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Ma noi non ci saremo

Di 12 novembre 2017 17 commenti

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  • paride ha detto:

    Gentile dott. Montanari, mentre leggevo questo post ascoltavo con un orecchio il TG3 del Veneto, che tornava sulla vicenda di Anna Dukic e dei famigerati filtri antiparticolato dei motori diesel. Dicevano che 3 dirigenti ministeriali andranno a processo per omissione di atti d’ufficio per aver favorito l’immissione nel mercato di questi filtri, montanti obbligatoriamente sulle auto diesel, che, come ha detto il giornalista, si limitano a sminuzzare il particolato prodotto dal motore rendendolo più pericoloso per la salute. Invece l’azienda Dukic ha studiato e realizzato un meraviglioso sistema alternativo per risolvere il problema delle polveri, che consiste nel ridurre la produzione di gas e polveri alla fonte, nel motore stesso. Ora, diceva il TG3, un’università inglese si sta interessando al sistema Dukic, che dalle numerose prove effettuate risulta funzionare benissimo. L’azienda Dukic è stata ostacolata in mille modi e credo che anche questo rientri tra le accuse rivolte ai signori di cui sopra, rinviati a giudizio.
    Alcuni mesi fa parlavo della questione con un conoscente che stava per comprare un’auto diesel, che, come tutte le auto di quel tipo, monta i filtri antiparticolato. Una cosa che mi ha colpito molto è che questa persona, come anche altri con cui ho parlato del problema, pur essendo perfettamente consapevole di tutta la faccenda, non valutato nemmeno per un attimo la possibilità di comprare un’auto a gas, a metano, o a benzina, per questo motivo. Il fatto è che quasi nessuno rinuncia all’auto che gli piace “solo” per quello che esce dal tubo di scappamento. Del resto si sa che nulla c’è di più sacro per l’italiano medio dell’automobile.
    L’umanità è fatta così. Io non dico quello che penso, non esprimo giudizi. Considero i fatti. Dunque, se l’umanità è questa roba, non c’è da stupirsi se quelle 600 famiglie non hanno voluto rinunciare a due pacchetti di sigarette o a 1 pizza “solo” per dare a lei e a sua moglie la possibilità di far sentire la voce di chi difende i loro figli dai veleni che sono contenuti nei vaccini.

    • Stefano Montanari ha detto:

      Di quante prove abbiamo ancora bisogno per certificare la stupidità dell’Homo sapiens? Dell’immondizia che soffoca da anni il “caso Dukic” sono ampiamente al corrente. Addirittura, anni fa io parlai a lungo, nel suo ufficio, con tale dott. Giorgio Orano, sostituto Procuratore a Roma, portandogli prove obiettive e spiegando con semplicità anche a lui, che mi pareva ignorantissimo di chimica e di fisica, per non dire di medicina, di che cosa si trattasse. Non ne uscì assolutamente nulla. Io non sproloquio come fanno i giornaletti di regime, la TV, i funzionari infedeli e i politici d’accatto: io ho dati di ricerca obiettivi MIEI. Eppure, si continua imperterriti a massacrare il popolo bue semplicemente per intascare quattro soldi. Che ci posso fare?

    • Marco ha detto:

      Caro Paride,
      la ditta Dukic vende il proprio dispositivo come omologato (o definendolo in attesa di omologazione) senza che questo sia vero.
      Non ci sono prove sufficienti che il dispositivo funzioni.
      L’omologa è stata rifiutata perché l’attuale normativa prevede che vengano eseguite tre prove in cui il veicolo di partenza deve passare nella classe “Euro” successiva grazie all’installazione del dispositivo.
      Con il Dukic Day Dream è stata eseguita una sola prova (su tre richieste) che non è stata ritenuta valida perché le emissioni del veicolo di prova erano già dentro i limiti della normativa Euro4 (come anche dopo l’installazione del dispositivo.

      Nonostante quanto sostenuto nei comunicati stampa dall’azienda di Dueville per quanto riguarda la prova di durabilità, come per i produttori di filtri antiparticolato, era sufficiente una dichiarazione in cui si dichiarava la volontà di farla.

