci possa essere al mondo. Un esempio fra i tanti lo abbiamo visto con la morte di Welby per il quale le porte della chiesa sono rimaste sprangate come di fronte ad un criminale. Le ragioni? Lui voleva morire e questo va contro la dottrina ecclesiastica che invece è a favore della vita. Come mai non hanno chiuso la porta in faccia a gente come Bush che ha firmato centinaia di condanne a morte? Quello non è contro la vita?

E i nostri politici che si dichiarano “cattolici praticanti”? I vari Berlusconi, Casini, Bossi che inneggiano ai principi morali del matrimonio tradizionale e sono tutti plurisposati con figli da più di una moglie? A parole sono cattolici, nei fatti sono altro. Chissà se anche a loro viene negata la Comunione. Forse dovremmo cominciare a discernere fra clero e Dio e renderci conto che non solo non sono la stessa cosa, ma non si assomigliano neanche un po’; basta leggere qualche pagina di uno dei tanti Vangeli per rendersene conto e i nostri governanti dovrebbero smetterla di cedere continuamente ai ricatti di questa gente che non ha mai perso il vizio di voler controllare e gestire la vita di tutti. Con le loro scomuniche e minacce di fuoco eterno hanno rovinato la vita di milioni di persone nel corso dei secoli, dimenticandosi che, prima di tutto bisogna dare il buon esempio. Il sacerdote dovrebbe essere colui che funge da collegamento fra l’uomo e Dio ma se escludiamo fari nella notte come don Luigi Ciotti, Alex Zanotelli e pochi altri, di fronte alle parole ed agli atteggiamenti del clero, la gente scappa inorridita oppure rimane prigioniera di uno stato d’animo che vorrebbe scrollarsi di dosso paure e sensi di colpa ma non ci riesce.

Cosa c’entra Dio con tutto questo?

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