      Sicuramente sarebbe stato più economico eseguire tutte le prove richieste dalla legge per dimostrare che il dispositivo funzioni piuttosto che spendere tutti quei soldi in avvocati e ricorsi.
      Attualmente il dispositivo resta non omologato e senza sufficienti prove riguardo ai miracoli promessi.

      Perché le case automobilistiche spendono miliardi di euro in ricerca e sviluppo per cercare di contenere le emissioni quando sarebbe sufficiente montare un tubetto magnetico?

      • Stefano Montanari ha detto:

        Mi dispiace che lei perda tempo a parlare di cose che non conosce. Le prove richieste sono del tutto inapplicabili al dispositivo e, dunque, sono ineseguibili perché non si tratta di un filtro ma di altro. A lei tutta la libertà del mondo di esprimersi, ma parlare di ciò che si conosce è sempre più dignitoso di quanto non sia dire sciocchezze.

        • Marco ha detto:

          Le prove richieste sono:
          3 prove in cui vengono misurate le emissioni con e senza dispositivo. Ne stata eseguita una, non valida perché il veicolo rappresentativo già in partenza aveva emissioni rientranti nella classe Euro 4.
          Prova di durabilità, si tratta di percorrere almeno 50.000 km oppure 1000 ore sul banco con il veicolo.

          Lei mi sta dicendo che con quel dispositivo il veicolo non può percorrere la distanza che un’automobilista medio percorre in 3 anni?
          Nel caso dei filtri il test serve anche per verificare l’accumulo di particolato, nel caso Dukic non dovrebbe presentarsi nessun accumulo quindi non vedo il pericolo.

          Purtroppo la normativa è uguale per tutti, non vedo perché se la ditta Dukic è così sicura dell’efficacia del suo misterioso dispositivo debba rifiutarsi di effettuare le prove.

          ps: per la verifica di durabilità non era nemmeno necessario presentare i risultati, ma solo certificare che si ha intenzione di farla.

  • paride ha detto:

    So bene che lei conosce la vicenda Dukic meglio di me. L’ho riassunta per sommi capi per eventuali lettori del blog che non ne fossero al corrente. C’è comunque un piccolo dato positivo da rilevare: sembra che qualcosa si stia muovendo sul fronte giudiziario. Lo dico con molta amarezza, pensando al fatto che da circa una decina d’anni le auto diesel montano i dannosi filtri antiparticolato, mentre se avessero montato il dispositivo Dukic ora avremmo un ambiente molto meno inquinato e anche automobili che funzionano meglio, da quanto è stato illustrato in una puntata di Report dello scorso anno.
    A volte mi pare che l’uomo di oggi sia molto simile a quei selvaggi che si facevano incantare da qualche specchietto luccicante, in cambio del quale regalavano il loro territorio e le loro vite a quelli che li avrebbero presto sterminati. Tra gli specchietti di oggi ci sono certamente le automobili che vanno a 200 all’ora (dove poi, visti i li limiti di velocità?), piene di inutili apparati tecnologici che le rendono dei costosi videogiochi per i quali gli italiani sono ben felici di sacrificare buona parte del loro stipendio. Tempo fa leggevo un interessante articolo che parlava delle auto elettriche. L’autore invitava a riflettere sul fatto che affinché si diffonda questo tipo di auto,e affinché ciò sia davvero un beneficio per l’ambiente, occorre che le persone si abituino a pensare all’auto in termini più oggettivi e razionali. Oggi infatti usiamo auto che hanno prestazioni del tutto inutili, in quanto incompatibili col codice della strada, che hanno dimensioni molto spesso assai superiori ai nostri reali bisogni, che contengono apparati tecnologici inutili o comunque non indispensabili. Tutte queste cose si traducono in un costo per le nostre tasche e in un danno per l’ambiente e la salute. Eppure ormai sono sentite come irrinunciabili. Credo che molte persone correlino il loro senso di felicità molto più al fatto di avere nel garage una bella macchina con molti cavalli che al fatto di respirare aria pulita.

    • Stefano Montanari ha detto:

      Sì, ma che soddisfazione intima superare la Bianchina di Fantozzi rombando e schizzando un po’ di tutto ! Per il resto, sia chiaro: io con il dispositivo Dukic non ho nulla a che fare e mi limito a constatare quello che risulta inconfutabilmente dalle MIE analisi sul filtro antiparticolato. Il resto, tra politica, burocrazia, magistratura e “informazione”, è solo tragica comicità.

      • Marco ha detto:

        Gent.le Dott. Montanari,
        lei giustamente si è espresso solo per ciò che la compete come le sue analisi di ciò che esce dai filtri antiparticolato.
        Però avrei una domanda per lei riguardo a Dukic, sul sito ed in alcuni comunicati la ditta parla di “polverizzazione molecolare”, lei sa di cosa si tratta?
        Io non ne ho trovato traccia ne in internet ne nella letteratura scientifica.

        • paride ha detto:

          Gentile sig. Marco,
          la trasmissione Report ha dedicato un ampio servizio alla vicenda Dukic e ai filtri antiparticolato. La invito a guardarsela. Le prove effettuate su alcuni veicoli prima e dopo il montaggio del dispositivo Dukic davano risultati inequivocabili. Sempre che lei non ritenga che Report fosse in combutta con la ditta Dukic e abbia falsificato i dati.
          Che i filtri antiparticolato siano una pura follia mi sembra difficile negarlo: trattengono le polveri prodotte dal motore per poi bruciarle, riducendole in particolato più fine e più pericoloso per la salute. Resi obbligatori, questi affari sono un bell’affare per chi li produce e ciò spiega molte cose. Poi quanto interessi davvero alle case automobilistiche la questione ambientale penso sia stato ben dimostrato dalla vicenda delle centraline truccate per aggirare i controlli sulle emissioni. Ecco, per studiare quel bel sistema le case dell’auto si sono certamente molto impegnate.
          Dalla puntata di Report e da un analogo servizio della trasmissione “Le Iene” ricordo che fu spiegato come la cosiddetta “prova di durabilità” necessaria per omologare il dispositivo sia stata pensata su misura per i filtri antiparticolato e non sia tecnicamente applicabile a un dispositivo, come quello Dukic, che mira a ottimizzare la combustione per ridurre la produzione di polveri all’origine e non a trattenere in qualche modo le polveri una volta prodotte.
          Le sue informazioni scientifiche sul dispositivo Dukic mi sembrano attendibili come la sua grammatica. Si scrive “né”, con l’accento.

          • Stefano Montanari ha detto:

            Siamo nel 2017 e chi ha successo ora dispone della capacità di esprimersi a ruota libera su argomenti a lui/lei ignoti. Dunque, non meravigliamoci se non è solo la politica o la cosiddetta informazione a sparare fesserie ma è anche il popol bue che tanto si prodiga per mantenere i suoi carnefici.

          • Marco ha detto:

            Gent.le sign. Paride,
            intanto mi scuso per il refuso, volevo scrivere “ne è” (ne senza accento).

            Purtroppo nella trasmissione Report ci sono solo i dati riguardo l’opacità dei fumi, ma non quelli relativi alla quantità di particolato.

            Io mi riferisco ai risultati dell’unica prova effettuata ai fini dell’omologazione.
            Un Mercedes Vito omologato Euro 3, senza dispositivo 0,029 g/km di particolato, con 0,024. Entrambi i valori rientrano nella fascia Euro 4.
            Nei ricorsi della ditta Dukic è emerso che qualche mese prima lo stesso veicolo aveva registrato un valore di 0,042 g/km. Sarebbe interessante sapere come sia stato ottenuto questo abbassamento senza nessun filtro e nessun dispositivo.

            Nonostante ciò che sostiene l’azienda attraverso la trasmissione Le Iene (che ricordiamo per i tumori curati con la dieta alcalina o con il veleno di scorpione omeopatico, per il caso Stamina e per l’automobile ad acqua) la verifica di durabilità consiste semplicemente nell’usare il veicolo per 50.000 km o farlo andare per 1.000 ore sul banco. Per quale motivo sarebbe impossibile eseguirla con il dispositivo Dukic?
            Nel caso dei filtri alla fine del test viene verificato l’eventuale accumulo di particolato per vedere se il dispositivo è ancora efficace, nel caso Dukic non ci dovrebbe essere alcun accumulo.

            Resta il fatto che Dukic Day Dream vende i propri dispositivi come omologati e liberamente installabili.
            Soprattutto se il dispositivo funzionasse veramente come promesso si tratterebbe di una modifica alle caratteristiche costruttive del veicolo. Questo significa che è necessario ottenere il nulla osta della casa costruttrice del mezzo ed in seguito aggiornare la carta di circolazione.

            Visto che lei mi sembra così ben informato sulla vicenda, le rivolgo alcune domande:
            – a detta di Mirco Eusebi, che proponeva il tubo Tucker, il dispositivo brevettato dal marito della sua ex collaboratrice Anna Dukic sarebbe identico al suo. Visto che questo si è rivelato una truffa, cosa distingue il dispositivo Dukic dal Tucker?
            – cos’è la “polverizzazione molecolare” che dovrebbe essere alla base del funzionamento del dispositivo?
            – perché un’azienda di Dueville (VI) si è rivolta al centro prove di Bari (diretto da un amico personale della sign.ra Dukic) e non a uno più vicino?
            – perché ill veicolo usato dalla ditta di Dueville ha visto una sensibile riduzione delle emissioni prima dell’installazione del dispositivo?
            – cosa impedisce di ripetere le analisi tre volte come previsto dalla normativa?
            – cosa rende impossibile far fare 50.000 km ad un veicolo con il dispositivo Dukic installato?
            – perché nessuna casa automobilistica si è mai dimostrata interessata ne al dispositivo Dukic ne ai tanti apparecchi simili presenti sul mercato?
            – perché il dispositivo, benché non liberamente installabile, continua ad essere venduto e pubblicizzato sul mercato?
            – sulla base di cosa lei definisce “obbligatorio” il filtro antiparticolato?
            Le norme prevedono determinati limiti per le emissioni, che le case automobilistiche le raggiungano con dpf, fap, adblue, motori ibridi o altro è a discrezione del costruttore.

            • Stefano Montanari ha detto:

              Ma io che c’entro? Si rivolga all’azienda.

              • Marco ha detto:

                Dott. Montanari,
                anche se le mie domande erano rivolte a Paride che mi sembrava ben informato sulla vicenda…
                Touché! Non poteva dare risposta migliore, anche se dubito che avrei comunque le risposte alle mie domande.

                Invece riprendendo la questione principale del post, a lei sembra che le sue ricerche abbiano avuto sufficiente attenzione?

                • Stefano Montanari ha detto:

                  Come ho detto innumerevoli volte, a differenza degli uomini(?) di successo, io parlo solo di ciò che conosco e di ciò che mi compete. Quanto alle ricerche di mia moglie e mie, queste hanno avuto un’enorme risonanza a livello mondiale, tanto che si è scatenata una guerra senza quartiere condotta da ometti ridicoli e da Big Pharma che, tra le altre azioni squallide, da mesi sta cercando di cancellare il nostro articolo che riporta le analisi sui vaccini.

            • paride ha detto:

              Gentile sig. Marco,
              cominciamo dalla grammatica. Lei ha scritto: “Io non ne ho trovato traccia ne in internet ne nella letteratura scientifica”. Ora scrive “mi scuso per il refuso, volevo scrivere “ne è” (ne senza accento)”. Nella sua prima frase che ho citato se lei scrivesse “ne è” al posto di “ne” otterrebbe un’espressione senza senso. Le faccio anche notare che lei, in quest’ultimo commento, ricade nell’errore, scrivendo “perché nessuna casa automobilistica si è mai dimostrata interessata ne al dispositivo Dukic ne ai tanti apparecchi simili presenti sul mercato?”
              Nel merito della questione vedo che lei è molto più documentato di me su molti particolari. Io non so proprio nulla del modo in cui si svolga la prova di durabilità. Mi sono limitato a riferire quanto è stato illustrato dalla trasmissione Report e cioè che la prova di durabilità è volta a misurare la capacità del dispositivo di trattenere le polveri, cosa che il dispositivo Dukic non fa. Quindi è una prova che il dispositivo Dukic non è in grado di superare. Report fece vedere anche la testimonianza di un’azienda che aveva montato questo dispositivo sui mezzi utilizzati dai suoi operai traendone grande vantaggio. A me sembra che Report sia una trasmissione abbastanza affidabile e autorevole, anche se pure io, in qualche loro servizio, ho trovato alcune pecche. Non escludo a priori che lei possa avere ragione e penso anzi che mantenere la mente aperta al dubbio sia la cosa giusta da fare se si vuole capire la realtà. Quindi faccio tesoro di quanto lei sostiene e lo terrò presente se avrò modo di sentire altre trasmissioni che si occuperanno della faccenda o di leggere altre notizie in merito.
              Solo sulla questione dell’obbligatorietà dei filtri antiparticolato mi sento di dirle che trovo piuttosto difficile dubitare del fatto che siano obbligatori, visto che sono montati su tutte le auto diesel. Ho sentito varie persone lamentarsi dei problemi creati al motore della loro auto da questi filtri e Report fece vedere come sia molto diffusa la pratica abusiva e illecita di bucarli per renderli inoperanti al fine di risolvere questi problemi. Il mio stesso meccanico mi ha confermato che le cose stanno in questi termini. Dunque penso proprio che vengano montati solo perché obbligatori, dato che creano solo problemi. Se poi lei considera la stupidità del principio che li governa (trattengono le polveri e quando sono pieni le bruciano e le buttano fuori in forma più sottile e quindi più dannosa) capirà che è difficile non sospettare che ci sia qualcosa di torbido in tutta questa storia.

              • Stefano Montanari ha detto:

                No: è inutile. Dopo aver ripetuto per l’ennesima volta che io non ho nulla a che fare con il dispositivo Dukic e che, da quanto risulta dalle nostre indagini del tutto indipendenti e prive di qualunque conflitto d’interessi (a meno che non siamo dei masochisti incalliti), i filtri antiparticolato che sono obbligatori sui veicoli Diesel sono a dir poco assurdi, aggiungo che solo un idiota o qualcuno che a fare l’idiota abbia interesse può pensare di applicare al sistema Dukic le prove richieste ai filtri se non altro perché il Dukic filtro non è e funziona su principi del tutto differenti. Insomma, sarebbe come chiedere a una rondine di nuotare i 100 metri in stile libero e, per soprammercato, pretendere che lo faccia sotto il minuto perché la Pellegrini lo fa. Quanto c’impieghi la Pellegrini a volare a cento metri da terra sulla stessa distanza, però, non è nei pensieri di nessuno. Mi rendo conto che oggi, grazie ad un malinteso (e perverso) concetto di democrazia, chiunque si sente in diritto di pontificare su qualunque argomento, e mi rendo pure conto che questa è una delle chiavi del successo dei tempi correnti. Comunque, come già accadde per tanti prodotti e dispositivi miracolosi per volere di legge, prima o poi i filtri antiparticolato saranno abbandonati. Ma stiano tutti sereni: come sempre, tutti coloro che li hanno progettati, venduti e addirittura resi obbligatori, non avranno nulla da temere e la faranno pacificamente franca. Vedi, tra i tanti altri esempi, quello dell’amianto.

        • Stefano Montanari ha detto:

          Io ho la pessima abitudine, quella che contrasta con i tempi che stiamo vivendo e che fa di me un uomo di sicuro insuccesso, di parlare solo di ciò che conosco. Quindi, ahimè, non so risponderle.

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